verso l’indipendenza digitale

Scelte coraggiose per rafforzare la cyber security

di Alessandro Profumo

2' di lettura

Un recente documento dello European political strategy center sull’autonomia strategica nell’era digitale, sostiene che sono tre le dimensioni indispensabili per perseguirla: la dimensione industriale, quella operativa e quella politica - strettamente correlate tra di loro. In questo contesto, Leonardo - tra i principali attori europei nelle tecnologie, nei servizi e nell’innovazione per applicazioni di sicurezza - è certamente pronta a fare la sua parte. Tuttavia, l’industria non può collaborare in modo efficace o creare strumenti per gestire le nuove criticità se i meccanismi per la cooperazione non sono disponibili, o le priorità non definite.

Se l’Europa vuole essere all’avanguardia in questa sfida, non sarà sufficiente fornire strumenti e finanziamenti di ricerca e sviluppo, o realizzare politiche per far fronte alle esigenze di sicurezza. È necessario decidere ora le sue reali necessità in termini di autonomia strategica, guardando a un futuro fatto di tecnologie digitali e intelligenza artificiale e, conseguentemente, di nuovi modelli industriali e produttivi, nuovi servizi e nuovi benefici per i cittadini, che comporteranno una forte intrinseca vulnerabilità. La gestione di tale vulnerabilità non potrà essere delegata al singolo, sia esso cittadino o impresa.

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È proprio di questi giorni il nuovo tentativo annunciato da Francia e Germania di creare insieme una infrastruttura “sovrana” di matrice europea, per gestire i dati in Europa, invece che in Usa o in Cina. Pur non rappresentando la prima iniziativa volta a ricostruire un’indipendenza digitale europea, è fondamentale - per avere successo - che tali attività vengano condivise in modo ampio.

Si deve prendere atto che nel mondo digitale ciò che guida sono i servizi, intesi come un insieme di diverse infrastrutture ed applicazioni. Non è un singolo asset a creare indipendenza o una singola applicazione a garantire sicurezza, ma solo la cooperazione e la sinergia tra i diversi stakeholder nazionali ed internazionali può abilitarle.

Horizon 2020, Pesco (Permanent structured cooperation), Edf (European development fund) e policy come Nis (Network and information systems) e Gdpr (General data protection regulation) sono alcuni degli strumenti europei che hanno promosso e rafforzato la collaborazione tra le diverse organizzazioni, con importanti risultati.

L’Italia, sfruttando anche un efficace modello di collaborazione pubblico-privato per la definizione di aree di potenziale vulnerabilità e eccellenze tecnologiche esistenti, è arrivata, forse prima di altri, alla definizione di un “perimetro cibernetico nazionale”, cioè all’individuazione di quanto di più cruciale per la vita di una Nazione, garantendo protezione cittadini, imprese e istituzioni.

Molto quindi è stato fatto, ma il percorso da fare è ancora lungo. Vincere la sfida della cyber security non solo ci permetterà di proteggere quello che abbiamo oggi, ma è condizione fondamentale per creare solide basi di una reale indipendenza digitale. Solo operando oggi scelte corrette e coraggiose saremo in grado di sviluppare e valorizzare quelle competenze che renderanno possibile una crescita economica e sociale, attraverso la diffusione in sicurezza di tecnologie e servizi del futuro.

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