Il ritratto

Scannapieco, dalla squadra dei Draghi Boys del Tesoro alla Bei

Il manager ha mosso i primi passi in Telecom Italia nel 1992. Dalla direzione privatizzazioni del Tesoro ha seguito le maggiori operazioni dalla fine degli anni '90: da Telecom Italia, alla quotazione in Borsa di Enel, Finmeccanica e la vendita delle successive tranche fino alla trasformazione in spa e alla vendita dell'Ente Tabacchi

di Laura Serafini

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Dario Scannapieco, classe 1967, ha “lasciato” l'Italia nel 2007 per assumere l'incarico di vicepresidente della Banca degli investimenti europei. Da dove, in tutti questi anni, ha lavorato per supportare la crescita anche delle grandi aziende italiane attraverso finanziamenti per i progetti infrastrutturali, di crescita e di sviluppo come fonti alternative ai canali bancari e tassi competitivi. Tutte le grandi aziende corporate, sia a controllo pubblico che privato, si sono avvalse del sostegno finanziario della banca, il cui intervento costituiva anche una riprova della solidità del proprio business.

L’era dei Draghi boys

Quando Scannapieco aveva assunto il nuovo incarico in Lussemburgo si lasciava alle spalle gli anni roventi delle privatizzazioni italiane. Lui era stato uno dei Draghi Boys (quando l'attuale premier era direttore generale del ministero del Tesoro dove l'aveva chiamato Guido Carli), forse uno degli ultimi di quella squadra a lasciare il dicastero dell'Economia, dove nel 2002 era diventato dirigente capo della Direzione finanza e privatizzazioni. Tra gli ultimi dossier ai quali ha lavorato - quando direttore generale era Vittorio Grilli, con il quale non sempre era facile essere in sintonia - proprio il dossier Alitalia: in quegli anni ancora si cercava di mandare in porto un matrimonio fortunato con una compagnia europea e allora il candidato ideale sembrava AirFrance. Sono passati più di 15 anni e quel dossier è ancora caldo; questa volta, però, non toccherà a lui occuparsene dal vertice di Cdp.

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I primi passi in Telecom Italia

Scannapieco aveva mosso i primi passi in Telecom Italia nel 1992, dopo la laura in Economia e commercio alla Luiss (nel '97 ha poi conseguito un Mba ad Harvard) entrando a far parte della direzione pianificazione e controllo strategico e pochi anni dopo, nel 1997 all'età di 30 anni, era approdato al ministero del Tesoro. Dalla direzione privatizzazioni ha seguito le maggiori operazioni dalla fine degli anni '90: da Telecom Italia, alla quotazione in Borsa di Enel, Finmeccanica e la vendita delle successive tranche fino alla trasformazione in spa e alla vendita dell'Ente Tabacchi, di cui è stato anche consigliere di amministrazione. In quegli anni tra gli altri incarichi Scannapieco è stato anche consigliere di Finmeccanica e membro del comitato di indirizzo strategico della Cdp che ora è chiamato a guidare.Il vicepresidente della Bei (e dal 2012 anche presidente del fondo europeo per gli investimenti e incaricato dell'attuazione del piano Juncker) ora tornerà nella sua casa dei Parioli lasciando il Lussemburgo.

Alla Cdp il primo caso da gestire sarà Autostrade

Alla Banca europea negli ultimi anni Scannapieco ha contribuito alla svolta green dell'istituto, che si è trasformato da istituti a supporto degli investimenti a realtà di investimento per spingere la transizione ecologica ed energetica. E ancora: dopo lo scoppio della pandemia è diventato presidente del Comitato dei contributori del fondo paneuropeo di garanzia da 25 miliardi creato nel 2020 dai paesi Ue in risposta al Covid. Nel 2018 Scannapieco aveva tentato una prima volta la corsa al vertice della Cdp, facendo perno anche sul benvolere del mondo delle Fondazioni bancarie e dell'allora presidente dell'Acri, Gianfranco Guzzetti. Quella volta, però, la spuntò Fabrizio Palermo. Adesso, finalmente, tocca a lui. Tra le questioni aperte sulle quali dovrà subito mettersi al lavoro c'è l'acquisto di Autostrade per l'Italia dai Benetton. Corsi e ricorsi storici: la vendita del nocciolo di controllo della società Autostrade alla famiglia di Ponzano Veneto fu una delle operazioni di privatizzazioni eseguite alla fine degli anni '90 quando Scannapieco era da poco approdato al ministero di via XX Settembre.


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