Il report

Save the children, l’Italia non è un paese per mamme: 96mila hanno perso il lavoro con la pandemia, 4 su 5 hanno figli under 5 anni

Corrono tutto il giorno per seguire le esigenze della famiglia, affrontare un mondo del lavoro che le penalizza

di Nicoletta Cottone

Quattro mamme equilibriste al tempo del Covid

5' di lettura

Sono delle trottole, corrono tutto il giorno per seguire le esigenze della famiglia e affrontare un mondo del lavoro che le penalizza. Vessate dalla pandemia che le ha costrette a un maggior carico nelle incombenze domestiche, con i figli a casa e le scuole chiuse. É un quadro pieno di luci e ombre quello che emerge dal sesto Rapporto “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2021”, diffuso da Save the children in occasione della Festa della mamma. Un report che fotografa l’anno della pandemia da Covid-19 e mette in evidenzia ancora una volta il gap fra Nord e Sud e le difficoltà che hanno dovuto affrontare le mamme italiane legate all’emergenza coronavirus. Campania e Calabria fanalino di coda, ai primi posti fin dal 2012 le province Autonome di Bolzano e Trento, seguite quest’anno dalla Valle d’Aosta, che “supera” l’Emilia Romagna.

In Italia 96mila mamme hanno perso il lavoro

Nell'anno della pandemia sono svaniti 456 mila posti di lavoro (-2% rispetto al 2019) e a essere più colpite ancora una volta sono state le donne con 249mila posti in meno (- 2,5%) rispetto ai 207mila uomini (- 1,5 per cento). Il report segnala che delle 249mila donne che nel corso del 2020 hanno perso il lavoro, ben 96mila sono mamme con figli minori. Tra di loro, 4 su 5 hanno figli con meno di cinque anni. E sono proprio quelle mamme che a causa della necessità di seguire i bambini più piccoli, hanno dovuto rinunciare al lavoro o ne sono state espulse. «Un Paese - sottolinea Save the chldren - in cui nascono sempre meno bambini e dove è urgente la necessità di una politica efficace a sostegno della genitorialità». Nel 2020 sono le donne a rappresentare la grande maggioranza degli occupati con un lavoro part time, quasi 3 su 4 (73% del totale). Spesso sono mamme di figli minorenni: quasi 2 su 5 (il 38,1%) tra loro hanno un contratto part time a fronte del 5,6% dei papà nella stessa condizione .

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Sei milioni hanno figli minorenni

Le mamme con figli minorenni in Italia sono poco più di 6 milioni e «nell'anno della pandemia molte di loro sono state significativamente penalizzate nel mercato del lavoro, a causa del carico di lavoro domestico e di cura che hanno dovuto sostenere durante i periodi di chiusura dei servizi per l'infanzia e delle scuole». Il divario di genere nei tassi di occupazione, già elevato nella popolazione, sale moltissimo tra i genitori di figli minorenni registra livelli: nel 2020, è aumentato di mezzo punto, arrivando a 30,7% di differenza, con i papà occupati all’87,8% e le mamme occupate al 57,1 per cento. E non solo le madri tendono a essere molto meno presenti nel mondo del lavoro rispetto ai padri, ma la loro presenza, tende a diminuire al crescere del numero di figli. Cosa che non avviene per i papà.

Le mamme italiane sono le più anziane d’Europa

Un percorso a ostacoli quello delle donne che scelgono di diventare madri, che detengono anche il primato delle più anziane d’Europa alla nascita del primo figlio (32,2 anni contro una media di mamme in Eu di 29,4 anni) . E soprattutto fanno sempre meno figli: le nascite hanno registrato una ulteriore flessione, meno 16mila nel 2020 (-3,8% rispetto all'anno precedente). Una eccezione è quella della provincia autonoma di Bolzano, in testa per tasso di natalità (9,6 nati per mille abitanti), mentre la Sardegna registra il tasso più basso (5,1 nati per mille abitanti). Secondo l'Istat, soprattutto negli ultimi mesi dell’anno (novembre e dicembre), si è particolarmente accentuata la variazione negativa delle nascite rispetto al 2019: a novembre, infatti, il calo è del -8,2% e in quello di dicembre tocca addirittura - 10,3 per cento.

