Migranti

Sbarchi triplicati nel 2021, nuovo fronte aperto per Draghi

Sono 8.476 gli arrivi registrati dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale nei primi tre mesi dell’anno (fino al 7 aprile), rispetto ai circa 2.971 registrati nel 2020 nello stesso arco temporale

di Andrea Gagliardi

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(ANSA)

2' di lettura

Settanta migranti subsahariani arrivati a Lampedusa il 6 aprile con un barcone. Oltre 400 approdati sull’isola nel giro di poche ore il 4 aprile e oltre 200 a Pozzallo il 1° aprile con la nave dell’Ong Open Arms. I numeri segnano un’impennata degli sbarchi, con oltre 8.476 arrivi registrati dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale nei primi tre mesi dell’anno (fino al 7 aprile), rispetto ai circa 2.971 registrati nel 2020 nello stesso arco temporale. Numeri quasi triplicati, dunque. Con una prevalenza di arrivi dalla Tunisia (1.239) e dalla Costa d’Avorio (1.084). Se queste sono le premesse, si potrebbe preparare un'estate di emergenza sbarchi (il picco infatti di solito a luglio) con cui dovrà fare i conti - anche politici - il premier Draghi.

Meloni: dati sbarchi emblema fallimento del governo

A incalzare il premier ci ha pensato stavolta non Matteo Salvini (più cauto a criticare un governo del quale la Lega è parte integrante) ma la leader dell’opposizione Giorgia Meloni. «Quello che è accaduto nei primi tre mesi del 2021 è a dir poco disarmante - ha scritto la presidente di Fratelli d’Italia - Da gennaio a marzo gli sbarchi sono stati 8465, nel pieno di una pandemia globale che per mesi ha rinchiuso in casa gli italiani, ha messo in ginocchio la nostra economia e sta limitando fortemente le libertà individuali. Il tema non pare preoccupare il governo impegnato a parlare di ius soli, a smontare i decreti sicurezza, a varare una sanatoria degli immigrati irregolari e ad allentare le norme di contrasto alle Ong. Almeno sull'immigrazione ci si attenderebbe un cambio di passo dal nuovo governo»

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Draghi: aiutiamo Libia, è tema anche umanitario

Nella sua recente visita in Libia, il premier Mario Draghi ha rilanciato a tutto tondo il ruolo dell'Italia. L’obiettivo sarebbe quello di mitigare i flussi migratori già al confine Sud, nel deserto del Fezzan dove ancora forte è la presenza francese. «Sul piano dell'immigrazione noi esprimiamo soddisfazione per quello che la Libia fa nei salvataggi e nello stesso tempo aiutiamo e assistiamo la Libia. Ma il problema non è solo geopolitico, e anche umanitario e in questo senso l'Italia è uno dei pochi Paesi che tiene attivi i corridoi umanitari» ha detto Draghi nelle dichiarazioni congiunte con il Primo Ministro libico Abdulhamid Dabaiba, innescando in Italia le proteste dell'opposizione e non solo. Nel mirino il trattamento dei migranti in Libia. «Draghi è soddisfatto? Significa dirsi soddisfatti della sistematica violazione dei diritti umani. È inaccettabile», ha attaccato il dem Matteo Orfini. Mentre per la capogruppo di Leu al Senato Loredana De Petris sono «gravi e sbagliate» le parole «di ringraziamento per i cosiddetti salvataggi in mare della guardia costiera per riportarli nei campi delle violenze e torture e rivenderli ai trafficati».


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