A MENO 200 METRI

Scendere in profondità: l'evoluzione dell'attrezzatura per la subacquea

Nasce il nuovo Black-Bay Fifty-Eight “Navy Blue”, orologio moderno e resistente, che richiama la storia del mondo delle immersioni

di Paco Guarnaccia

3' di lettura

Gli anni 50 sono stati anni di grande fermento per la subacquea. Anni in cui gli equipaggiamenti dei sub hanno cominciato a fare passi da gigante. Merito di un'onda lunga partita nel decennio precedente, quando colui che in seguito diventerà il famosissimo esploratore e oceanografo Jacques Cousteau e l'ingegnere francese Emile Gagnan nel 1943 inventarono l'Aqua-Lung, strumento che è ricordato da tutti per essere la prima attrezzatura per immersioni a circuito aperto, un po' come quella che è arrivata ai giorni nostri. Formata da una bombola e da un erogatore, proprio nel decennio successivo, ha cominciato a essere commercializzata in molti paesi. Una volta finita la Seconda Guerra Mondiale, le profondità marine e la loro fauna erano un mondo ancora tutto da scoprire. E infatti, in seguito a un interesse sempre crescente, ecco iniziare spedizioni scientifiche esplorative, uscire film, serie televisive e riviste specializzate, tutti di grande successo commerciale. Oltre che vedere il lancio, nel 1956, della prima muta umida. In tutto questo non potevano mancare gli orologi. Era fondamentale che fossero sempre più resistenti all'acqua, anche perché a quei tempi erano essenziali e il loro perfetto funzionamento poteva evitare guai molto seri a chi si immergeva perché permettevano di calcolare bene i tempi delle discese.

Nel 1954 anche Tudor fece la sua parte realizzando la referenza 7922 che, oltre a essere un orologio in grado di reggere gli urti, era impermeabile fino a ben 100 metri di profondità. Quel modello è stato il capostipite dell'ultimissimo lancio della casa svizzera, il Black-Bay Fifty-Eight “Navy Blue”.

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Alla generazione di mezzo apparteneva il Ref.7924, un orologio subacqueo impermeabile fino a 200 metri che il brand presentò nel 1958, anno da cui è nato il nome Fifty-Eight della collezione attuale, che di quel modello richiama lo spirito sotto tanti aspetti. Lo dimostra anche l'ultimo nato, le cui dimensioni di 39 mm di diametro della cassa in acciaio, così come l'impermeabilità fino a 200 metri sono le stesse del predecessore.

Per quanto riguarda il colore blu di quadrante e lunetta girevole unidirezionale con disco in alluminio e scala graduata a indicare i 60 minuti, il riferimento con il passato risale al 1969, anno in cui Tudor lanciò un subacqueo che ebbe un grande successo: oltre che essere utilizzato dalla marina francese nel decennio successivo, per tutti prese familiarmente il nome di “Tudor Blue”. Sempre nel 1969 l'azienda aveva cominciato a produrre le lancette chiamate snowflake, dalla particolare forma a spigolo, usate anche in questa ultima versione.

Il Black Bay Fifty Eight “Navy Blue” ha cassa di 39 mm di diametro impermeabile fino a 200 metri. Braccialato (3.500 euro) o con cinturino in tessuto o in pelle (3.200 euro). Il calibro meccanico a carica automatica di manifattura MT5402 con 70 ore di riserva di carica, una frequenza di 28.800 alternanze all'ora e certificato cronometro COSC.

Vincitore lo scorso novembre al Gran Prix d'Horlogerie de Geneve nella categoria Challenge Watch Prize, il Black-Bay Fifty-Eight “Navy Blue” monta un movimento di manifattura, il calibro MT5402, a carica automatica certificato cronometro COSC ed è disponibile con bracciale in acciaio oppure con cinturino soft touch blu o in tessuto, sempre blu ma con una striscia argentata centrale. Proprio quest'ultima varietà di cinturino è stata realizzata (come da 10 anni a questa parte per Tudor) da un'azienda francese, la Julien Faure, che ha utilizzato dei telai del 1800 dando il tocco finale a questo modello che rappresenta benissimo uno stile contemporaneo ma con una sfumatura retro.

Sempre della famiglia Tudor Blue fa parte il modello Pelagos che il campione del mondo di apnea Morgan Bourc'his ha indossato nella parte ambientata nei mari norvegesi de La Quête du Sauvage (Sulle tracce della natura), un documentario diretto da Jean-Charles Granjon realizzato con l'obiettivo di seguire orche e balene.

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