IL PRESIDENTE DI FARMINDUSTRIA

Scaccabarozzi: «Non cresciamo come prima, avanti sui farmaci innovativi»

Dopo un decennio che ha visto la farmaceutica macinare record - +22% la produzione, +117% l’export e il primato per numero di occupati - già nella seconda metà del 2018 la lunga fase di crescita della produzione si è arrestata e quest’anno i dati sono ancora altalenanti

di Marzio Bartoloni


Scaccabarozzi: terapie personalizzate basate sul profilo genetico

4' di lettura

«Il ritmo di crescita per la prima volta dopo tanti anni comincia a rallentare. Per noi questo è un primo segnale di allarme». Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, non è preoccupato («sono ottimista per natura»), ma dopo un decennio che ha visto la farmaceutica macinare record - +22% la produzione, +117% l’export e il primato per numero di occupati - già nella seconda metà del 2018 la lunga fase di crescita della produzione si è arrestata e quest’anno i dati sono ancora altalenanti (-0,2% a gennaio-luglio, ma con un +0.5% solo a luglio).

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«È vero che non si può sempre crescere a due cifre, ma questo - avverte Scaccabarozzi - è un dato che ci lascia pensare, anche perché gli altri Paesi non stanno a guardare. e quando si è primi poi si finisce sotto attacco. C’è molta competizione: ricevo continui inviti alle nostre aziende per investire all’estero soprattutto nei Paesi emergenti»

Serve una nuova governance

Il rallentamento dei ritmi di crescita della produzione non dipende solo da fattori esterni, come i dazi o la concorrenza agguerrita: «Abbiamo bisogno di chiarezza sulla governance a partire dalla revisione dei due tetti di spesa farmaceutica che non sono adeguati perché quella ospedaliera è sottodimensionata e quella convenzionata è sovradimensionata, basterebbe travasare le risorse dove servono senza toccarle. Su questo le Regioni sono già d’accordo e mi aspetto che si riparta da qui». La necessità di «ammodernare» la governance di farmaci e dispositivi medici è uno dei capitoli del Patto per salute che Regioni e ministero della Salute affronteranno già dalla prossima settimana. «Noi - continua Scaccabarozzi - la nostra parte l’abbiamo fatta: negli ultimi 5 anni tra payback e altre voci legate agli accordi negoziali abbiamo restituito al Ssn 8,5 miliardi, senza questi fondi credo che molte Regioni oggi sarebbero in piano di rientro». Da qui l’appello al Governo Conte e al nuovo ministro della Salute, Roberto Speranza («ci siamo già sentiti e abbiamo sottolineato entrambi che la prima cosa è la salute dei cittadini») per aprire un «dialogo» sul futuro del settore: «Ho sempre detto che ogni Governo è giusto che si faccia la sua di verità però è importante che senta le verità di tutti, compresa la nostra, per prendere la decisione migliore. Sarebbe un peccato mettere a rischio questo patrimonio industriale che negli anni della crisi è stato uno dei settori che ha sostenuto l’economia del paese».

La scommessa dell’innovazione

Il dialogo con il Governo secondo Farmindustria è necessario anche perché il mondo delle cure si trova nel pieno di una vera rivoluzione: «Ci sono 16mila farmaci in sviluppo e 7mila in fase clinica e oltre il 40% sono personalizzati, nell’oncologia le terapie su misura sono addirittura il 70% e in molti casi sostituiranno altri tipi di cura riducendo i costi dell’ospedalizzazione. Ecco nel medio lungo periodo bisogna studiare una strategia che non consideri le voci di spesa come silos a sé stanti, ma con un approccio che metta insieme tutto. Se un farmaco come il Car T, che ha un costo alto, può far risparmiare giorni di ospedale bisogna tenerne conto». L’esempio più evidente è nell’oncologia: «Qui la spesa in farmaci è raddoppiata, ma quella complessiva contro i tumori è calata dell’11% l’anno con un risparmio di 250 milioni». Un fronte, quello dell’innovazione, su cui Scaccabarozzi si aspetta l’impegno del Governo a rifinanziare nella prossima manovra i due fondi da 500 milioni l’uno destinati ai farmaci innovativi e a quelli innovativi oncologici: «Me lo aspetto, anzi mi auguro che la dotazione diventi strutturale anche perché il ministro ha dichiarato che la sanità non deve essere aggredita da tagli. Questi due fondi sono stati due segnali importantissimi per far vedere all’estero che l’Italia è un Paese che scommette sull’innovazione e che cerca di far arrivare ai pazienti le nuove terapie».

Industria 4.0 e green

Il nuovo Governo promette in manovra di confermare gli incentivi per industria 4.0 e di puntare sugli investimenti green. «Siamo pronti. La nostra è ormai una industria 4.0 sotto tutti gli aspetti - avverte il numero uno di Farmindustria -, se siamo riusciti a crescere così tanto negli ultimi anni è proprio perché abbiamo puntato su tecnologie digitali nella produzione che ci hanno reso competitivi con altri Paesi dove magari i costi sono più bassi. Dal punto di vista green anche qui siamo un benchmark nel panorama industriale italiano: in dieci anni abbiamo ridotto del 74% le emissioni e del 54% i consumi energetici».

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