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Scambio dati con gli Usa, altolà irlandese a Facebook

Dall’esito dell’iniziativa, che altri potrebbero seguire, ci si attende una ristrutturazione consistente degli attuali modelli organizzativi

di Andrea Monti

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Dall’esito dell’iniziativa, che altri potrebbero seguire, ci si attende una ristrutturazione consistente degli attuali modelli organizzativi


2' di lettura

Il 9 settembre 2020 Facebook ha comunicato tramite il proprio sito che l'Irish Data Protection Commissioner ha iniziato un procedimento per la verifica del modo in cui la filiale irlandese del social network scambia i dati con gli Usa. È un segnale importante perché evidenzia un rinnovato impegno delle autorità nazionali di protezione di dati nel tutelare i diritti dei cittadini europei una volta che le loro informazioni personali hanno abbandonato i confini dell'Unione. Dall'esito di questa iniziativa potrebbe dipendere una consistente ristrutturazione dei modelli organizzativi, tecnologici e commerciali dei servizi basati sull'approccio «dati in cambio di servizi» che caratterizzano le attività delle BigTech e di moltissime altre aziende.


L'iniziativa dell'Irlanda segue a ruota quella del garante tedesco del Baden-Württemberg che, come riportato dal Sole 24Ore del 24 agosto, ha emesso delle linee guida che impongono alle aziende che esportano dati verso gli USA di adottare dei sistemi di sicurezza idonei a prova di intelligence.Entrambi gli eventi sono conseguenza della sentenza Schrems II, emanata dalla Corte europea di giustizia il 16 luglio 2020, che ha annullato l'accordo “Privacy Shield”.

Incertezza dopo lo Shield

Grazie al Privacy Shield era possibile esportare dati personali verso gli Stati Uniti realizzando contrattualmente un sistema adeguato di protezione dei dati europei. La Corte europea ha, tuttavia, ritenuto che i diritti dei cittadini europei non fossero adeguatamente garantiti dalla normativa statunitense in materia di sicurezza. Di qui la decisione di annullare l'accordo e la creazione di uno stato di incertezza sulla possibilità di continuare l'interazione con gli Usa.

Le azioni promosse dai garanti tedesco e irlandese rappresentano, con buona probabilità, soltanto l'inizio di un processo più ampio. La Ue, infatti, sta prestando sempre maggiore attenzione ad affermare la sovranità digitale europea sui dati dei cittadini dell'Unione e, di conseguenza, ad evitare che altri Paesi possano avvantaggiarsi non solo in termini di sicurezza ma anche di mercato, da un accesso meno regolato ai dati personali comunitari.

Se, dunque, anche alla luce del Cloud Act americano, il garante irlandese dovesse ritenere non corrette le modalità con le quali Facebook Irlanda esporta i dati in Usa, e altri garanti lo seguissero in questa decisione, il mercato dei servizi online potrebbe essere radicalmente rivoluzionato.

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