Lingua italiana

“Scendi il cane” è una fake, l’Accademia della Crusca non approva

di Stefano Biolchini

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(Marka)


2' di lettura

Tra le poche certezze della scuola italiana quella che “scendi il cane” o “esci la sedia” fosse intemerata da matita blu. Ebbene oggi è trend topic su twitter l’affermazione che vorrebbe l’Accademia della Crusca aver sdoganato l’uso al transitivo dei verbi di moto, che mai sono stati così accettati da grammatici, linguisti e non solo. Ma c’è da stare tranquilli. Come precisa il sito dell’Agi, che ha intervistato in proposito il presidente, Claudio Marazzini, gli accademici fiorentini non hanno assolutamente cambiato idea.

«La querelle - riporta l’Agi - è iniziata con una nota pubblicata l’11 gennaio da uno degli accademici, Vittorio Coletti. Molti lettori chiedevano se fosse lecito costruire il verbo sedere con l’oggetto diretto di persona: ad esempio “siedi il bambino». E la risposta si è prestata a fraintendimenti. «Diciamo che sedere, come altri verbi di moto, ammette in usi regionali e popolari sempre più estesi anche l’oggetto diretto e che in questa costruzione ha una sua efficacia e sinteticità espressiva che può indurre a sorvolare sui suoi limiti grammaticali».

«Il problema è che ogni vota che si trasferisce un discorso scientifico sottile su un piano mediatico si producono risultati perversi - dice Marazzini. - Coletti ha guardato con simpatia a una spinta innovativa che trasferisce un modo di dire popolare, accettandola nell’eccezione della quotidianità e delle situazioni familiari. Naturalmente se viene trasportato nella grammatica della scuola nascono dei problemi perché l’insegnante sarà comunque chiamato a correggere quelle forme nell’italiano scritto e formale».

La lingua, anche quella italiana che per la sua letterarietà d’origine è tra le meno flessibili fra le neolatine, è viva e dunque si evolve. E di questo non c’è di che stupirsi. Certamente il parlato può poi tollerare strafalcioni che nello scritto continuano ad essere inammissibili. Tuttavia “scendere il cane” continua e continuerà ad essere un errore, e la semplificazione di Twitter, anche se trend topic, nulla può contro alcuni limiti della grammatica, che a differenza del parlato, è regolata e ha le sue prescrizioni. E all’Accademia della Crusca non si può né deve chiedere d’annacquarsi nella velocità di uno o più cinguettii.

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