Agenzia sarda delle entrate

Sardegna, via libera al bilancio dell’Ase

di Davide Madeddu


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(Imagoeconomica)

2' di lettura

L'obiettivo è far sì che i tributi destinati alle casse della Regione evitino il viaggio Cagliari-Roma-Cagliari, ma rimangano in Sardegna. Questo uno dei risultati che l'Ase, l’agenzia sarda delle Entrate, istituita con legge regionale nel 2016, intende raggiungere. La struttura è, ora, pienamente operativa. Dopo la nomina del direttore generale, la sentenza della Corte costituzionale (aveva dato ragione alla Sardegna contro il ricorso dello Stato sulla legittimità) ora l'approvazione del bilancio da parte della Giunta regionale. Un passo fondamentale che dà il via libera alla pianta organica e quindi alle assunzioni del personal e.

Primo passo per reclutare il personale necessario per il funzionamento del nuovo organismo la mobilità interna. Poi si prosegue con i concorsi per gli esterni. Non un doppione dell’agenzia delle Entrate nazionale ma, come argomenta Raffaele Paci, vice presidente e assessore regionale al Bilancio e programmazione «uno strumento importante per il controllo fiscale complessivo, essenziale per la nostra regione». L'esponente dell'esecutivo poi spiega. «Parliamo di gestione accentrata dei tributi regionali propri, controllo sui tributi di spettanza regionale derivati e devoluti, coordinamento della riscossione del sistema Regione per evitare spezzettamenti e sovrapposizioni, supporto alla finanza locale e monitoraggio del sistema fiscale regionale».

Primo passo? «Il calcolo preciso delle nostre spettanze, grazie a un monitoraggio costante e a una trattativa paritaria fatta da addetti specializzati direttamente con Roma. In prospettiva puntiamo al riversamento diretto nelle casse regionali dei tributi erariali compartecipati, un passaggio già previsto dalle norme di attuazione, che richiede un accordo con lo Stato già avviato».

A spianare la strada all'Ase la sentenza della Corte costituzionale che lo scorso ottobre aveva dato ragione alla Sardegna contro il ricorso dello Stato sulla legittimità dell'agenzia. «La Corte aveva richiamato lo Stato al dovere della trasparenza e della massima condivisione sui tributi dovuti alla Regione, perché se non lo facesse ne comprometterebbe l'autonomia - argomentano alla Regione -. I giudici avevano sottolineano che se ci fosse stata la dovuta chiarezza sulle somme da versare nelle casse della Regione, la vertenza entrate durata oltre dieci anni e chiusa nel 2016 dall'attuale Giunta con le norme di attuazione, non sarebbe mai esistita».

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