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Sardegna, via libera ai lavori del maxi-gasdotto dell’isola

Via libera ambientale al metanodotto del sud della Sardegna, il primo per un’isola che continua a marciare a tutto carbone e a tutto petrolio

di Jacopo Giliberto e Davide Madeddu

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Via libera ambientale al metanodotto del sud della Sardegna, il primo per un’isola che continua a marciare a tutto carbone e a tutto petrolio


3' di lettura

Via libera ambientale al metanodotto del sud della Sardegna, il primo per un’isola che continua a marciare a tutto carbone e a tutto petrolio. Il progetto di dare gas alla Sardegna è della Snam con la Società Gasdotti Italia e vale 1,2 miliardi. Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, appena rinnovata la commissione di valutazione d’impatto ambientale ha firmato il decreto di Via che era pronto da un anno. Mancano ancora il parere dei Beni Culturali e l’autorizzazione finale dello Sviluppo economico.

Un’isola a carbone e petrolio

La Sardegna brucia a mille carbone e petrolio. Ed è un prodotto petrolifero delle raffinerie anche il Gpl (gas di petrolio liquefatto) che si distribuisce nelle reti locali di gasdotti urbani di alcune città sarde. Cominciano ad apparire da alcuni mesi anche piccole reti alimentate con metano liquido che viene rigassificato in depositi locali di Gnl (gas naturale liquefatto) importato con navi metaniere. Saranno proprio le grandi navi metaniere a rifornire la Sardegna. Era sfumato il progetto Galsi proposto anni fa dall’Edison (con l’algerina Sonatrach, l’Enel, la Hera e la finanziaria regionale sarda Sfirs) per posare una conduttura fra Kudiat Draouche (in Algeria a est di Annaba) e Porto Botte, non lontano da Sant’Antioco.

I grandi rigassificatori per alimentare la tubazione con navi metaniere potrebbero essere a Oristano e Cagliari.

Il progetto si divide in due sezioni. La Dorsale Sud appena approvata percorrerà il Campidano per collegare Cagliari e Oristano. La Dorsale Nord, non ancora approvata, da Oristano arriverà a Sassari. Linee secondarie raggiungeranno i diversi centri abitati.

Il Via libera

Il via libera ambientale era pronto il 27 settembre scorso quando la commissione Via aveva concluso 105 pagine con un parere positivo «a condizione che si ottemperi alle seguenti condizioni»; seguiva un elenco di 25 prescrizioni per ridurne l’impatto ambientale.

il lavoro sarà coordinato dalla joint venture Enura partecipata da Snam e Sgi. In origine la Società Gasdotti Italia e la Snam avevano presentato in modo autonomo due progetti gemelli e concorrenti; è stato chiesto loro di unificarli in un investimento comune e unitario.

I dettagli tecnici

Il progetto prevede la posa di una rete di tubature lunga 583 chilometri alimentata dai rigassificatori di approdo. In breve dovrebbe entrare in funzione il deposito di Higas a Oristano, dove sono in corso anche i progetti Edison e Ivi. A Cagliari è bloccato da ricorsi il progetto da 120 milioni proposto da Sardinia Lng, partecipata da Isgas, Cosin e Vitaly (controllata in quote paritetiche da Vitol e Comoil).

La condotta del gas è d’acciaio con diametro di 650 millimetri e può sostenere portate elevate anche in previsione di un futuro passaggio all’idrogeno. Il tubo sarà interrato a un metro e mezzo di profondità lontano da aree di espansione urbanistica.

Dubbi e pareri

Probabilmente servirà denaro pubblico per rendere economicamente attivo un investimento importante mirato a un bacino ristretto di clienti e 1,6 milioni di abitanti in una regione che fa opposizione feroce contro molti progetti di energia rinnovabile.

Contrarie all’opera diverse associazioni ecologiste, come il Wwf che si basa su un documento del Politecnico di Milano per dire che la Sardegna può rinunciare a carbone e petrolio senza passare per la transizione del metano.

Come dice il presidente di Confindustria Sardegna Maurizio De Pascale, «ci sono i progetti, ci sono le autorizzazioni, non è mai stata fornita una motivazione a questa opposizione a questa regione che sta cercando di rialzarsi. In questo momento è impensabile che si possa negare alla Sardegna questa opportunità».Per De Pascale «privarsi oggi di un’infrastruttura che domani potrebbe essere la manna dal cielo viene sempre più difficile da comprendere».

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