Tributo altissimo pagato dalle mamme per la pand

Pandemia

«Il Covid ha messo tutti noi di fronte a un’emergenza prima di tutto sanitaria - ha commentato Antonella Inverno, responsabile Politiche per l’infanzia di Save the Children - ma che presto si è rivelata essere una crisi anche sociale, economica ed educativa. Le mamme in Italia hanno pagato e continuano a pagare un tributo altissimo a queste emergenze. I bambini a casa, il crollo improvviso del welfare familiare, dovuto alla necessità di proteggere i nonni dal contagio, il carico di cura e domestico eccessivo e la sua scarsa condivisione con il partner, misure di supporto non molto efficaci, sono tutti fattori che hanno portato allo stravolgimento della loro vita lavorativa. È importante ora indirizzare gli sforzi verso la concreta realizzazione di obiettivi che mirino, oltre che ad incentivare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, ad affrancarle sul fronte del lavoro non retribuito».

Le regioni più mother friendly

Il report registra che anche quest’anno le regioni del Nord sono le più mother friendly. Nell'indice generale, le regioni più virtuose risultano nuovamente le province autonome di Bolzano e Trento seguite da Valle d'Aosta (al 4° posto l'anno scorso) ed Emilia-Romagna (che perde una posizione rispetto al 2020). Fanalino di coda sono la Campania (nel 2020 era penultima), la Calabria (al 19° posto l'anno scorso) e la Sicilia (che ha perso l'ultima posizione), precedute dalla Basilicata (al 17° posto nel 2020). Anche nell'area della cura i primi due posti sono occupati dalle province autonome di Bolzano e Trento (quarta nel 2020), mentre la terza posizione è della Lombardia (che perde una posizione rispetto all'anno scorso), seguita da Emilia-Romagna (al 3° posto nel 2020) e Piemonte (nella stessa posizione del 2020). Le ultime posizioni nell'area cura sono occupate da Basilicata (che perde due posti) e Sardegna (che conferma la 20ma posizione) precedute da Puglia, che perde il non gradito ultimo posto, e Abruzzo (che conferma il 18° posto).

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Difficile conciliare vita familiare e lavorativa

Già prima della pandemia in Italia la scelta della genitorialità, soprattutto per le donne, era ritardata o non praticata spesso a causa dell’impossibilità di conciliare vita familiare e lavorativa. Stando ai dati , nel solo 2019 le dimissioni o risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro di lavoratori padri e lavoratrici madri hanno riguardato 51.558 persone, ma oltre 7 provvedimenti su 10 (37.611, il 72,9%) erano di lavoratrici madri e nella maggior parte dei casi la motivazione alla base di questa scelta era la proprio la difficoltà di conciliare l'occupazione lavorativa con le esigenze dei figli: assenza di parenti di supporto, elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato (asilo nido o baby sitter), mancato accoglimento al nido, le giustificazioni più ricorrenti.

Ruoli sbilanciati

I generale risulta scarso il sostegno alla genitorialità in Italia. Nell’anno della pandemia sono stati approvati i decreti Cura Italia e Rilancio (e successivamente il decreto legge 30/2021) a sostegno dei genitori lavoratori con due misure: un congedo parentale straordinario e un bonus baby-sitter. Nel 2020 le domande accolte per il bonus baby-sitting sono state 1.078.173, da parte di 720 mila richiedenti (una diversa domanda per ogni figlio), per un totale degli importi di quasi 1 miliardo di euro. La maggior parte delle domande è stata presentata da mamme: il 70% nel settore privato/autonomo e il 61% nel pubblico. Per il congedo straordinario, le donne che hanno fatto richiesta sono state quasi 4 su 5, il 78% dei richiedenti . «Un chiaro segnale dello sbilanciamento del carico familiare all'interno della coppia - sottolinea il report - e anche del maggiore peso sostenuto dalle madri lavoratrici nel corso dell'emergenza rispetto ai padri».

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