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Scandalo nomine al Csm, Ermini incontra i quattro consiglieri autosospesi

di Ivan Cimmarusti


Corsa per la Procura di Roma, indagato ex presidente Anm Palamara

3' di lettura

Fare un passo indietro quantomeno per questioni di opportunità, per preservare l’immagine di un Consiglio superiore della magistratura travolto da una bufera senza precedenti per l’affare nomine. Il vice presidente del Csm David Ermini incontra in mattinata i quattro consiglieri autosospesi Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Paolo Criscuoli (tutti di Magistratura indipendente) e Gianluigi Morlini (Unicost). Un ultimo tentativo per chiedere una assunzione di responsabilità. Ma in ballo ci sono gli equilibri “politici” interni al Consiglio. Se i tre consiglieri di Magistratura indipendente dovessero dimettersi entrerebbero Ilaria Pepe, Giuseppe Marra - della corrente di Piercamillo Davigo Autonomia e indipendenza – e Bruno Giacomo, di Area.

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Fiducia da Magistratura indipendente
Ieri la sezione della Cassazione ha dato «piena fiducia e totale solidarietà» ai consiglieri del Csm, invitandoli a rimanere al loro posto. Alzata di scudi anche da Magistratura indipendente, che diversamente accusa una campagna di stampa contro i quattro consiglieri. Ermini, come ha avuto modo di dire nel corso del Plenum straordinario di martedì scorso, chiede una assunzione di responsabilità. La bufera che si sta abbattendo sul Consiglio rischia di avere effetti devastanti. La vicenda, tra l’altro, è seguita con grande attenzione dalla presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che presiede il Csm stesso.

Ermini: assunzione di responsabilità
I quatto consiglieri sono stati coinvolti nell’inchiesta della Procura di Perugia sul pm di Roma Luca Palamara, ex Csm ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Nel corso di alcune intercettazioni ambientali, i magistrati di Perugia hanno ascoltato conversazioni sulle nomine da disporre in alcune procure italiane, tra le quali Roma. Il particolare non avrebbe alcuna implicazione penale, se non fosse che al tavolo erano presenti anche i parlamentari del Partito democratico Luca Lotti e Cosimo Ferri. Con una nota i consiglieri hanno negato di aver avuto una discussione sulle nomine alla presenza di Lotti e Ferri, respingendo ogni forma di accusa. Per questo la loro volontà è di non lasciare l’incarico. Da parte sua, invece, Ermini sostiene che comunque sia necessaria una assunzione di responsabilità, richiamando indirettamente la volontà del Quirinale che i quattro consiglieri si dimettano.

GUARDA IL VIDEO - Mattarella: giudici non rispondono a opinioni ma solo alla legge

I magistrati finiti sotto inchiesta
Al di là del ruolo dei quattro consiglieri, resta aperto un tema: i rapporti di una parte della magistratura con ambienti corruttivi. L’inchiesta di Perugia, infatti, si basa sui presunti rapporti di natura illecita tra due magistrati, Palamara e Luigi Spina (che si è dimesso dal Csm), con il faccendiere Fabrizio Centofanti. Ma chi è questo personaggio tanto discusso? Il suo nome compare per la prima volta nell’inchiesta della Procura di Roma sul Consiglio di Stato. I magistrati, col coordinamento del procuratore aggiunto Paolo Ielo, scoprono che nel massimo organo della giustizia amministrativa c’è una corruzione dilagante, con l’acquisto di sentenze. Si scoprono così responsabilità (tutte eventualmente da dimostrare) di una rete di giudici di Palazzo Spada: Raffaele De Lipsis, Nicola Caruso, Antonio Serrao, Riccardo Virgilio e Antonio Bianchi. L’archiviazione, invece, è stata chiesta per il presidente di sezione Sergio Santoro.

L’inchiesta di Perugia, si basa sui presunti rapporti di natura illecita tra due magistrati: Palamara e Spina, con il faccendiere Fabrizio Centofanti

L’associazione culturale Cosmec
Nel corso delle perquisizioni gli inquirenti scoprono alcuni elenchi. Saltano fuori nominativi di svariati giudici, Ennio Attilio Sepe, presidente dell'associazione magistrati tributaristi, Gianpiero Rinaldi, vice presidente della Commissione tributaria di Roma, Giuseppe Cipolla, ordinario di diritto Tributario, Barbara De Donno, consiglio di presidenza della giustizia tributaria, Francesco D'Ayala Valva, garante del Contribuente Lazio e Molise, Daniela Gobbi, segretario generale dell'associazione magistrati tributari, e Silverio Tafuro, presidente di sezione della Commissione tributaria regionale Lazio. Nessuno di questi è stato indagato in quanto non conoscevano Centofanti ed in occasione del Convegno di Orvieto, si sono occupati soltanto dell'organizzazione scientifica della manifestazione tenutasi a fine novembre 2016, rivolgendosi alla Cosmec semplicemente per la relativa sistemazione logistica, ignorando gli asseriti legami tra questa e il Centofanti.
Nel comitato scientifico dell'associazione Cosmec risultava Antonio Merone, presidente di sezione della Corte di Cassazione e Cesare Mastracola, magistrato del Consiglio di Stato. Ai due giuristi l'associazione culturale di Centofanti, prevedeva «l'inserimento di magistrati ordinari e/o speciali, in relazione ai singoli eventi, all'interno del comitato scientifico». Per un convegno a Palermo, entrano anche Carlo Modica De Mohac, consigliere di Stato, Carlo Deodato, consigliere di Stato, Carlo Malinconico, docente di diritto dell'Unione europea dell'Università di Tor Vergata di Roma.

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