Dalla disciplina delle intercettazioni ai permessi in carcere, il decreto Giustizia è legge

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(IMAGOECONOMICA)

Viene stabilito per i giudici di sorveglianza che abbiano adottato (a partire dal 23 febbraio 2020) o adottino provvedimenti di ammissione alla detenzione domiciliare (o di differimento dell'esecuzione della pena per motivi connessi all'emergenza sanitaria), nei confronti di persone condannate o internate per delitti gravi, l'obbligo di valutare l'effettiva permanenza dei motivi legati all'emergenza che hanno determinato la collocazione extra muraria del detenuto a causa delle sue condizioni di salute. In corso di approvazione sono state introdotte norme volte a rafforzare le garanzie per il recluso cui venga revocata in via provvisoria, dal magistrato di sorveglianza, la misura alternativa, stabilendo che il tribunale di sorveglianza decide in via definitiva sulla ammissione alla detenzione domiciliare (o sul differimento della pena) entro 30 giorni dalla ricezione del provvedimento di revoca, e che il mancato intervento della decisione del tribunale nel termine prescritto, determina la perdita di efficacia del provvedimento di revoca. Il decreto ora prevede anche l'obbligo di una revisione periodica, da parte del pubblico ministero (che deve procedere entro 15 giorni dalla data di adozione della misura e, successivamente, con cadenza mensile) della effettiva permanenza dei motivi, legati all'emergenza in corso, che hanno determinato la sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari (norma che riguarda sempre i detenuti condannati per reati gravi).

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