l’inchiesta

Sbarchi fantasma, così arriva in Italia l’80% dei migranti con barchini e contatti Facebook

Abbiamo passato tutto questo tempo ad assistere al braccio di ferro fra la politica e le ong mentre la maggior parte degli sbarchi avviene in maniera indisturbata con barchini, Facebook e contatti Skype.

di Valentina Furlanetto

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Una barca con 21 tunisini a bordo arriva sull'isola dei Conigli a Lampedusa tra i turisti, 14 settembre (ANSA)

Abbiamo passato tutto questo tempo ad assistere al braccio di ferro fra la politica e le ong mentre la maggior parte degli sbarchi avviene in maniera indisturbata con barchini, Facebook e contatti Skype.


5' di lettura

Per capire come si fa a entrare illegalmente in Italia non guardate il mare, guardate Facebook. Non sono poche le pagine del social network dove ci si informa su come arrivare via mare nel nostro paese. E queste pagine Facebook sono facilmente raggiungibili, basta smanettare un po’. A un primo colpo d’occhio sembrano normali pagine di consigli di viaggio: le foto della cupola di San Pietro, il disegno di una vespa verde brillante, l'immagine di una gondola.

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Poi scorrendo i post ci si accorge che chi frequenta queste pagine e chi vi scrive usa soltanto l'arabo e il russo. A quel punto basta farsi aiutare da qualcuno che parla arabo e russo per capire che si parla di immigrazione illegale. Ci sono le tariffe, i porti turchi di partenza, i tragitti. Ad esempio per andare da Bodrum a Cosenza ci vogliono tra i 2000 e i 4000 euro.

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Nel 2019 sono arrivate in Italia 7032 persone, ma soltanto due su otto sono arrivate con navi mercantili, navi di ong e Guardia Costiera. L'80% è invece approdato in Italia autonomamente, su barchini e piccoli gommoni. Sono dati del Viminale aggiornati al 25 settembre. Insomma abbiamo passato tutto questo tempo ad assistere al braccio di ferro fra la politica e le ong mentre l' 80% degli sbarchi avviene in maniera indisturbata con queste modalità: contatto via internet, accordi via skype, primo pagamento, presa in carico da parte dello scafista, attraversata, sbarco.

Usano barchini o gommoni piccoli, oppure le barche a vela, eludendo i controlli, senza dare nell'occhio. A volte vengono intercettati a poche miglia dalla costa, già in acque italiane, dalla Guardia Costiera o dalla Guardia di Finanza. A volte approdano da soli, al buio, arrivano e si dileguano.

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Il procuratore di Agrigento Salvatore Vella è impegnato da anni su questo fronte di indagine. «Non possiamo dire che siano davvero questi i numeri – ha detto il procuratore a Radio24 – Gli sbarchi fantasma sono quelli in cui l'imbarcazione accompagna i migranti sulla spiaggia, i migranti scendono e l'imbarcazione torna indietro. Quindi gli sbarchi fantasma non vengono per la maggior parte individuati. Il numero di approdi che conosciamo è solo una stima del totale ed è sicuramente una stima per difetto. Per gli sbarchi fantasma a volte non abbiamo neppure traccia dell'imbarcazione».

Alla domanda se esista un rischio di infiltrazioni terroristiche per questi migranti il procuratore è prudente: «Questi soggetti – dice - non vengono identificati, non conosciamo la loro storia e le loro generalità. Che siano dei terroristi oggi è solo un'ipotesi, sono sicuramente soggetti che non vengano identificati. Poi se facciano questo per motivi di lavoro per motivi criminali non lo sappiamo, quel che è certo è che vogliono muoversi liberamente sul territorio europeo e quindi che non vogliono lasciare traccia. Diciamo che se io fossi un terrorista e dovessi scegliere una strada per entrare illegalmente in territorio europeo sceglierei questa strada perchè difficilmente si rischia la vita e non si viene identificati».

In questo senso la politica dei porti chiusi o dei blocchi navali è inefficace. «Al momento attuale– dice Vella – considerato che la maggior parte dei migranti arriva su questi gommoni e barchini i blocchi navali sono assolutamente inefficaci da un punto di vista del contrasto delle organizzazioni criminali».

Secondo il procuratore di Agrigento le organizzazioni che portano i migranti dalla Tunisia alla Sicilia «sono per la maggior parte libiche, hanno una storia criminale di decenni e sono strutturate».

