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Save, via libera Bankitalia al riassetto fra gli azionisti

di Marigia Mangano

3' di lettura

Il riassetto di Save è ufficialmente partito. Nei giorni scorsi è arrivato l’ok di Bankitalia che, nella sostanza, ha dato il via al valzer degli scambi azionari che ridisegneranno l’assetto della società che gestisce gli aeroporti di Venezia e Treviso. E così ieri, attraverso una serie di passaggi societari, Enrico Marchi ha liquidato il socio storico Andrea De Vido e ha fatto entrare nel capitale della newco in cima alla catena di controllo, Milione, i fondi Deutsche Asset Management e Infravia.

Proprio a Milione fa capo il controllo di Agorà, la holding che lancerà l’offerta pubblica di acquisto obbligatoria totalitaria su Save al prezzo di 21 euro per azione per un esborso massimo di 457 milioni di euro. «Sono molto soddisfatto e contento. Era una operazione non semplice. Con il perfezionamento di oggi abbiamo sistemato due aziende dando solidità e prospettive importanti al gruppo», ha dichiarato al Sole24 Ore Marchi. Lo stesso Marchi si è poi detto altrettanto «soddisfatto» dei due fondi appena entrati nel capitale del gruppo aeroportuale: «abbiamo obiettivi coincidenti, inclusa la stabilità del management, una grande squadra, che è confermata, e il piano di investimenti in cantiere».

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Insomma, ci sono tutti i presupposti per «assicurare un grande futuro alle due aziende», ha dichiarato Marchi. Quanto al prezzo di 21 euro, Marchi ha sottolineato: «Il prezzo è trasparente, lineare perché questa è un’offerta pubblica di acquisto obbligatoria. Gli azionisti di maggioranza hanno venduto ad un prezzo e lo stesso prezzo viene offerto agli altri soci di Save. Chi è interessato al progetto non consegnerà le azioni, chi invece vuole uscire può farlo». Un messaggio chiaro, quello del patron di Save, che arriva dopo che proprio ieri sul mercato il valore dell’offerta che sarà promossa da Agorà è stato oggetto di critiche. In particolare in mattinata indiscrezioni di stampa riferivano della diffusione di una nota in cui gli analisti di Intermonte giudicavano “basso” il prezzo dell’opa e suggerivano ai “fondi attivisti” di entrare in partita per spuntare un rilancio. Un prezzo non vantaggioso, a loro avviso, soprattutto se paragonato «a quanto Atlantia ha pagato per acquistare» la quota del 29% dell’aeroporto di Bologna, valorizzata pochi giorni fa 16 volte l’ebitda, «un multiplo molto più alto di quello offerto da Marchi & Co agli azionisti di minoranza». A stretto giro, però, è arrivata la precisazione di Intermonte che ha precisato di non aver pubblicato «alcun report di equity research su Save e, pertanto, quanto indicato non rappresenta né l’opinione dell’ufficio studi di Intermonte né l’opinione di Intermonte».

Tornando all’operazione, proprio oggi è previsto il passaggio che consegnerà nelle mani dei nuovi soci il controllo di Save. Si perfezionerà infatti da parte dei nuovi azionisti l’acquisto del 43,09% del capitale di Agorà da Star Holding, società controllata indirettamente da Morgan Stanley Infrastructure. Quanto basta per portare Milione al 100% del veicolo che controlla il 60,68% di Save e che promuoverà l’offerta sulla restante quota del 39,32%.

Allo stato attuale, svela la nota comunicata ieri, Milione ha un assetto azionario che vede i due fondi al 40,47% ciascuno, mentre il 19,07% fa capo a Marchi.

L’opa - si spiega - «non è condizionata al raggiungimento di una soglia minima di adesione» ma gli offerenti precisano che l’intenzione è comunque quella di non ripristinare il flottante.

Si chiude così l’iter autorizzativo partito lo scorso aprile. Il 7 luglio scorso l’operazione ha incassato il via libera della Commissione europea. Un passaggio atteso ma non sufficiente per dare inizio alla riorganizzazione poiché all’appello mancava ancora il sigillo di Bankitalia, arrivato appunto nei giorni scorsi. Ieri così Marchi, Deutsche Bank e Infravia hanno stipulato un patto parasociale per il controllo congiunto della società.

Quanto ai termini del patto, tra i passaggi più significativi ci sono la fusione tra i veicoli entro sei mesi dalla data di esecuzione del contratto, in modo da semplificare la catena societaria concentrando in una sola scatola le redini di Save e poi, se possibile, procedere con il delisting del gruppo aeroportuale e la distribuzione, sottoforma di cedola, del 100% della cassa disponibile.

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