sviluppo bloccato

Sardegna, sul tavolo di Solinas dossier industriali per 3 miliardi

di Davide Madeddu


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3' di lettura

Dall’energia alla metallurgia, passando per la chimica verde, le infrastrutture e trasporti. Pratiche in corso, con tempi lunghi e investimenti che complessivamente sfiorano i 3 miliardi di euro. Sono i dossier che, con la proclamazione degli eletti, finiranno sul tavolo del neo governatore Christian Solinas e sui banchi del Consiglio regionale della Sardegna. Progetti presentati, in alcuni casi da tempo, che però non riescono ancora ad arrivare a una soluzione. Oltre ai capitoli citati, resta poi latente la questione degli allevatori: l’accordo raggiunto con la definizione di un prezzo di acquisto di 74 centesimi al litro per il latte caprino non ha del tutto placato le proteste di un settore in sofferenza, che conta 12mila realtà e circa 50mila addetti.

Metallurgia
La vertenza che da anni aspetta soluzioni è quella che riguarda il futuro dell’ Eurallumina , azienda controllata dalla Rusal e primo anello della filiera dell’alluminio. Ferma dal marzo del 2009 ha poi presentato un progetto per il riavvio della produzione. Il piano, che prevede investimenti per circa 200 milioni di euro e nel corso degli ha subito una serie di modifiche, aspetta ancora l’ultimo via libera regionale. L’ultima riunione della Giunta Pigliaru si è chiusa con un aggiornamento. Il versante alluminio ha da risolvere un’altra questione: quella dei lavoratori ex Alcoa , non assunti da Sider Alloys e alle prese con gli ammortizzatori sociali scaduti. Due settori che valgono, dal punto di visti degli investimenti, oltre 300 milioni di euro.

Energia
A legare l’intero sistema produttivo dell’isola, unendo sia il settore metallurgico del sud Sardegna alle nuove opportunità di sviluppo della Sardegna centrale, continuando con gli altri insediamenti produttivi che potrebbero nascere nel nord (legati sopratutto ai bandi per le zone svantaggiate), è la questione energetica . Perché, se per un verso è necessario fare i conti con la decarbonizzazione, fissata per il 2025, per un altro verso, come rimarcano da più parti sia i rappresentanti del mondo delle imprese, sia quelli delle organizzazioni sindacali, non ci sono soluzioni per gestire la cosiddetta transizione tra lo stop all’utilizzo del carbone e il via libera a quello delle rinnovabili.

Metano
Vale complessivamente un miliardo e mezzo il programma di metanizzazione dell’isola. Il progetto è ora in stand by. Il programma di interventi prevede 450 milioni di euro di investimenti per la costruzione della dorsale (le tubature che devono collegare il nord al sud dell’isola), a cui si devono aggiungere poi le opere per la rete, i 404 chilometri di tubi per collegare i 38 bacini di distribuzione e i depositi costieri. Un’opportunità, come rimarcato da più parti giacché l’assenza del metano (a ribadirlo sono i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e industriali ma anche quelle istituzionali) «genera diseconomie per 430 milioni di euro l’anno».

Infrastrutture
Non meno importante la questione viaria. È cronaca di qualche giorno fa, infatti, la manifestazione delle organizzazioni sindacali sulla statale 131 per protestare contro i ritardi che riguardano lo sblocco dei cantieri e la necessità di «sbloccare oltre cento opere in stallo».

Chimica verde
Resta poi da sciogliere il nodo chimica verde previsto per il nord ovest della Sardegna. Il programma, legato ai protocolli siglati in passato, prevedeva investimenti per circa 700 milioni di euro.

Trasporti
All’attenzione del nuovo esecutivo anche il sistema dei collegamenti interni all’isola (in alcune tratte ferroviarie si viaggia ancora su un solo binario) e quelli con la penisola.

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