MIGRANTI

Sbarchi fantasma, 1.284 persone nel 2019 sfuggite all’identificazione

Provenienti da Turchia e Nord Africa, questi migranti raggiungono le spiagge italiane a bordo di piccole imparcazioni da diporto, spesso nelle ore notturne con il favore dell’oscurità, e poi si dileguano. Il fenomeno è da tempo all’attenzione di forze della polizia e intelligence, per il rischio che tra queste persone si possano nascondere terroristi

di Andrea Carli


A Lampedusa proseguono gli sbarchi di magrebini

3' di lettura

È l’altra faccia della medaglia alla politica dei porti chiusi alle navi delle ong fortemente voluta dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ha trovato in Alan Kurdi e Alex gli ultimi casi. Sono i cosiddetti “sbarchi fantasma”, ossia le persone che, dal Nord Africa soprattutto (Libia, Tunisia e Algeria), raggiungono le spiagge italiane a bordo di piccole imbarcazioni da diporto, spesso nelle ore notturne con il favore dell’oscurità, e poi si dileguano, evitando la procedura di identificazione.

Il rischio di infiltrazioni terroristiche
Il fenomeno è da tempo all’attenzione di forze della polizia e intelligence per il rischio dell’infiltrazione - evitando i controlli al momento dello sbarco - di soggetti che potrebbero avere collegamenti con formazioni terroristiche. A volte c’è una vera e propria organizzazione di questi viaggi, con navi madri che fanno parte del percorso e poi mettono in mare i migranti su imbarcazioni più piccole che arrivano sulle coste italiane.

Nel 2019 sfuggite all’identificazione 1284 persone
Stando alle indicazioni fornite da fonti del Viminale, aggiornate a ieri, 8 luglio, dall’inizio dell’anno su un totale di 3.073 persone sbarcate in Italia, 2.486 sono giunte sulle coste italiane a bordo di barchini e piccoli natanti da diporto. Di queste, 1.202 sono state rintracciate a terra in prossimità dello sbarco mentre 1.284 hanno fatto perdere le loro tracce. Le persone rintracciate a terra sono state 5.371 nel 2017 e 3.668 nel 2018. Numeri, sottolineano fonti del ministero dell’Interno, che «mostrano la evidente riduzione del fenomeno grazie alla politica dei “porti chiusi” che ha ridotto sensibilmente gli arrivi e per effetto dei controlli mirati da parte delle Forze di polizia disposti dai prefetti delle zone interessate».

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Le principali rotte
Diverse le rotte seguite dalle persone che a bordo di piccole imbarcazioni raggiungono le coste italiane. La più lunga è quella dalla Turchia, che porta verso le coste di Calabria e Puglia. C’é poi quella che da Algeria e Tunisia finisce in Sardegna e in Sicilia. Sono piccoli natanti che “bucano” il sistema di sorveglianza marittima, entrano nelle acque italiane e poi arrivano a terra spesso senza essere proprio intercettati.

L’allarme del procuratore di Agrigento: sbarchi fantasma vero pericolo
«Nel 2017 e 2018 gli “sbarchi fantasma” di migranti si attestavano intorno al 10-15% del complesso degli sbarchi, oggi sono intorno al 20-25%», ha affermato il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, ascoltato in Commissione Antimafia il 2 luglio. «Il pericolo maggiore alla sicurezza pubblica - ha aggiunto in occasione di un’altra audizione, questa volta in Commissione affari costituzionali suil decreto sicurezza bis - più che dai barconi che partono dalla Libia proviene dagli sbarchi fantasmi che arrivano dalla Tunisia». «Gli sbarchi fantasmi - ha poi aggiunto - sono un vero pericolo perché chi arriva così vuole sottrarsi all’identificazione» che invece nei casi dei barconi provenienti dalla Libia è inevitabile e i controlli in quei casi «sono efficaci e effettivi». Alcuni terroristi che hanno compiuto azioni in Paesi europei – ha concluso Patronaggio – sono arrivati in Europa passando proprio attraverso la porta Sicilia.

Navi della Marina e della Gdf per per ridurre le partenze
Intanto il Comitato nazionale ordine e sicurezza che si è riunito ieri, presieduto da Salvini, ha proposto alcune misure sul piano della gestione dei flussi migratori, tra cui l’aumento dei controlli per ridurre le partenze (con utilizzo di radar, mezzi aerei e navali) e la presenza delle navi della Marina e della Guardia di Finanza per difendere i porti italiani.

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