LE INCHIESTE DI FIUME DI DENARO - QUINDICESIMA TAPPA

Scantinati, capannoni e rifugi alpini: ecco dove scavano i minatori di criptomonete

In Italia minare criptovalute e monete virtuali diventa sempre meno conveniente a causa dei costi elevati dell'energia elettrica ed è anche per questo che la produzione privilegia Paesi come l'Islanda o la Svizzera. Ci sono, però, in Italia, due eccezioni

di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi


Milano capitale delle criptomonete

4' di lettura

In Italia minare criptovalute e monete virtuali diventa sempre meno conveniente a causa dei costi elevati dell’energia elettrica ed è anche per questo che la produzione privilegia Paesi come l'Islanda o la Svizzera.
Ci sono, però, in Italia, due eccezioni. Una è a Milano, alle falde del Duomo, dove la start up Criptomining ha due sedi. Dopo nemmeno due anni di vita la società, nata anche grazie ad una raccolta di crowdfunding, produce utili e non ha nessuna intenzione di recedere. Anzi: i fondatori pensano di ampliare gli orizzonti e guardare oltre Milano.

GUARDA IL VIDEO / Milano capitale delle criptomonete

L'altra è a Calenzano, ad appena 27 chilometri a nord di Firenze. Qui, in un capannone con ambienti che lavorano a pieno regime con centinaia di macchine e decine di ventole che raffreddano e scavano tra codici criptografici e stringhe di dati, opera Bitminer factory, una iniziativa del Gruppo Angeli, che in Toscana opera da 40 anni nelle costruzioni civili ed industriali e nell’ingegneria per i sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili, specializzato nella costruzione di mining farm in Europa.
La società, che è partita a metà 2017 con 250 mila euro di investimento e 22 macchine per il mining, è in continuo fermento e il 2 marzo 2018 i fondatori Gabriele Stampa e Gabriele Angeli sono stati ricevuti alla Camera dei deputati, dove hanno presentato il proprio progetto industriale.

Dopo circa due anni può contare su oltre 1.000 minatori digitali attivi all'interno della miniera, suddivisi fra mining-rig P8, soluzioni Gpu-based per il mining di Monero, Ethereum e ZCash ed altre 200 macchine usate nel mining di Bitcoin ed altre monete. Alle viste un progetto di espansione in altre 3 miniere ma, nel frattempo, continuano a proliferare le attività originarie. Sul sito web è infatti possibile acquistare attrezzature per il mining ed usufruire dei servizi di housing offerti. Con l'acquisto della macchina si ottengono da 12 a 24 mesi di energia elettrica gratuita.

La società mette a disposizione gli spazi dove altre imprese, singoli o professionisti possono esercitare l'attività di estrazione di ogni tipo di criptovaluta con il proprio hardware. Bitminer factory gestisce, resetta le macchine e, ovviamente, riceve una percentuale su quanto minato.

L'obiettivo è quello di rendere la blockchain sostenibile sul fronte energetico e dell'impatto ambientale, accorpando l'azione del mining a fonti di energia rinnovabili.

Il 19 luglio 2018 la società fiorentina ha annunciato il completamento di un nuovo impianto di mining industriale realizzato per conto di un importante produttore di energia da fonti rinnovabile.

Sulla statale del Sempione

La diversificazione è ormai la chiave che i minatori di criptovalute stanno seguendo per sopravvivere e svilupparsi, dopo l'ecatombe di criptominiere avvenuta nel corso del 2018.

Sulle Alpi svizzere, a Gondo, un paesino di 40 anime sulla statale del Sempione, pochi metri dopo aver superato la linea di confine tra l’Italia e la Confederazione elvetica, sorge una delle prime miniere di moneta digitale della Svizzera. È la Alpine Mining, oggi ribattezzata Alpine Tech, fondata nel 2017 da due ventenni, Ludovic Thomas e Christophe Lillo.

I due hanno cominciato più di tre anni fa quasi per gioco a interessarsi di criptovalute, in un garage di biciclette a Saxon, un paese a metà strada tra Sion e Martigny. Quando però i vicini di casa hanno cominciato a protestare perché il rumore dei macchinari dello loro “miniera” si era fatto insopportabile, hanno capito che da Saxon dovevano andarsene.

Thomas e Lillo sono dunque arrivati a Gondo - a 1.359 metri di altitudine - nel settembre 2017 e il 30 novembre hanno iscritto la loro società, la Alpine Mining, nel registro del commercio del Cantone Vallese, con un capitale sociale di 100mila franchi. Hanno cominciato investendo 20mila franchi e tutti i guadagni sono stati reimpiegati nella società.

A Gondo sono arrivati perché è il luogo dove l’energia elettrica ha il prezzo più basso di tutta la Svizzera, circa otto centesimi di franco al chilowattora. In Canton Ticino costa già quattro volte di più. L'elettricità che utilizzano per la loro criptominiera è energia pulita, perché proviene completamente da centrali idroelettriche, di cui la Svizzera è piena.
Oggi la società si è diversificata. «Siamo diventati più grandi - spiega Thomas - e offriamo molti servizi. Siamo ancora a Gondo ma abbiamo aperto un ufficio a Losanna, vicino al Politecnico, dove molti ragazzi del nostro team si sono laureati».

Per accompagnare la diversificazione, la Alpine Mining si è trasformata in Alpine Tech. «Oggi abbiamo un team completamente dedicato allo sviluppo della blockchain e un altro team dedicato all'Intelligenza artificiale. Siamo in 15 e recentemente abbiamo stretto una partnership con una società svizzera di orologi e abbiamo sviluppato un orologio da polso con un wallet per bitcoin integrato al suo interno».

Fare i minatori non basta più. I nuovi miners si inventano dunque nuove attività e offrono sempre più servizi nel settore delle criptovalute. Evolvono e si ingrandiscono per non essere travolti quando la “vena d'oro virtuale” non sarà più redditizia.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...