L'Ops

Scalata Intesa, per i bergamaschi prove generali di arrocco

L’operazione dell'istituto è un grande punto interrogativo. Dal territorio una nutrita presenza figura all'interno del Car e del Patto dei Mille

di Matteo Meneghello


4' di lettura

A Bergamo per anni le banche di riferimento sono state tre. La Popolare, il Credito bergamasco e la Banca provinciale lombarda. Non era cosa insolita che gli imprenditori bergamaschi, gente pratica, fossero contemporaneamente azionisti di tutte e tre le compagini societarie, scegliendo però opportunamente di «esporsi» politicamente solo in un istituto di riferimento per volta. Così, è noto in città che la Banca provinciale era «quella dei Pesenti», il Credito bergamasco (punto di riferimento della Curia) era l’istituto dei Radici, mentre la Popolare, quella con la venatura più laica, è stata da sempre il feudo della famiglia Zanetti. Con le fusioni prima, e l’avventura in Ubi poi, tutto è cambiato. E ora l’operazione ostile di Banca Intesa è per tutti un grande punto interrogativo sul futuro: la preoccupazione è che, da tre salde boe di riferimento per navigare nelle burrasche della finanza, ora di boe per gli imprenditori bergamaschi, soprattutto per quelli di minori dimensioni, non ne rimarrà nemmeno una.

I soci bergamaschi di peso sono oggi presenti soprattutto nel Car, il raggruppamento che comprende molti transfughi del cosiddetto Patto dei Mille e pure un socio di peso bresciano, come la famiglia Beretta di Gardone Valtrompia, arrivando a sindacare complessivamente quasi 215 milioni di azioni (grazie anche al peso di fondazioni e Cattolica assicurazioni), pari al 18,766% del capitale.

L’universo dei Radici - si tratta degli eredi di Gianni Radici, attivi nelle fibre chimiche, niente a che vedere con il ramo del fratello Miro, attivo nel tessile che è uscito da tempo - è ancora ben rappresentato in Ubi. La sapa Radicifin ha in paniere 5 milioni di azioni, Lurofin ne ha 321mila, Angelo, Bruna e Paolo quasi un milione insieme, Radici partecipazioni spa altre 700mila; a queste si aggiungono oltre 5 milioni di azioni detenute da Quattro Luglio srl, un veicolo creato, insieme ad altri simili, quando Ubi aveva ancora lo statuto da Banca popolare e prevedeva quindi un limite dell’1% di possesso azionario per ogni singolo soggetto. Nel patto c’è poi la Next investment della famiglia Bombassei, con 11,5 milioni di azioni. Accanto ai nomi noti ci sono imprenditori locali, come Giuseppe Pilenga, presidente delle fonderie Pietro Pilenga di Comun Nuovo e noto anche per avere scalato, attraverso P4p international, la Best Union company (controlla la piattaforma di ticketing Vivaticket), arrivando a detenere quasi il 30% del capitale. Pilenga detiene più di 11 milioni di azioni, in proprio e attraverso P4p. Un altro imprenditore di rilievo, ma non appartenente alle casate storiche azioniste degli istituti bergamaschi, è Gianfranco Andreoletti, titolare dell’azienda di materie plastiche Scame di Suisio, nella Bassa bergamasca, e presidente dell’Albinoleffe, squadra di calcio che milita in serie C. C’è poi la famiglia Bosatelli, proprietaria della Gewiss, azienda elettrotecnica nota anche per essere stata sponsor del team ciclistico che ha portato Evgenij Berzin a vincere il Giro d’Italia nel 1994. La famiglia detiene 34 milioni di azioni, la maggior parte attraverso la finanziaria Polifin. Un pacchetto di 1,1 milioni, secondo quanto si apprende dalle più recenti «informazioni essenziali» comunicate per legge dai pattisti, sono state però vendute il 18 febbraio, a ridosso dell’annuncio dell’Ops da parte di Banca Intesa (la mossa ufficiale risale alla sera del 17 febbraio). A vendere, secondo quanto si apprende è stato Domenico Bosatelli (con 500mila azioni), che ha cessato di aderire al Patto direttamente, mantenendo l’adesione in via indiretta tramite la finanziaria Polifin (che recentemente ha però comprato altri 2 milioni di azioni); si sono alleggeriti anche Luca (100mila azioni), che ha cessato di aderire al patto, e Fabio, che ha venduto un terzo del suo pacchetto, vale a dire 500mila azioni di un totale di 1,5 milioni. A entrare nel patto, che comprende anche i due soci di maggiore peso di Ubi, vale a dire la Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo e la Fondazione Banca del Monte di Lombardia, è stata invece, nelle ultime settimane, Cattolica Assicurazioni.

Tornando ai bergamaschi, questi ultimi vantano una nutrita presenza anche all’interno del cosiddetto Patto dei Mille. È il caso, per esempio, della famiglia Zanetti. Matteo, ultimo discendente di una dinastia che ha governato a lungo il credito sul territorio - dal 1933 fino ai tempi più recenti un membro della famiglia è sempre stato nel cda prima della Popolare di Bergamo e poi di Ubi - è presidente del Patto. Il vicepresidente è Alberto Barcella, imprenditore (la sua azienda, la Bm di Bagnatica, si occupa di stampaggio di materiale termoplastico), past president di Confindustria Bergamo e di Confindustria Lombardia. Nel comitato direttivo è inoltre presente Roberto Sestini, titolare dell’azienda chimica Siad. Tra i soci di peso del Patto dei Mille, prima della ridefinizione in seguito alla defezione che ha portato alla creazione del Car, figuravano Confindustria Bergamo, imprenditori come la famiglia Zambaiti (tessile), grandi proprietari immobiliari come Marco Paganoni, professionisti bergamaschi come Pecuvio Rondini.

IL CONFRONTO
I PRINCIPALI AZIONISTI DI INTESA SANPAOLO

Dati in percentuale. (Fonte: Elaborazione del Sole-24 Ore su dati Bloomberg)

PATTI DI SINDACATO UBI

Dati in percentuale

PATTI DI SINDACATO UBI
DUE SETTIMANE A PIAZZA AFFARI

Andamento del titolo di Ubi

DUE SETTIMANE A PIAZZA AFFARI
LE PRINCIPALI BANCHE EUROPEE

Ranking per proventi operativi netti. In miliardi di euro. ** ISP + UBI al netto dell'accordo con Bper Banca per la vendita di una parte delle filiali e delle relative attività e passività per affrontare preventivamente le tematiche Antitrust. (Fonte: bilanci di ISP e UBI Banca, Banca d'Italia, dati Factset al 14/02/2020)

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