Interventi

Scelte politiche adeguate per aggiornare il nostro SSN

di Massimiliano Boggetti

3' di lettura

Gentile Direttore,

Non è scontato ricordare quanto per l'Italia il momento sia cruciale. Abbiamo un'occasione unica per ripensare il SSN, renderlo moderno, sostenibile, capace di innovare e portare benefici tangibili ai pazienti. E le scelte che il Paese opererà in termini di priorità e modalità di spesa sono fondamentali.Costruire un sistema che metta il paziente al centro e che abbandoni il regime del risparmio che - forse indispensabile in passato - ha mostrato tutti i suoi limiti, non è una scelta procrastinabile. Sarà necessario spostare il focus sulla qualità dei servizi in modo da garantire alti livelli di efficienza. E non è scontato che tutto ciò avvenga perché finora sono stati definiti gli obiettivi delle missioni che toccano il sistema salute, ma non come verranno scaricati a terra nello specifico gli investimenti. Le denunce sulla mancanza di un mercato interno di strumenti salvavita, sulla vetustà del parco tecnologico installato, sulle inique forme di tassazione che impoveriscono l'industria del Paese in ambito sanitario, dovrebbero ora aprire a una fase propositiva, di sviluppo economico e industriale.La strada è in salita e non sono poche le difficoltà che gli investimenti del PNRR potrebbero incontrare. Ci chiediamo pertanto con quale sistema di procurement verrà ammodernato il parco tecnologico perché se viene fatto da un'unica centrale di acquisto il rischio è di massificare la domanda e puntare al prezzo più basso. Se l'obiettivo è portare negli ospedali la tecnologia di ultima generazione bisognerebbe immaginare una decentralizzazione, ovvero degli acquisti per aree omogenee che tengano conto dei bisogni del territorio. Inoltre, sarebbe necessario che venisse definito a monte un processo di valutazione delle tecnologie innovative, ovvero di Health Technology Assessment (HTA), che sia indipendente e finanziato dal ministero della Salute, in modo da acquisire i device più adeguati a seconda delle necessità.La connettività del territorio italiano e la possibilità di fornire cure complete anche al di fuori delle grandi strutture ospedaliere dovrebbe passare dalla necessità di dotare i territori di dispositivi medici connessi. Se la tecnologia è già da tempo disponibile e le industrie sono pronte all'implementazione, a mancare sono infrastrutture di rete 4G o 5G per lo scambio di dati che siano omogenee e che non creino ulteriori disuguaglianze tra i grandi centri e le periferie. È poi importante alfabetizzare il personale sanitario che gestirà queste tecnologie, ma anche i destinatari, spesso pazienti anziani residenti in zone decentralizzate e poco avvezzi all'utilizzo di tecnologie digitali.Infine, se è indispensabile porre le basi di una riorganizzazione del mondo della ricerca, è altrettanto importante capire se i fondi si daranno a pioggia o si centralizzerà su progetti strategici. Oggi abbiamo una scarsità di uffici efficienti e dedicati al trasferimento tecnologico con informazioni disomogenee sul territorio, che vanno ripensati in un'ottica di rilancio e supporto della ricerca, ma anche degli studi clinici pre e post market. Abbiamo sperimentato cosa vuol dire impoverire la struttura produttiva del paese in ambito sanitario. Ci siamo ritrovati a concorrere sul piano internazionale con armi spuntate per acquistare all'estero prodotti e strumenti indispensabili per affrontare la crisi pandemica. Ciò è accaduto quale esito di una politica che ha dimenticato la centralità della white economy per il Paese, miope anche sotto il profilo economico e industriale.Per invertire la tendenza serve ora un cambio di paradigma che coinvolga la filiera, il sistema di approvvigionamento, le modalità di valutazione delle performance e dell'innovazione. Ma soprattutto serve incentivare una produzione sia di aziende nazionali che estere sul nostro territorio che renda il Paese più indipendente dalle importazioni dall'estero e incentivi le imprese di produzione sul territorio a rifornire i nostri ospedali e a fare ricerca nei nostri poli tecnologici e nelle nostre strutture. Modello che già funziona nel settore farmaceutico e che ha reso il nostro Paese uno dei poli produttivi principali nel mondo.L'occasione quindi è irripetibile, non solo per il SSN, ma in senso più ampio come motore di sviluppo industriale sul nostro territorio, un'opportunità unica anche per creare occupazione qualificata nel Paese. Il PNRR rappresenta dunque la svolta perché la dotazione finanziaria nelle trasformazioni è indispensabile. Ma solo con le scelte politiche e industriali adeguate si può davvero concretizzare l'auspicato ammodernamento del nostro Servizio sanitario nazionale.

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Massimiliano Boggetti
Presidente di Confindustria Dispositivi Medici


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