polemica Grecia-Germania

Schaeuble attacca Tsipras: «Non fai pagare le tasse agli armatori greci»

di Vittorio Da Rold

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(Afp)


3' di lettura

I potenti armatori greci hanno risposto alle accuse del ministro delle Finanze tedesche che li accusava di non pagare le tasse ribattendo che la Germania vuole «silurare» la loro attività economica che rappresenta il 50% dell’intera flotta navale di trasporto di tutta l’Unione europea. Ancora una volta è polemica tra Berlino e Atene, questa volta sui mari, sulle tasse agli armatori e su chi paga il peso dell’austerità per i piani di salvatggio.

Il potente ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha criticato il governo greco giovedì scorso, sottolineando che Atene «ha fatto sì progressi nelle riforme strutturali, ma la sua leadership politica insiste nel mettere il peso della austerità soprattutto sulle fasce sociali più deboli».
«Non sono io il responsabile delle debolezze strutturali del programma greco», ha aggiunto il ministro delle Finanze tedesco. Schaeuble ha spiegato che la Grecia deve immediatamente rimettersi in piedi ed ha criticato il premier Alexis Tsipras per la promessa che non ha rispettato di tassare gli armatori. Promessa rimasta nel limbo. Insomma l’austerità è colpa, secondo Scahueble, del premier radicale greco Tsipras che non riesce a spalmarla sui ricchi e potenti, tra cui gli armatori.

La risposta di Atene non si è fatta attendere. «Le responsabilità del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble nella gestione della crisi greca sono note. Non c'è alcun motivo per lui di cercare di incolpare gli altri», hanno detto fonti vicine al governo greco riportate dal sito Greek reporter.

La dura risposta degli armatori greci

In una dichiarazione pubblica, il presidente dell'Ugs (Union of Greek Shipowners, l’Unione degli armatori greci) Thodoros Veniamis ha sparato a zero e ha parlato di un «attacco ingiustificato» contro la Grecia e al vitale settore dei trasporti navali greci, che rappresentava il 50% del settore del comparto europeo e il 20% del Pil del paese mediterraneo, rilevando che il ministro delle Finanze tedesco non è all’oscuro del regime fiscale estremamente favorevole che governa il settore navale dei trasporti tedesco.
«Il ministro Schaeuble sembra aver dimenticato il regime particolarmente favorevole che governa il settore armatoriale tedesco, mentre si rivolge contro gli armatori greci, che rappresentano il 50% del trasporto navale comunitario», ha detto Veniamis.

«In un momento in cui l'Unione europea è chiamata a difendere, ma anche a rafforzare la competitività della sua flotta contro la dura concorrenza dei centri navali fuori dall'Europa, le critiche di Schaeuble sono provocatoriamente senza fondamento» prosegue con durezza la dichiarzione degli armatori greci.
Veniamis ha affermato anche che se il fallimento della politica marittima tedesca, nonostante le regole favorevoli presente a tutti i livelli (proprietà di nave, gestione, equipaggi) non sia riuscita a sostenere il suo settore, questo è il vero motivo che ha spinto il ministro a rendere tali dichiarazioni.


«Se l'obiettivo delle sue affermazioni è quello di silurare i legami stretti tra gli armatori greci e il loro paese, dimostra di non voler vedere la Grecia in un cammino verso la crescita. Vogliamo informare Schaeuble che la comunità greca degli armatori ha risposto alla necessità di aumentare le entrate fiscali per la Grecia, avendo deciso quattro anni fa (al tempo del governo conservatore di Antonis Samaras, ndr) su base volontaria di raddoppiare il suo obbligo fiscale anche se questo è storicamente protetto dalla costituzione. Un'iniziativa che in pratica dimostra la sua unità e il suo attaccamento al paese», ha aggiunto Vaniamis.

In realtà il governo Tsipras sta sondando la possibilità, dopo Brexit, di far rientrare in Patria alcuni delle maggiori compagnie navali greche che attualmente hanno sede a Londra. Tsipras starebbe in segreto cercando di attrarre di nuovo i potenti armatori greci a riportare le sedi sociali in Grecia per non perdere i vantaggi di avere la sede in un paese dell’Unione europea.

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