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Savona (Consob): «Ridare dignità al debito pubblico, il risparmio degli italiani lo sostiene. Le autorità alimentano speculazione su BTp»

di Laura Serafini


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4' di lettura

Il risparmio italiano, pari a 16 trilioni di euro in termini di attività finanziarie, è la ricchezza e garanzia della solidità dell’Italia nonostante il suo imponente debito pubblico (oltre 2.300 miliardi). Anche perché non esiste «un legame ottimale tra debito pubblico e Pil», e per garantire la sostenibilità del primo, «il suo saggio di incremento deve restare mediamente al di sotto del saggio di crescita del Pil».

Il nuovo presidente della Consob, Paolo Savona, sceglie un approccio da macroeconomista per declinare nella sua prima relazione ruolo e compiti dell’Autorità che vigila sui mercati durante il suo mandato e soprattutto per affrontare la questione più spinosa e attuale: l’elevato livello del debito pubblico italiano e il rischio di una procedura di infrazione da parte della Ue. Secondo il professore, poi, per la crescita «serve un’azione congiunta di settore privato e pubblico italiano per attivare investimenti aggiuntivi nell’ordine di 20 miliardi di euro, utilizzando risparmio interno».

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Il risparmio rende sostenibile il debito
La forza competitiva delle imprese italiane sul mercato globale e il grande risparmio del paese – dal 2013 disponiamo di flussi in eccesso rispetto all’uso interno, l’Italia ne cede in quantità all’estero superiori rispetto al suo debito», chiosa – sono le categorie da difendere e da usare come valori per riaffermare il peso dell’Italia in Europa.

L’ex ministro per gli Affari europei nel Governo Conte ribalta l’approccio dell’Unione europea che fa perno sulla necessità del rispetto dei trattati, sulla coerenza dei saldi di bilancio con le previsioni e sulla tensione verso il pareggio. Per Savona è più realistico concentrarsi sulla sostenibilità del debito e sulla consapevolezza che «le immagini distorte della realtà» di un’Italia «dentro la caverna di Socrate», la presenza di un «vociare di fondo» riflettono «i giudizi negativi sul paese espressi da istituzioni sovranazionali, enti nazionali e centri privati» i quali «appaiono prossimi ai pregiudizi» perché basati su «parametriche finanziarie convenzionali che non tengono conto dei due pilastri che reggono la nostra economia e società». Appunto risparmio e competitività delle imprese.

«I governi del mondo, a partire dagli Stati membri della Ue, devono prendersi la responsabilità» di cambiare «l’insoddisfacente stato delle cose» consapevoli del fatto che l’accresciuta «interdipendenza tra gli Stati del mondo» rende sterile puntare il dito gli uni contro gli altri.

Il debito sovrano ha una dignità, non è male assoluto
Del resto, i «tentativi di contenere gli eccessi di debito pubblico con avanzi di bilancio statale hanno manifestato i limiti intrinseci nel raggiungere l’obiettivo di stabilità senza una parallela crescita». Secondo Savona, invece, «in Italia il risparmio ha sostenuto l’espansione dell’indebitamento pubblico senza causare effetti di sostituzione del debito privato». Bisogna restituire «ai debiti sovrani, incluso quello italiano, la dignità di ricchezza protetta» e questo basterebbe a fugare «sospetti di insolvenza che sono infondati». Il binomio fiducia crescita, secondo il professore, «riceverebbe impulso certo e rilevante da un’azione congiunta di settore privato e pubblico italiano per attivare investimenti aggiuntivi nell’ordine di 20 miliardi di euro, utilizzando risparmio interno». Inoltre, aggiunge Savona, «il potere di valutare il rischio di rimborso» dei titoli di Stato italiani «si è trasferito sul mercato senza un adeguato contrasto alla speculazione, che non di rado trova alimento nell’attitudine delle autorità a usarlo come vincolo esterno per indurre gli Stati membri a rispettare i parametri fiscali concordati a livello europeo».

Una difesa europea per il risparmio tradito
Il risparmio è stato però tradito, soprattutto quello delle famiglie (oltre 4 trilioni) che non sanno più come investirlo. «Le normative dettagliate per raggiungere un livello soddisfacente di protezione del risparmio» trovano limiti nel fatto che le economie più esposte alla crisi fanno più fatica ad «incanalarlo verso il mondo produttivo» (leggi le Pmi, nonostante strumenti come minibond e Pir) e dunque quei soldi defluiscono all’estero. Per Savona anche la difesa dei risparmiatori deve partire da un impulso europeo: nello specifico molto potrebbe fare l’attivazione della garanzia pubblica comune sui Fondi di tutela dei depositi bancari, uno dei famosi pezzi mancanti per completare l’Unione bancaria e che vacilla sulla sfiducia reciproca dei governi della Ue. Effetto collaterale dell’incapacità di “incanalare” il risparmio è la penalizzazione dei titoli quotati a piazza Affari, «un mercato finanziario» la cui «dimensione resta modesta».

Monopolio pubblico per le criptovalute
Anche le criptovalute possono contribuire a proteggere il risparmio. Ma devono essere sottratte al controllo solo privato e diventare monopolio pubblico, «altrimenti il sistema monetario attuale ne verrebbe sconvolto». Il regime criptato deve essere reso «trasparente» per consentire alle Autorità il controllo sulle basi che originano le scelte degli intermediari. L’innovazione e l’intelligenza artificiale tardano ad essere introdotte nelle gestione del risparmio, dove possono «migliorare il binomio rischio rendimento». Savona denuncia la reticenza dei gestori che preferiscono «sistemi obsoleti» che ormai rappresentano un rischio per chi vi si affida. Consob intende dare vita a un centro di ricerca e formazione: Safe, scuola per le applicazioi fintech elettroniche.

Il professore vuole rilanciare il ruolo di Consob nel network europeo (Esma, Iosco, Esrb, Fsb) anche in vista delle definizione delle regole per la Capital Market Union, il progetto della Ue per rendere più facile alle imprese l’accesso al mercato dei capitali rafforzando anche la tutela di investitori e risparmiatori.

Bond europei privi di rischio
E sposa l’idea dell’istituzione di “safe asset”, strumenti europei privi di rischio, sulla scia di quanto proposto dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nelle considerazioni finali di maggio. Oggi l’unico asset di questo tipo è il bund tedesco, ma è un sistema asimmetrico. Potrebbe essere il Fondo salva Stati a emettere questo strumento, utilizzando i proventi per rifinanziare il debito degli Stati membri a basso costo.

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