rigenerazione urbana

Scampia, una dote di 60 milioni per ricostruire le case e sopratutto per creare aree verdi e servizi

Avviata la demolizione della “Vela Verde”, ne restano due da abbattere e una da riqualificare. Dal ministro Provenzano l’impegno per altri 50 milioni

di Vera Viola


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(Ansa)

4' di lettura

Abbattuta la prima ala, ci vorranno almeno due mesi perché venga del tutto liberata l’area occupata dalla Vela “A” anche detta “Vela Verde” di Scampia. Ma la prospettiva di una svolta ora è concreta. Riparte infatti il piano pluridecennale di riqualificazione della periferia napoletana: “ReStart Scampia”, approvato nell’ambito del Piano per le periferie varato nel 2016 dai Governi Renzi e Gentiloni, a cui è andata una dote iniziale di 26 milioni.
La demolizione
Trasferite le 60 famiglie della Vela Verde in nuovi alloggi, il cantiere della demolizione era stato aperto a maggio e si prevedeva che l’abbattimento vero e proprio potesse avvenire entro l’estate, ma i tempi sono slittati e solo il 20 febbraio è iniziata l’opera di distruzione. Non più con la dinamite, come per le prime Vele demolite in epoca bassoliniana, ma con grandi bracci d’acciaio che ne mordono e strappano pezzo per pezzo. Restano da demolire le Vele “C” e “D”, anche indicate come la “Gialla” e la “Rossa”. Ne sarà conservata una sola, la Vela “Celeste”, testimonianza di un passato negativo ormai “archiviato”, che verrà destinata a servizi e agli uffici della Città Metropolitana di Napoli.
Il progetto di riqualificazione
Lo studio di fattibilità è stato redatto dagli Uffici comunali con la collaborazione dei Dipartimenti di Ingegneria e Architettura della Federico II e con la condivisione del Comitato dei cittadini di Scampia, da sempre impegnato nella vicenda. Sulla base di questo studio, verrà poi elaborato un Masterplan. L’incarico di redigerlo verrà affidato con un bando internazionale che al momento si prevede che possa essere pubblicato quando saranno completate le demolizioni. «Ma – dice l'assessore del Comune all’Urbanistica, Carmine Piscopo – stiamo rivalutando i tempi e le priorità». Sull’area liberata dalla Vela Verde, in un primo momento sorgerà un giardino attrezzato, un piccolo parco di quartiere. La prima riqualificazione riguarderà la Vela Celeste che dovrà ospitare temporaneamente le famiglie sfrattate dalle vele gialla e rossa. Una volta completate tutte le demolizioni, sull’area liberata che viene definita “Lotto M”, il progetto prevede la costruzione di residenze, al massimo sul 25% dell’area edificabile. Ma prevede soprattutto la realizzazione di servizi integrati, quasi a voler ripagare i cittadini di tutti quelli che a lungo sono loro mancati. Ci saranno asili nido e scuole materne e superiori, servizi sociali per donne e famiglie. Attrezzature sportive, aree commerciali, strutture per la cultura e il tempo libero. In sintesi, verde e servizi sono i pilastri del Piano. Intanto è realtà il Polo delle scienze infermieristiche della Università Federico II, realizzato con finziamento regionale (5,5, milioni) e comunale (per 4 milioni). «Questo è stato completato per l’85% – precisa Piscopo – sono state espletate le gare per l’acquisto degli arredi, manca ancora la gara per l’acquisto delle apparecchiature elettromedicali».
Le risorse
ReStart Scampia ha una dote di 17 milioni per demolizioni e rigenerazione. A cui si aggiungono 9 milioni di fondi europei del Pon Metro 2014-2020 (Asse 4 Infrastrutture per l'inclusione sociale). Altri 30 milioni sono stati stanziati dal Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020 nell’ambito del Programma “Patto per lo sviluppo della città di Napoli”. Per completare l’intero intervento il Comune di Napoli ha chiesto al Governo altri 50 milioni. Per i quali ha ottenuto rassicurazioni dal ministro per il Mezzogiorno Giuseppe Provenzano che saranno stanziati nell’ambito del Piano per il Sud.
La storia.

Le sette Vele vennero costruite con la legge 167 del 1962, su progetto dell’architetto Franz Di Salvo, su incarico della Cassa del Mezzogiorno. Di Salvo si ispirò ai princìpi di Le Corbusier, progettò edifici “a Tenda” e una serie di attrezzature collettive . Ma queste ultime non vennero mai realizzate. Divorate dal degrado, abbandonate e poi occupate abusuivamente a più riprese, le Vele diventano scandalo: piazza di spaccio, covo della camorra. L’iniziativa e la forte spinta alla riqualificazione nasce dal basso, proprio nel quartiere che resiste al degrado e combatte per il riscatto, organizzandosi in organismi autogestiti. Il Comitato Vele nasce nel 1986. Contesta la scelta di aver creato sette edifici per 1.200 abitazioni , in un ghetto circondato da autostrade, e di aver concentrato fasce sociali con gravi problemi, abbandonando il controllo e la manutenzione. Il leader del movimento, Vittorio Passeggio, lavora per decenni senza sosta, porta istanze e progetti alle amministrazioni, viene ricevuto da presidenti della Repubblica, presidenti di Camera e Senato. Si allontana dal Comitato dopo trent'anni, segnato nel fisico e nella mente dai troppi rifiuti e rinvii. Prende il testimone Omero Benfenati.

Si comincia a parlare di demolizioni

La lotta per la demolizione comincia a trovare ascolto solo negli anni 90 quando la Giunta Bassolino istituisce un Ufficio per le Periferie. E vince un primo importante risultato nel '93 quando la Finanziaria stanzia 160 miliardi di vecchie lire per la demolizione delle Vele e la ricostruzione di nuove case. Le prime tre Vele di Scampia vengono abbattute nel '97, nel 2000 e nel 2003. Poi tutto si ferma. Si riparte quando il Comune di Napoli partecipa al Bando “Periferie” con “Restart Scampia”.
Una conquista per tutti gli abitanti della municipalità
L'abbattimento era atteso con ansia e dolore dagli abitanti delle Vele stesse, che ora vedono aprirsi la prospettiva di una vita più “normale”, pur mostrando nostalgia per gli anni vissuti tra quelle mura, sebbene poco ospitali e fortemente inquinate dalla camorra e dal malaffare. Ma la demolizione rappresenta un sogno anche per gli altri abitanti di Scampia che, per liberarsi dall’onta delle Vele, da anni si prodigano per rendere vivibile un'intera municipalità che molto a lungo è stata dimenticata dai Governi nazionali e locali.

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