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Saudi Aramco batte tutti con gli utili (ma solo se il petrolio vola)

di Sissi Bellomo

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3' di lettura

Dopo oltre trent’anni di segreto, Saudi Aramco alza il velo sui conti ed esibisce profitti senza eguali nel mondo, ma anche una pericolosa dipendenza – addirittura superiore al previsto – dalle fluttuazioni del petrolio e dagli ordini della casa reale saudita, forse meno volubili del prezzo del barile ma più severi delle leggi di mercato.

L’utile netto rivelato dalla compagnia saudita per il 2018 straccia ogni record: 111,1 miliardi di dollari, quasi il doppio di Apple, che finora poteva vantare il primato, e oltre il quintuplo di quanto hanno fatto le più virtuose tra le Major occidentali, Royal Dutch Shell ed ExxonMobil, che hanno chiuso l’esercizio con profitti netti di 23,4 e 20,8 miliardi di dollari rispettivamente (l’ Eni , di dimensioni più limitate, si è fermata a 4,23 miliardi di euro o 4,74 miliardi di dollari).

A costringere Riad ad accendere un faro sul bilancio di Saudi Aramco è il primo collocamento di obbligazioni sul mercato internazionale da parte della compagnia, operazione che contribuirà a finanziare l’acquisto dal fondo sovrano del 70% di Sabic per 69,1 miliardi di dollari, il «piano B» con cui la casa reale ha per ora sostituito la quotazione in Borsa del 5% di Aramco.

Il roadshow in vista dell’emissione di bond per almeno 10 miliardi di dollari è appena partito e il prospetto pubblicato ieri è denso di dettagli che lasciano a bocca aperta.

Il colosso saudita ha registrato un giro di affari di 355,9 miliardi di dollari – paragonabile al Pil dell’Irlanda – e ricavato un risultato operativo lordo (Ebitda) di 224 miliardi, superiore al Pil della Grecia.

Anche la solidità finanziaria di Saudi Aramco è eccezionale: a fine del 2018 aveva 48,8 miliardi di cassa a fronte di un debito di appena 27 miliardi. E sotto il profilo industriale davvero non ci sono rivali. L’anno scorso la compagnia ha estratto 10,3 milioni di barili di greggio al giorno (ma in teoria sarebbe potuta arrivare a 12 mbg), più 3,3 mbg di altri idrocarburi, con costi di produzione davvero irrisori: appena 2,8 $/barile (lifting cost), più altri 4,7 $ se si vuole tener conto anche degli investimenti in conto capitale.

Non basta. Le riserve di greggio saudite – di cui cui molti dubitavano – sono in realtà ancora più ricche di quanto vantato da Riad: 261,5 miliardi di barili secondo la certificazione indipendente effettuata da DeGolyer & MacNaughton, il cui risultato era stato anticipato a gennaio.

Il prospetto del bond evidenzia comunque anche qualche debolezza di Aramco, tra cui l’estrema vulnerabilità alle fluttuazioni del petrolio: nel 2016, con il prezzo medio del Brent a 45 $/barile, l’utile netto era stato di appena 13 miliardi di dollari – circa un decimo rispetto al 2018 – e il cash flow di soli 2 miliardi.

Il prospetto del bond Saudi Aramco

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Un altro tallone di Achille emerge dal paragone con le Major occidentali, molto più piccole ma capaci in qualche caso di raggiungere una migliore redditività. Aramco, condannata ad essere la macchina da soldi del Governo saudita, finisce col tenersi in cassa appena 26 $ per ogni barile estratto, contro i 38 $/barile di cash flow operativo di Shell e i 31 $ di Total. Il resto se ne va in tasse, royalties e dividendi versati allo Stato saudita, che dall’oro nero deriva oltre il 60% delle entrate.

L’essere legata a doppio filo con lo Stato è anche costato ad Aramco un rating peggiore di quello a cui avrebbe potuto aspirare: A1 per Moody's e A+ per Fitch, che hanno valutato la sua solvibilità in linea con quella di Riad.

Il prospetto per il bond, infine, porta acqua al mulino di quanti giudicano eccessive le ambizioni del principe Mohammed bin Salman, che con la quotazione in Borsa puntava a valutare Saudi Aramco 2mila miliardi di dollari. La compagnia, osservano alcuni analisti, l’anno scorso ha staccato (a favore del Governo) una cedola da 58 miliardi di dollari:  un importo che farebbe desumere una capitalizzazione più vicina a 1.200-1.400 miliardi di dollari, in base al dividend yield delle Major petrolifere occidentali.

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