Da ex «fiat di olbia» a compagnia in liquidazione

Sardegna in rivolta dopo lo stop di Air Italy

Con la liquidazione a rischio 1.200 posti (550 nell'isola)e la perdita dei collegamenti

di Davide Madeddu

Con la liquidazione a rischio 1.200 posti (550 nell'isola)e la perdita dei collegamenti


3' di lettura

Un fulmine a ciel sereno ma con un effetto da terremoto. Capace di tenere in bilico 1.200 posti di lavoro e far tremare la programmazione della stagione turistica del nord est sardo. L'avvio della liquidazione di Air Italy apre uno scenario definito dal mondo imprenditoriale, da quello sindacale e dalle istituzioni «molto preoccupante». Perché, nonostante le prese di posizione e l'annunciato interesse di Ryanair, a fare i conti con gli effetti del processo di chiusura, giunto mentre da più parti si cercavano strumenti per definire il bando sulla continuità territoriale, a fermarsi è tutto un sistema. Che non è solo produttivo, ma di collegamenti tra l'isola e il resto d'Italia. I primi a fare i conti con la liquidazione sono i 1.200 lavoratori distribuiti tra Olbia (550) e Milano. «Questa decisione ha colto tutti di sorpresa. Ora è necessario affrontare però quella che definiamo una situazione di emergenza - dice Arnaldo Boeddu, segretario regionale della Filt trasporti - perché all'interno di questo gruppo ci sono competenze e professionalità che rischiano di essere cancellate da un momento all'altro. A Olbia ci sono tecnici aeronautici con alta specializzazione. Con la cessazione dell'attività si ritroverebbero in giro o costretti ad andare a lavorare all'estero. Senza dimenticare poi che per il centro gallurese Air Italy ha, più o meno lo stesso valore che ha la Fiat per Torino». E poi, come argomenta il sindacalista, il valore sociale perché «questa è una porta verso il resto del continente - prosegue-. Agli stipendi dobbiamo sommare le competenze, il valore economico e culturale che è cresciuto nel corso degli anni, ma anche il ritorno in immagine per il territorio e l'intera regione». La preoccupazione non risparmia gli operatori del settore turistico. Per Paolo Manca, presidente di Federalberghi, si apre uno «scenario disastroso per la Sardegna e la Gallura». Il manager spiega che «alla luce delle incertezze sui collegamenti per la Sardegna i principali tour operator si stanno disimpegnando dagli accordi con molte delle nostre strutture». Il sindaco di Olbia Settimo Nizzi affida la sua posizione a una lettera aperta inviata ai lavoratori in cui annuncia vicinanza e impegno per trovare una soluzione. «Faremo di tutto per evitare che la situazione si concluda nel modo prospettato e non vi lasceremo mai soli -scrive -. Appena appresa la notizia abbiamo sollecitato la convocazione di un tavolo di concertazione politico alla Regione Sardegna e pregato il ministero dei Trasporti di intervenire per scongiurare questa catastrofe». La salvaguardia dell'occupazione dei lavoratori e la tutela dell'economia turistica della Gallura sono le «priorità imprescindibili» per la Regione. Il presidente Christian Solinas annuncia di aver chiesto un incontro con i vertici della compagnia aerea per «conoscere i reali motivi che hanno portato l'azienda in una situazione di sofferenza e disimpegno la cui liquidazione rappresenterebbe un duro colpo per il territorio gallurese e per tutta la Sardegna. Ma vogliamo anche conoscere il perché non sono state portate avanti tutte le iniziative per evitare la crisi». Dalla Cgil arriva la proposta del segretario regionale che chiede l'intervento della Regione Sardegna e della Lombardia. C'è poi da definire la questione “continuità territoriale” . Ossia la convenzione che consente l'emissione di biglietti a tariffa calmierata in cambio di compensazioni economiche. Una partita che vale circa 90 milioni di euro ma che deve essere ancora definita con la predisposizione e pubblicazione di un bando. Procedura ancora da definire e per cui si annuncia una dilatazione dei tempi.

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