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Sarri, è l’ora dell’addio: perché il mister-bancario non ha convinto gli juventini. E adesso tocca a Pirlo

Juve fuori dalla Champions, salta la panchina dell’allenatore e adesso si apre il toto-nomi: Inzaghi, Zidane o Pochettino?

di Dario Ceccarelli

Champions, Sarri: "Usciti per il brutto primo tempo di Lione"

Juve fuori dalla Champions, salta la panchina dell’allenatore e adesso si apre il toto-nomi: Inzaghi, Zidane o Pochettino?


4' di lettura

Aggiornamento: con un tweet, la Juventus ha annunciato che Andrea Pirlo è il nuovo allenatore:



Curioso destino quello degli ultimi allenatori bianconeri: vincere lo scudetto, ma non essere considerati “allenatori da Juventus”. È successo ad Antonio Conte, a Max Allegri e adesso, come da pronostico, nonostante le inutile conferme dirigenziali dopo la conquista del nono scudetto consecutivo, è il turno di Maurizio Sarri, esonerato con tutti i crismi dell’ufficialità dopo il fatal Lione con l’uscita agli ottavi dalla Champions. Un’onta troppo pesante per una società che su un sogno europeo aveva costruito ogni suo progetto per il futuro.

Lo scudetto non basta

Si poteva sopportare, nonostante i mugugni della maggioranza dei tifosi bianconeri, l’assenza dell’oggetto del desiderio, quel famoso “bel gioco” da tutti agognato ma sempre svaporato in nome di un pragmatismo che, alla luce dei fatti, non ha dato neppure quei risultati tanto ambiti dalla società. Il problema che, oltre al gioco mai quasi visto, non è arrivato (scudetto a parte, ma a Torino è il minimo sindacale) nient’altro.

Niente Coppa Italia, niente Supercoppa, niente Champions, per giunta svanita a metà strada. Troppo per la Juventus, troppo per Andrea Agnelli, troppo per un ambiente che non ha più un vero avversario interno (l’Inter pur seconda, non è mai stata all’altezza dei bianconeri) con cui veramente misurare le proprie ambizioni. Non sorprende questo esonero. Non sorprende perchè questa è la legge non scritta che vige nella Real Casa bianconera. Già nel post partita con il Lione, Andrea Agnelli aveva fatto intravedere che le cose si mettevano male per Sarri: «Il bilancio è agrodolce. È stata una stagione difficilissima, abbiamo ottenuto un grande risultato con il nono scudetto consecutivo, ma in Champions è deludente. Perché se prima avevamo un sogno oggi abbiamo un obiettivo e uscire ci deve lasciare delusi. Ci prenderemo qualche giorno per valutare la stagione e fare le riflessioni per avere un’analisi completa».

Lo psicodramma bianconero

Invece è bastato un giorno per uscire dall’equivoco. In effetti passare da “un sogno” a un banale obiettivo non è da Juventus, e soprattutto non è possibile quando la massa dei tifosi, e tutto l’ambiente bianconero, preme per avere un colpevole su cui far ricadere la Grande Frustrazione per quello che sarebbe potuto essere e invece non è stato. Basta andare sui social per rendersi conto del grande psicodramma juventino. Con tutti quegli sfottò, che ormai fanno parte del lessico calcistico italiano, che gettano sale sulla piaga di un dominio mai completo: voi vincete in Italia perchè siete favoriti dal Grande Potere, ma quando poi andate in Europa, dove si deve veramente dimostrare di che pasta si è fatti, ogni volta finite travolti. E via con gli sfottò che sono un ovvio segno di sudditanza, ma che ben riflettono la situazione del calcio italiano, privo al momento di veri antagonisti alla “dittatura” bianconera.

I candidati alla panchina

Ora naturalmente si guarda al futuro. Mentre sembra che sia riconfermato Fabio Paratici, il capo dell’area sportiva (ma anche su di lui e su Pavel Nedved la fiducia è al minimo storico) si fanno già i nomi dei candidati alla successione di Sarri. Il primo nome della lista (quindi troppo scontato) è quello di Simone Inzaghi, tecnico ormai al top pur non avendo ancora un collaudato prestigio internazionale. L’alternativa sarebbe Mauricio Pochettino, l’allenatore argentino ormai libero dal contratto con il Tottenham. Ma Pochettino, nonostante il nome, è molto esoso. E pretende un contratto da almeno 10 milioni all’anno. Inzaghi sarebbe più a buon mercato, ha naturalmente una maggiore conoscenza del calcio italiano. ma non è mai arrivato a una finale di Champions. Poi con Inzaghi c’è un ulteriore problema che non è di poco conto: cioè liberarlo dal contratto con la Lazio, quindi dalla lunga mano di Lotito, un osso mai facile da spolpare.

Ma quando si parla di sogni, come fa Agnelli, allora bisogna veramente volare alto. Inutile aggrapparsi a Pirlo che è solo una suggestione. L’unica figura che ha carisma e competenza per dare le ali alla Juventus è il maestoso Zinedine Zidane, figura quasi mitologica non solo per i suoi trascorsi in bianconero. Con Zidane sognare è lecito, e infatti quasi tutti sostenitori juventini lo prenderebbero a scatola chiusa. Ma Zidane è legato al Real Madrid, che non è proprio l’ultimo arrivato. Certo un’asse Zidane-Ronaldo sarebbe una fantastica scala per il Paradiso, ma anche qui non mancano le difficoltà.Di certo un allenatore carismatico come Zidane riuscirebbe in quella operazione che, fin dall’inizio, non è riuscita a Sarri. Quella di non adattarsi alle esigenze del club, ma al contrario di far adattare il club ai progetti dell’allenatore. Sarri, pur stimato, non aveva un curriculum tale da permettergli di chiedere tutto. E forse non è neanche nel suo carattere. Zidane, forse, non avrebbe neppure bisogno di chiedere: lui è. Io sono Zidane, signori, un leader che vi porterà dove voi non siete mai arrivati. Quindi, o è così, o è così. Fatemi sapere.

Cosa manca a Sarri

Uno dei problemi di Sarri, al di là del suo carattere malmostoso, è stato anche il suo scarso “appeal” mediatico. Non basta togliersi la tuta e mettersi in giacca e cravatta per diventare un maestro da seguire a qualsiasi costo. Ci vuole quell’aura di vincente a prescindere che non tutti gli allenatori possono vantare. Meno che mai Sarri, dai più considero un usurpatore, un ex allenatore del Napoli venuto dalla gavetta. Anzi un ex bancario che, chissà perchè, si è stancato di occuparsi di mutui e fideiussioni, e si è messo in testa un sogno impossibile. Quindi, con tutta la buona volontà dei vari Ronaldo e Dybala, non è facile portarsi dietro uno spogliatoio “prepotente” come quello juventino. Non basta saper di moduli e ripartenze, ci vuole quel prestigio impalpabile che Sarri con le sue sigarette non fumate e i suoi inutili taccuini, non ha oggettivamente potuto far pesare.

Resta un tema irrisolto, però: dalla Juve sono saltati nomi illustri come Conte, Allegri e ora Sarri che comunque è un ottimo tecnico su piazza. Ora non sarà facile trovare un successore all’altezza di tante aspettative. Vero che quando poi saltano rimangono miliardari a vita, ma alla fine, abituati agli agi, anche gli allenatori ricchi piangono (ogni riferimento ad Antonio Conte è puramente casuale).

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