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Sbarra alla guida della Cisl: «Draghi coinvolga subito le parti sociali»

Passaggio del testimone nel sindacato di Via Po, Furlan lascia dopo 7 anni, il neo segretario eletto dal Parlamentino con 168 voti a favore su 173 presenti

di Giorgio Pogliotti

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(Imagoeconomica)

4' di lettura

Con 168 voti a favore su 173 presenti il parlamentino della Cisl ha eletto Luigi Sbarra nuovo segretario generale. Un’elezione, quella di Sbarra, avvenuta nel segno della continuità, come ha sottolineato la leader uscente, Annamaria Furlan che ha proposto a metà febbraio il suo nome al comitato esecutivo: «Passo il testimone in mani sicure- ha detto-, lavorerà per i giovani, per le donne, darà dignità ai lavoratori deboli e fragili». Del resto era stata proprio Furlan a volere a fine marzo 2018 la nomina di Sbarra segretario generale aggiunto nella Cisl, affidandogli alcune deleghe “pesanti”: mercato del lavoro, contrattazione, industria e rappresentanza.

L’identikit del neo segretario

Sessantun anni, sposato, due figli, dipendente dell'Anas, Sbarra è nato a Pazzano, piccolo comune della Locride, in provincia di Reggio Calabria. Il nuovo leader della Cisl ha una lunga carriera sindacale alle spalle, iniziata alla Fisba, la federazione della Cisl che associava i braccianti agricoli, per poi diventare segretario generale della provincia di Reggio Calabria, dove è rimasto fino ad aprile del 2000, quando viene chiamato alla guida della Cisl calabrese ed è in prima linea nelle mobilitazioni dei lavoratori per il Patto Territoriale della Locride e per il Contratto d'Area di Gioia Tauro . Nel 2009 è a Roma come segretario confederale nazionale e si occupa di industria, terziario, trasporti, contrattazione, rappresentanza. Lavora alla nascita dell’osservatorio Ocsel sulla contrattazione di secondo livello, poi nel 2015 è alla guida della Fai, la federazione che rappresenta le politiche agricole, ambientali, dell'industria alimentare dove si batte per l’approvazione della storica legge 199 del 2016 contro il caporalato.

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L’unità sindacale non è un feticcio

Nel suo intervento al consiglio generale della Cisl, Sbarra ha avuto parole di apprezzamento per i risultati conseguiti da Furlan nei 7 anni alla guida del sindacato (che ha lasciato in anticipo rispetto alla scadenza di mandato di ottobre 2022), ricordando i «tanti accordi raggiunti, penso al Patto della Fabbrica e alle intese che hanno promosso e avviato un nuovo modello di relazioni industriali, agli accordi sulle pensioni del 2016 e del 2017, che ancora oggi sono il riferimento di una riforma equa e sostenibile della flessibilità in uscita». Altro tema evidenziato dalla relazione del nuovo segretario «l'unità di azione con Cgil e Uil, su cui Annamaria Furlan ha impegnato tante energie», unità che «non deve essere un feticcio fine a se stesso, né omologazione a un pensiero unico, ma costruzione di una proposta di sintesi in grado di rispondere a tutte le sensibilità».

Appello al premier: apra una stagione di vera concertazione

Quanto ai rapporti con l’esecutivo, Sbarra ha riconosciuto «l’autorevolezza del Presidente del Consiglio, ha permesso il riallineamento delle forze politiche in un campo di concordia, che ci auguriamo davvero non sia animata da effimeri tatticismi» ed ha aggiunto: «serve uno sguardo lungo per dare profondità al percorso di innovazione, coinvolgendo tutti gli attori politici e sociali responsabili, rispettando l'autonomia di ognuno, convergendo su target condivisi». Obiettivi che, nell'immediato, si identificano nella «piena realizzazione del piano vaccinale, e nella proroga delle protezioni sociali, a cominciare dall'estensione del blocco dei licenziamenti, degli ammortizzatori e delle indennità Covid».

Al premier Draghi, il leader della Cisl chiede «subito l'apertura di una stagione di vera e rinnovata concertazione sui più importanti dossier economici, sociali e sanitari»; nel merito «serve un incontro per aggiornare i protocolli sulla sicurezza così da facilitare la somministrazione nei luoghi di lavoro». Sulla annunciata riforma degli ammortizzatori sociali, per Sbarra «il fatto che nelle linee programmatiche illustrate dal premier si faccia riferimento all'esigenza di difendere e proteggere “tutti i lavoratori” è un segno importante, come pure lo è il forte accento messo sulla partita delle politiche attive e di genere. Apprezziamo. Senza però innamorarci delle parole. Valuteremo i fatti».

Allarme centinaia di migliaia di posti a rischio

C’è molta preoccupazione nelle parole di Sbarra, per l’impatto della crisi sul mondo produttivo e la prospettiva della fine del blocco dei licenziamenti, in scadenza il 31 marzo: «Abbiamo toccato il picco di oltre 9 milioni di persone in cassa integrazione, e corriamo il rischio di perdere centinaia di migliaia di posti di lavoro nel 2021». Ma c’è una grande opportunità. Sbarra ha ricordato che il Recovery Plan rappresenta «un'occasione storica, probabilmente irripetibile, che sarebbe un delitto non cogliere. Al Governo chiediamo concretezza progettuale, con un vero cronoprogramma e reali valutazioni d'impatto sui riflessi occupazionali, sociali ed economici di ogni progetto.Vanno declinate concretamente le direttrici di ogni missione, e va focalizzato meglio il tema decisivo della governance, intesa come insieme di capacità istituzionale e sociale di progettazione.Il percorso va assolutamente condiviso, ad ogni livello, per sostenere la giusta transizione ambientale, energetica, ecologica, per assicurare tempi certi e buona qualità della spesa, per monitorare e seguire l'attuazione dei progetti».

Stoccata al Parlamento: stia lontano dai temi della contrattazione

Il messaggio è che «va ridata centralità a lavoro e occupazione, ad investimenti e formazione, a una riforma redistributiva del fisco, alle politiche sociali, a coesione territoriale e democrazia economica».

Il leader della Cisl non ha risparmiato una stoccata al legislatore: «deve restare lontano da temi propri della libera contrattazione», perchè «imbrigliare nella rigidità della legge organizzazione del lavoro, rappresentanza, causali, mortifica il respiro dell'incontro contrattuale, significa non rendersi conto che qualità del lavoro e produttività sono il risultato di un rapporto tra parti vivo, costante, adattivo».

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