Giornata della Terra

Save the children: «La pandemia ha ridotto del 20% le conversazioni web sull’ambiente». In calo l’appeal di Greta

Ci sono 710 milioni di minori che continuano a vivere in 45 paesi ad alto rischio di crisi climatica

Giornata della Terra: siamo in tempo per salvare la “casa del futuro” dei bambini

I punti chiave

  • In aumento solo le conversazioni sulla sostenibilità ambientale
  • In calo l’interesse per Greta
  • I temi ambientali attraggono di più gli adulti
  • Sono 710 i minori nei 45 paesi più a rischio
  • Il 70% degli Stati ad alto rischio è in Africa

3' di lettura

La pandemia da nuovo coronavirus ha monopolizzato l’informazione, che sul web si è concentrata sulla pandemia, a scapito di argomenti come l’ambiente che, fino al 2019 aveva generato la maggior parte di confronti e condivisioni. Le conversazioni sui social sul tema sono calate del 20% rispetto all'anno precedente, con punte di -50% per quelle sui cambiamenti climatici e di -73% sull’emergenza clima. E anche il riscaldamento globale è stato un tema meno dibattuto con un -49% rispetto al 2019. I dati sono contenuti report realizzato da Reputation Manager per Save the Children, diffuso in occasione della Giornata della Terra. «Dati significativi - sottolinea la nota di Save the children - che sembrano certificare un calo dell'attenzione generale su un tema che – ricorda l'Organizzazione – mette in discussione il futuro dei bambini. L’organizzazione ha lanciato contemporaneamente un video distopico nel quale un bambino non ancora nato immagina il mondo che lo accoglierà, e chiede di agire subito e rendere i bambini e i ragazzi protagonisti delle scelte che riguardano il futuro del pianeta.

In aumento solo le conversazioni sulla sostenibilità ambientale

Il report segnala che le conversazioni online totali riguardanti queste tematiche, nell'ultimo anno, sono calate del -20%, passando dalle 221mila del 2019 alle 176mila del 2020. La sostenibilità ambientale, invece, è stata la tematica maggiormente citata (+25%), passando dai 39mila contenuti del 2019 ai 49mila del 2020. Anche le conversazioni legate alle emissioni hanno avuto una crescita rispetto ai 12 mesi precedenti, con il 19% del totale nel 2020 che ha visto come argomenti di partecipazione il calo dell'inquinamento in Cina dovuto al lockdown e lo studio secondo il quale le città con la mortalità più alta per le polveri sottili in Europa sono Brescia e Bergamo. Le conversazioni sull'inquinamento rappresentano il 17% del totale di quelle rilevate, anche se in calo del -20% nell'ultimo anno. Le conversazioni si sono concentrate sul rapporto tra inquinamento e coronavirus: ha generato molto interesse, per esempio, lo studio secondo il quale “la proteina che protegge l'organismo dai danni delle polveri sottili (precisamente il PM2.5) è la stessa che favorisce l'azione dannosa del Sars Cov-2.

Loading...

In calo l’interesse per Greta

I dati vedono un netto calo dei temi riferiti all'attivista svedese Greta Thunberg e al movimento Fridays for Future che hanno segnato rispettivamente un -82% e -70%. Sulla stessa curva in discesa anche le conversazioni su cambiamenti climatici (-50%), riscaldamento globale (-49%) e emergenza climatica (-73%).Secondo lo studio, a parlare di questi temi sul web sono maggiormente persone di sesso maschile (61,1% nel 2019, 64,2% del 2020), anche se nel 2020 si nota una crescita della percentuale di utenti di sesso femminile (+3,1%).

I temi ambientali attraggono di più gli adulti

Il report analizza anche il cambiamento nella fascia d'età più coinvolta nelle conversazioni online sulla sostenibilità. Se nel 2019 la categoria anagrafica tra i 25-34 anni era la più presente con il 49,2% delle interazioni, nel 2020 il trend si è invertito. Nell'ultimo anno, l'analisi mostra infatti una maggiore partecipazione per le fasce più adulte (45-54 anni: 23,6%; 35-44 anni: 20,7%).

Sono 710 milioni i minori nei 45 paesi più a rischio

«La crisi climatica non è stata messa in pausa dal Covid-19. La pandemia, dai risultati di questo studio, sembra aver abbassato la sensibilità dell'opinione pubblica, o quanto meno il livello delle conversazioni in rete, su questo tema. Eppure oggi sono 710 milioni i minori che vivono in 45 paesi con il più alto rischio di subire l'impatto del cambiamento climatico», sottolinea Daniela Fatarella, direttrice di Save the Children Italia. «Inondazioni, siccità, uragani - segnala Fatarella - sono solo alcuni degli eventi meteorologici estremi che avranno conseguenze profonde sui bambini più vulnerabili e sulle loro famiglie. Proprio i più piccoli, rischiano di soffrire la carenza di cibo o di malattie. Una delle tante minacce, per esempio, è quella che riguarda la mancanza di acqua o il suo innalzamento, che potrebbe mettere seriamente a rischio la loro vita». Per la direttrice di Save the Children Italia «non possiamo dimenticare che questi sono fatti reali che coinvolgono milioni di persone e che la crisi climatica rischia di compromettere il futuro di milioni di bambini in maniera irrimediabile se non si agirà tempestivamente. Siamo all'ultima chiamata e non possiamo perdere il momento».

Il 70% degli Stati al alto rischio è in Africa

L’organizzazione sottolinea come il 70% dei paesi ad alto rischio di impatto climatico sia nel continente africano, ma gli effetti dei cambiamenti climatici stanno peggiorando la già disastrosa situazione di altre aree del mondo come lo Yemen, dove il conflitto ha già causato milioni di bambini denutriti, o il Bangladesh dove i minori sono esposti a inondazioni, cicloni e innalzamento del livello del mare o la Repubblica Democratica del Congo dove la malaria e la febbre dengue affliggono bambini e adolescenti. Per Save the Children, è necessario intraprendere un'azione drastica per garantire che i bambini e le loro famiglie non paghino le terribili conseguenze delle crisi climatiche attuali e soprattutto future.


Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti