festival “bianco e nero”

Sardegna, terra di argonauti: le storie di chi è tornato

Gente che è andata in tutto il mondo a testimoniare la bellezza dell’isola. Terra di persone emigrate portando in Continente e nel globo energie vitali. Giovani leve che hanno anche sottratto futuro all’isola, ma che a volte sono ritornati per trasferire l’esperienza nel territorio

di Nicoletta Cottone


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3' di lettura

Sardegna, terra di argonauti. Terra di gente che è andata in tutto il mondo a testimoniare la bellezza dell’isola. Terra di gente che è emigrata portando in Continente e nel globo energie vitali. Giovani leve che hanno anche sottratto futuro all’isola, ma che a volte sono ritornati per trasferire nel territorio l’esperienza acquisita all’estero. Il festival “Bianco e nero”, diretto da Maria Dolores Picciau, dal 6 al 10 novembre a Cagliari, racconta le storie degli argonauti dell’altrove, dei sardi alla scoperta del mondo. Delle impronte lasciate oltre i confini dell’isola nel mondo dell’arte, della cultura e dell’ambiente. Reading, interviste, percorsi guidati, contest, mostre e laboratori per studenti. Ma anche installazioni che raccontano territori e ambiente.

Le voci dei sardi
Al centro il tema della migrazione dove aerei, treni e navi sono i simboli di una regione che si sta spopolando, ma sono anche simbolo di una scommessa e di un’opportunità che molti sono riusciti a cogliere. C’è la voce di chi è partito e non è più tornato e quella di chi, dopo aver guardato altrove, è tornato in Sardegna, scommettendo sul territorio. La voce, fra le altre, del direttore del padiglione Italia della Biennale d’architettura 2020 Alessandro Melis, del regista Antonello Grimaldi, della sindacalista Daniela Piras, del costumista Alessandro Lai, della designer Carolina Melis. E per i più golosi, Luigi Pomata, lo “Chef del tonno” di Carloforte, patria del tonno rosso. Celebre al grande pubblico per la cultura sarda che porta a “La Prova del Cuoco” su Rai Uno. Viene da una famiglia che opera nella ristorazione da ben tre generazioni. «Non credo nel Dna, ma nella passione», ha spiegato. Una passione e una curiosità che lo ha portato da giovanissimo all’estero, da New York a Londra, a lavorare con celebri chef. E poi nelle case degli italiani, dagli schermi della Rai. E questo non gli ha impedito di tornare nella sua isola e dare lavoro a 30 persone.

Dalla metafora degli argonauti alla realtà del territorio
«Questo festival – ha sottolineato Maria Dolores Picciau - partendo dalla metafora degli argonauti, eroi alla ricerca del vello d’oro, vuole raccontare i sardi che quel vello lo hanno conquistato lasciando l’isola, andando per mare, attraversando il Continente. Il loro è un racconto pieno di speranza per gli oltre tremila giovani sardi che nel 2018 sono emigrati dalla Sardegna». L’assessore comunale alla Cultura di Cagliari, Paola Piroddi, ha ricordato che «andare fuori, lasciare la Sardegna deve essere una scelta, non una costrizione».

La mostra di Satta
Il Festival ospita anche la mostra “La forma e la mente” di Vincenzo Satta, oltre 70 opere su carta realizzate dal pittore nuorese in quaranta anni di attività, un immaginario variegato, animato da un turbinio di filamenti che somigliano a grafie e seguono il ritmo di una melodia. E poi il progetto di riqualificazione ambientale di Cagliari, con il completamento del museo all’aperto della città, con murales nel quartiere San Michele e nuove installazioni permanenti nel parco degli Anelli del quartiere Sant’Elia. Obiettivo: ripensare il territorio.

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