pagamenti digitali

Scatta l’obbligo per PagoPA, ma è già pronto un nuovo rinvio (forse l’ultimo)

Il 1° luglio le pubbliche amministrazioni devmo permettere di pagare in modalità digitale. Ma il lockdown porta a un ulteriore rinvio, atteso giovedì

di Alessandro Longo

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(IMAGOECONOMICA)

Il 1° luglio le pubbliche amministrazioni devmo permettere di pagare in modalità digitale. Ma il lockdown porta a un ulteriore rinvio, atteso giovedì


3' di lettura

Domani, primo luglio, diventa obbligatorio per le Pubbliche amministrazioni permettere ai cittadini e alle aziende di pagare in modo facile e anche digitale tramite la piattaforma PagoPA. Ma è un obbligo che durerà solo pochi giorni, dato che giovedì è già previsto al consiglio dei ministri il disegno di legge Semplificazioni; nella cui bozza, a quanto fanno sapere da ambienti vicini a PagoPA – diventata una spa pubblica, che gestisce la piattaforma di pagamento ma anche l'AppIO – è previsto un rinvio dell'obbligo al 28 febbraio 2021.

È l'ennesimo rinvio dell'obbligo normativo che imporrebbe a tutte le PA di consentire tutti i pagamenti via PagoPA. La prima data era dicembre 2018, poi portata al 2019, quindi al 30 giugno 2020 e ora di nuovo spostata in avanti, a forza di leggi successive.

L'ultimo rinvio sembra avere però caratteristiche diverse dai precedenti. Sia perché è il primo rinvio giustificato da motivi oggettivi – il lockdown ha dato un alibi straordinario alle PA in ritardo nella trasformazione digitale dei processi – sia perché ha le chance per essere l'ultimo rinvio in assoluto. Le attività di PagoPA Spa sono entrate infatti a regime consentendo di accelerare i lavori di adesione delle PA alla piattaforma.

Se nel breve lo stesso lockdown può aver rallentato la trasformazione dei processi nel medio-lungo ha fornito la spinta per un cambiamento culturale della PA, a favore del digitale. Come testimoniato dalle prese di posizione della ministra alla PA a favore dello smart working nel pubblico; e anche dallo stesso disegno di legge Semplificazioni che oltre al rinvio dell'obbligo contiene misure per la spinta dell'identità digitale, del domicilio digitale e dell'AppIO.

Il vantaggio di PagoPa, per i cittadini, è che la piattaforma permette di fare i pagamenti in vario modo, a seconda di quello che l'utente ritiene più comodo o più economico: direttamente sul sito o sull'applicazione mobile dell'ente o attraverso i canali sia fisici che online di banche e altri Prestatori di Servizi di Pagamento (Psp), come ad esempio le agenzie di banca, gli home banking, gli sportelli Atm, i punti vendita Sisal, Lottomatica e Banca 5 e presso gli uffici postali.

Oltre alla comodità per l'utente, l'obiettivo è anche quello di ridurre i costi per la PA, aumentare la sicurezza del pagamento elettronico e il tracciamento delle entrate pubbliche. I dati di avanzamento del progetto, sul sito https://avanzamentodigitale.italia.it/it/progetto/pagopa, sono a dicembre 2019.

Le PA aderenti a PagoPa sono 18,136 mila (su 20mila), ma solo una parte di queste permette effettivamente di pagare con questa modaslità. Sono solo 4.542 quelle che hanno avuto almeno un pagamento andato a buon fine su PagoPa a dicembre 2020. Piccola quota ma in forte progressione, dato che a novembre erano 4.400 (+10% in un mese).

L'obiettivo, però, sarebbe avere tutti i pagamenti, non solo uno per PA, accessibile via PagoPa. Tra i servizi che si possono pagare con PagoPa: quelli dell'Agenzia delle Entrate Riscossione (ex Equitalia); tasse e imposte, locali (IMU, Tasi e Tari) di città come Roma, Venezia, Milano, Palermo e nazionali; rette e mense scolastiche; sanzioni e multe; bolli auto.Da poco PagoPa è integrata anche in AppIo, l'app pubblica che a tendere servirà a gestire tutti i rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione.

Al momento solo una piccola parte delle PA che supportano PagoPa sono a bordo di AppIO. Il vantaggio di pagare via AppIO invece che su altri canali PagoPa è che l'utente può avere un'interfaccia ottimizzata e di grande usabilità, interfaccia che può essere invece deludente altrove (ad esempio sul sito dell'Agenzia delle Entrate).


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