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Scatto record nei robot, Italia sesta al mondo

Nel 2021 balzo del 65%, il doppio della media mondiale, meglio di Cina, Usa, Giappone e Germania. Pechino da sola vale più del resto del mondo

di Luca Orlando

(Nataliya Hora - stock.adobe.com)

3' di lettura

Più veloci della Cina. Ma anche della Germania, degli Stati Uniti, persino del Giappone, che proprio sull’automazione delle fabbriche ha costruito il proprio percorso di sviluppo nazionale. In termini di nuove installazioni di robot, nel 2021 l’Italia è stata in grado di fare meglio di tutti questi paesi, piazzando un progresso del 65% che porta le nuove applicazioni al nuovo record oltre le 14mila unità.

I dati dell’associazione di categoria globale, International Federation of Robotics (Ifr), evidenziano la forte accelerazione del trend di crescita mondiale, che dopo aver oscillato per un quadriennio attorno alle 400mila installazioni annue sfonda per la prima volta la soglia delle 500mila unità, realizzando una crescita del 31%.

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Se in termini di valori assoluti è di gran lunga la Cina a guidare la graduatoria, forte di 270mila installazioni, più della metà del dato globale, dal punto di vista del trend di crescita i campioni sono altri. A primeggiare in questa classifica è il Canada (+66%), che tuttavia parte da posizioni di retroguardia in termini numerici, con poco più di 4mila unità installate nel 2021.

Il balzo più rilevante è proprio quello dell’Italia, un progresso del 65% che consolida il nostro quinto posto mondiale in termini di nuove applicazioni davanti a paesi fortemente industrializzati, come Taiwan, Francia e Polonia, e altri di dimensioni non comparabili, come l’India.

Sul podio in termini di installazioni, alle spalle della Cina, troviamo Giappone, Usa, Corea e Germania, tutti paesi che tuttavia presentano progressi di molto inferiori al nostro. A partire dalla Germania, in crescita solo del 6%, paese che più di altri paga dazio alla rivoluzione in atto nel mondo dell’auto e all’incertezza nella programmazione dei nuovi investimenti. E infatti, guardando ai settori di sbocco, i robot legati all’automotive nel 2021 per Berlino si sono ridotti di 466 unità, un calo del 7%.

Per la prima volta nella storia la Cina da sola installa più robot di tutti gli altri paesi messi insieme, a conferma di un’economia che sta virando con decisione verso il progressivo affrancamento dal lavoro manuale e verso la ricerca di una maggiore produttività.

Dopo lo scatto del 2021 lo stock globale di robot installati sale del 15% a 3,5 milioni di unità, tre volte e mezza i valori del 2011. Altro dato rilevante è il progresso della fascia “collaborativa”, con questa tipologia di robot a valere ormai il 7,5% del mercato, il triplo rispetto a quanto accadeva appena quattro anni prima.

Dopo uno scatto del 31% lo scorso anno, Ifr stima per il 2022 un progresso di dieci punti, con l’Italia allineata a questo trend nelle stime di Ucimu e Siri, l’associazione della robotica italiana.

Anche se i due universi di riferimento Ifr e Siri non sono perfettamente sovrapponibili (le 14.300 unità installate nel 2021 per Ifr scendono nelle definizioni di Siri a 11.672) è evidente come anche per l’Italia lo scorso anno abbia rappresentato un punto di svolta. Dopo aver oscillato per anni tra 8 e 9mila unità e aver visto nell’anno del Covid un calo del 14%, il rimbalzo è stato potente, una crescita di 50 punti che porta i valori della domanda al nuovo massimo storico: in dieci anni il mercato è più che raddoppiato.

Resta aperta tuttavia la lacuna in termini produttivi, perché a fronte di un consumo nazionale che sfiora appunto le 12mila unità, le consegne dei nostri costruttori rappresentano solo il 10% e anche aggiungendo ciò che è destinato all’export si arriva a poco più di 2mila unità all’anno.

Scenario produttivo evidente anche in termini visivi nella rassegna Bi-Mu chiusa la scorsa settimana a Milano, dove tra gli stand della robotica erano i brand stranieri a monopolizzare quasi integralmente gli spazi.

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