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La rotta tunisina è relativamente nuova, ma per Vella è difficile stabilire se la rotta sia nata spontaneamente, cioè per iniziativa dei migranti, o sia gestita in accordo con le organizzazioni libiche. «Prima i migranti si fermavano in Libia e venivano gestiti da organizzazioni libiche – spiega - ora partano dalle coste tunisine. Bisognerebbe approfondire in quel territorio se ci sono collegamenti fra organizzazioni o movimenti dei migranti. In ogni caso oggi il traffico di migranti in Libia è la seconda voce del bilancio dello Stato libico (sempre che si possa considerare la Libia come Stato), dopo il petrolio».

Le organizzazioni sono per la maggior parte libiche, ma i viaggi che partono dalla Tunisia hanno ricavato una loro nicchia in cui garantiscono un viaggio più sicuro chiaramente a costi maggiori. Sull'ipotesi di una connessione tra i trafficanti di uomini e la presunta guardia costiera libica il magistrato è abbastanza chiaro: «Abbiamo raccolto migliaia di dichiarazioni di migranti in questi anni, testimonianze che arrivano da persone diverse che hanno anche provenienze africane diverse. Tutti parlano di trafficanti in divisa, che utilizzano armi militari, mezzi militari, siti militari dove questi migranti vengono torturati e a volte uccisi. Da qui è difficile riuscire a capire se si tratte di milizie, di forze regolari dell'esercito libico, della polizia libica o di uomini e mezzi della Guardia Costiera. Quello che sembra venir fuori, studiando questo fenomeno, è che è difficile che le autorità libiche non si rendano conto di cosa avviene nel loro territori. È facile ipotizzare che vi sia un collegamento anche stretto, anche importante, con le forze militari della Libia».

Le tratte che interessano in questo momento l'Italia sono tre: dalla Tunisia e Libia verso la Sicilia, come abbiamo detto, ma anche dall'Algeria verso la Sardegna e dalla Turchia verso la Calabria. A gestire la traversata su quest'ultima tratta sono organizzazioni dell'Est Europa. Negli ultimi mesi con una frequenza sospetta in Calabria vengono fermati continuamente moldavi, russi e ucraini con l'accusa di essere gli scafisti di barche a vela che portano sulla nostra costa centinaia gli immigrati curdi, iraniani, siriani afghani e pakistani.

Fonti della Guardia di finanza di Crotone raccontano che le modalità sono sempre le stesse: le imbarcazioni vengono rubate o affittate in Turchia. Nel secondo caso per noleggiarle vengono utilizzati dei prestanome, spengono i sistemi di geolocalizzazione e arrivano sulle nostre cose. Gli scafisti sono ucraini, russi, bielorussi, moldavi, l'ultimo sbarco gli scafisti erano uno dell'Uzbekistan e l'altro del Tagikistan. Insomma sono tutti dall'area dell'ex Unione sovietica.

Questo è un tratto di costa che un tempo era caratterizzato da traffico di carburante, sigarette, adesso è diminuito questo traffico «adesso la merce sono esseri umani - dice una fonte interna alla Guardia di Finanza - quando arrivano queste barche a vela e noi le controlliamo la scena è sempre la stessa: sottocoperta ci sono 50-60 persone, una sull'altra, stipati, in condizioni disumane».

L'Unione europea paga sei miliardi di euro alla Turchia per bloccare l'immigrazione clandestina. Nessuno però chiede conto a Erdogan di questa falla nel sistema di controllo. I riflettori sulla rotta turca rimangono inesorabilmente spenti. E la falla interessa ancora di più la Grecia, dove nel 2019 sono arrivate oltre 42 mila persone quando in Italia ne sono arrivate poco più di 7000 persone.

Ma torniamo alla nostra pagina Facebook, da cui siamo partiti. Se è tutto chiaro, se i contatti per arrivare in Italia si trovano così facilmente in rete, come mai le indagini sugli sbarchi fantasma sono così difficili? Come mai in tanti anni di indagini i risultati non sono ancora tali da poter dire che abbiamo sgominato il traffico di esseri umani?

Perchè il sistema è fatto apposta affinchè sia difficile risalire all'origine della filiera: anche lo scafista che viene arrestano quando viene interrogato non sa esattamente chi lo ha ingaggiato, perchè i contatti avvengono con passaggi di mano e su cellulari, senza che mai lo scafista conosca personalmente chi sta a capo dell'organizzazione per cui lavora. Di sicuro il traffico di esseri umani ha in parte sostituito il traffico illegale di carburante, sigarette e stupefacenti nel Mediterraneo centrale. Segno che vale milioni di euro.

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