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Scaligera&Intracarni si rafforza ad Agrigento e punta oltre confine

di Nino Amadore

3' di lettura

Un nuovo stabilimento da 2.000 metri quadrati per la lavorazione dei salumi nella zona industriale di Agrigento, il rafforzamento della presenza nei mercati esteri e nella Gdo. Sono alcune delle nuove iniziative di Scaligera&Intracarni, azienda con sede ad Agrigento, figlia de una “alleanza” tra l'azienda agrigentina Intracarni e la cooperativa zootecnica Scaligera, una delle più grandi coop del settore del nostro Paese, con l'obiettivo di «divenire il primo player della carne bovina top di gamma per il mercato di riferimento». Una alleanza che si è consolidata grazie all’ingresso di Scaligera nella compagine societaria di quella che prima era Intracarni e che nel 2016 è diventata Scaligera & Intracarni company.

I prossimi passi sono una tappa di un percorso avviato poco più di sei anni fa dalla famiglia Di Salvo: oggi Alessandra è il ceo dell’azienda affiancata da fratelli e sorelle (Lorenzo, Alfonso, Lisa e Irene) .

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«Siamo stati i pionieri in Sicilia per le carni nazionali, in un periodo in cui molto radicate erano le carni francesi e belghe – racconta Alessandra –. Abbiamo fatto conoscere in Sicilia la scottona (la femmina del bovino mai gravidata) è stata premiata in Italia come migliore per qualità e rispetto del benessere animale».

Oggi l’azienda ha una settantina di addetti ed esporta in Gran Bretagna, Germania, Francia e Polonia. Dal 2000 può contare su uno stabilimento di oltre tremila metri quadrati all'interno del quale vi sono 2.000 metri quadrati di celle frigorifere per la conservazione di prodotti freschi e celle per la conservazione di prodotti congelati che possono «garantire sempre il controllo delle temperature e il rispetto della catena del freddo». A seguito dell'ampliamento della struttura nel 2020 sono state realizzate sale di trasformazione e produzione per 800 metri quadrati dotate di tecnologie 4.0.

Ed è a fianco di questo impianto che sta nascendo quello nuovo che dovrebbe essere completato entro la fine di quest'anno: sarà un impianto interamente dedicato alla lavorazione dei salumi e in questo caso è prevista l'assunzione di altre 20 persone tra operativi e addetti all'amministrazione di cui il 50% con profili e competenze tecniche e digitali.

«Abbiamo in corso un nuovo piano industriale per aumentare la capacità produttiva del salumificio e dare risposta alla domanda di mercato – racconta Alessandra –. da qui nasce l'esigenza del nuovo stabilimento. La progettazione dello stabilimento tiene conto non solo dei consumi energetici prospettici ma si basa sull’obiettivo di renderlo totalmente autonomo energicamente e sostenibile. Tutti i processi produttivi saranno monitorati 24 ore al giorno ed un sistema software avanzato che ci permetterà di agire in tempo reale su molti fattori di produzione ottimizzando le varie fasi del processo».

Quella avviata da Alessandra e dai suoi fratelli è una scommessa che punta tutto sulla qualità: ne sono una dimostrazione i salumi commercializzati con il marchio I Macellotti. Una scommessa che si può dire vinta: la lavorazione della carne proveniente dagli allevamenti della Scaligera e la produzione di salumi hanno consentito a questa azienda, esempio paradigmatico di una felice alleanza tra Sud e Nord, di chiudere il 2021 con un fatturato di 29 milioni (nel 2015 da queste parti il giro d'affari era di 8 milioni). «Puntiamo molto sul nostro prodotto e siamo fortemente convinti di poter acquisire importanti quote di mercato all’estero – dice Alessandra – . Stiamo già lavorando oggi nello sviluppo di nuove alleanze commerciali in Germania, Francia e Spagna. Ma la nostra attenzione è rivolta sempre al prodotto alla materia prima italiana e top di gamma». In cantiere il ripristino dell’azienda agricola di famiglia con l'obiettivo di sviluppare le produzioni zooteniche siciliane: in questo caso il tutto dovrebbe essere completato e operativa entro il 2025. «Va rilevato – dice Alessandra – che non poche sono le criticità territoriali che determinano dei costi occulti sia nello sviluppo dei progetti aziendali che nell’operatività aziendale quotidiana mi riferisco in primo luogo ai gap infrastrutturali presenti che nel nostro caso incidono quasi il 6% di maggior costo della logistica o ancora il gap dell’azione della pubblica amministrazione troppo spesso inefficiente, lacunosa ed indifferente al trascorrere del tempo che di contro è determinante per l’azienda».

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