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Scalata nello shale oil. Anadarko ora tratta con Occidental e aspetta il rilancio di Chevron

di Sissi Bellomo


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3' di lettura

A meno di un mese dall’accordo per la fusione con Chevron , Anadarko riapre i giochi nella competizione per lo shale oil del bacino di Permian. La compagnia, che gode di una posizione privilegiata nell’area più ricca di petrolio degli Stati Uniti, ha annunciato che riprenderà a trattare anche con Occidental, il pretendente rivale, che aveva più volte respinto.

La decisione prelude a una possibile sfida a colpi di rilancio e arriva in risposta all’ultima offerta di Occidental, che la settimana scorsa si era fatta avanti con un takeover ostile da 57 miliardi di dollari incluso il debito, circa il 20% più di quanto messo sul piatto da Chevron.

Sulla vicenda è emerso anche un caso di insider trading: la Sec ha accusato una serie di trader (di cui non ha reso nota l’identità) di profitti illeciti per 2,5 milioni $ nei due mesi precedenti l’accordo Anadarko-Chevron e ieri ha ottenuto un sequestro di beni da parte del tribunale di Manhattan.

Il consiglio di amministrazione di Anadarko, riferisce una nota della società, ha valutato all’unanimità che l’offerta di Occidental «potrebbe ragionevolmente dare luogo a una proposta superiore»: formula solo in apparenza criptica, perché in realtà cita i termini dell’accordo con Chevron, secondo cui è l’esistenza di un’eventuale «proposta superiore» a far scattare i possibili rilanci.

La major in tal caso avrebbe quattro giorni di tempo per eguagliare o superare l’offerta rivale, ma il conto alla rovescia per ora non è partito. Anadarko continua anzi a chiamare «definitivo» l’accordo con Chevron e a raccomandarlo agli azionisti. È chiaro tuttavia che a questo punto vuole di più. E ha buone probabilità di riuscirci, anche se la strategia non è priva di rischi.

Occidental in effetti si è mostrata generosa: la sua offerta non solo supera quella di Chevron, ma è per metà in contanti, mentre la major pagherebbe per tre quarti in azioni, una circostanza che tra l’altro ha aperto un gap crescente tra le due proposte (oggi la differenza è di 7 miliardi di dollari, mentre all’inizio erano solo 5 miliardi). 

Prezzo a parte, non è però la stessa cosa finire in mano all’una piuttosto che all’altra società.

Occidental, focalizzata sul bacino di Permian, in cui è il maggior produttore, promette sinergie superiori a quelle di Chevron (3,5 contro 2 miliardi di dollari). Tuttavia – a differenza della major, che ha una presenza internazionale – non ha alcun interesse per gli altri asset di Anadarko, tra cui pozzi offshore nel Golfo del Messico e un importante progetto per il gas liquefatto in Mozambico, che quasi certamente venderebbe.

Importanti cessioni sarebbero peraltro necessarie per puntellare il bilancio di Occidental, messo a dura prova dalla scalata: il debito netto salirebbe a 42,3 miliardi di dollari, più del triplo del cash flow operativo annuo, stima Jefferies.

Moody’s intanto ha già minacciato un taglio del rating di diversi notch (benché non a livello «spazzatura»).

I rischi potrebbero scoraggiare gli azionisti non solo di Anadarko, ma anche di Occidental, cui è richiesto di approvare l’operazione. Il via libera dell’assemblea di Chevron non è invece necessario e il gigante petrolifero potrebbe far leva proprio su questo vantaggio per temporeggiare, evitando un’escalation nei rilanci di prezzo.

Per conquistare Anadarko in fondo potrebbe bastare un po’ di contante in più, che Chevron – come ha già anticipato il direttore finanziario Pierre Breber – è in grado di elargire. Altrimenti c’è sempre la breaking fee, che è stata fissata a un miliardo di dollari.

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