L’inchiesta

Schiavitù sessuale alla scuola per magistratura: arrestato l’ex giudice Bellomo

Arresti domiciliari per l’ex giudice del Consiglio di Stato, che gestisce la nota scuola di formazione per il concorso in magistratura “Diritto e scienza”, organizzata a Roma, Milano e Bari. Le accuse sono di maltrattamenti e calunnia verso l’attuale presidente del Consiglio Giuseppe Conte, all’epoca dei fatti vice presidente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa

di Ivan Cimmarusti


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Francesco Bellomo, con la giacca di pelle nera sulla destra, assieme ad alcune borsiste della sua scuola di formazione

4' di lettura

Di certo c’è che l’ex consigliere di Stato Francesco Bellomo aveva un problema nel rapporto con le donne. Gelosie che finivano puntualmente in sms intimidatori verso le borsiste del suo corso di formazione per magistrati “Diritto e Scienza”, organizzato a Roma, Milano e Bari. La Procura della Repubblica del capoluogo pugliese lo ha arrestato con l’accusa di maltrattamenti verso le partecipanti ai corsi e anche per calunnia verso l’attuale presidente del Consiglio Giuseppe Conte, all’epoca dei fatti vice presidente del Consiglio di presidenza giustizia amministrativa. Ma è la «sudditanza psicologica» in cui aveva fatto piombare diverse borsiste - con contratti di schiavitù sessuale - il pezzo forte di un’ordinanza di custodia cautelare che contribuisce a ferire la magistratura, già degradata dai recenti scandali.

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Dress code e divieto di nozze
L’ipotesi del procuratore aggiunto Roberto Rossi è che l’ex giudice Bellomo, avrebbe instaurato con alcune borsiste «rapporti confidenziali e, in alcuni casi, sentimentali» e, «facendo leva sul rispetto degli obblighi assunti» - dalla firma di un contratto palesemente irregolare - avrebbe posto in essere «sistematiche condotte di sopraffazione, controllo, denigrazione ed intimidazione consistite nel controllarne, anche nel timore che intrattenessero relazioni personali con altri uomini, le attività quotidiane, le relazioni personali e in genere le frequentazioni, anche attraverso il monitoraggio dei social network», controllando foto e like ai loro post. Alle ragazze sarebbero stati imposti un dress code, il divieto di nozze e «la cancellazione di amicizie, di fotografie pubblicate», «l’obbligo di immediata reperibilità», il «divieto di avere rapporti con persone con un quoziente intellettivo inferiore ad uno standard da lui insindacabilmente stabilito», l’obbligo di «indossare un determinato abbigliamento e di attenersi a determinati canoni di immagine, anche attraverso la pubblicazione sui social network di foto da lui scelte». «Qualora il loro comportamento non corrispondesse ai suoi desiderata», Bellomo le avrebbe «umiliate, offese e denigrate», anche «attraverso la pubblicazione sulla rivista on line della scuola delle loro vicende personali». Le avrebbe anche minacciate «di ritorsioni sul piano personale e professionale» e di «azioni legali in sede civile e penale».

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Gli sms alla pm
Stando a quanto emerso, Bellomo aveva avviato un rapporto sentimentale con una pm. Tuttavia negli atti emergono i gravi maltrattamenti che avrebbe subito il magistrato. Ci sono sms inquietanti dovuti a una ceretta che aveva fatto. «Ma le ragazze non vanno dall’estetista in vista di qualche evento?», dice Bellomo riferendosi evidentemente al timore che la donna avesse un altro uomo. Aggiunge: «È del tutto evidente che la scelta di andare oggi, invece che venerdì, oppure settimana prossima dipende da altro. Ora mi devi dire: 1) perché oggi e non venerdì o sabato 2) perché hai mentito». Ancora: «Qual è il motivo per cui sei andata oggi e non settimana prossima come avrebbe fatto qualunque donna degna di questo nome (dato che il giovedì partivi)?». In un altro messaggio allude all’incontro che i due avrebbero dovuto avere, solo dopo 9 giorni: «La ceretta si fa quando si mostrano le gambe. Cosa che sarebbe accaduta tra 9 giorni. Non aveva alcun senso oggi. È l’ultima volta che te lo chiedo».

Il messaggio di Bellomo: «Non è normale che rientri a mezzanotte. Non autorizzerò mai più uscite serali. Il tuo Dna è malato»

In altri messaggi Bellomo contesta alla fidanzata di essere uscita la sera: «Non è normale che rientri a mezzanotte il giorno prima della tua prima udienza e due giorni prima della partenza. La fiducia con te è sprecata. Io non autorizzerò più uscite serali. E mentre attendevo che ti facessi viva mi sono fatto una lesione al pettorale, perché ho perso la concentrazione. Addio uscite e il resto. Questo significa avere a fianco un animale. Perché tu sei così» e «Gli animali non conoscono dispiacere. La decisione di uscire ieri sera è l’ennesima riprova del tuo Dna malato. Agisci come un selvaggio, ignorando le regole. Ho sbagliato a fidarmi ancora, ma è stata l’ultima volta».

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Le minacce
Le regole di coppia, dunque, andavano rispettate, altrimenti Bellomo, «l’avrebbe allontanata da sé – si legge negli atti - dalla rivista e dal corso, le avrebbe rovinato la vita pubblicando sulla rivista on line Diritto e Scienza articoli in cui avrebbe parlato di lei e della sua vita privata, citandola in giudizio chiedendole il risarcimento dei danni per la violazione del contratto che aveva sottoscritto». In occasione dell’ultimo litigio perché la pm non aveva immediatamente risposto alla sua telefonata, Bellomo invia i seguenti sms: «Non ho parole. Non ci vedremo questa settimana e da me gli aiuti sono terminati. Ora la tua carriera la fai da sola e dubito che riesca. Di certo non meriti niente. La tua natura è più forte»; «Dimenticavo: prendi tutti i vestiti, cappotti compresi, mettili in un pacco e spediscili. Ovviamente li butterò. Non mi faccio restituire i soldi perché sei una pezzente. Riabituati alla tua dimensione»; «Appena rientro ripulirò il sito dalla tua presenza 4) sarai ospite fissa della rivista. Al concorso tar non accederai neppure. Ringrazia se non ti buttano fuori dalla magistratura ordinaria per la faccenda del tirocinio volontario (il team di legali di sollecito ci andrà a nozze) e dei rapporti con un imputato di 416 cp»; «Ti sei rovinata vita e carriera».

La calunnia a Conte
Bellomo è indagato anche per i reati di calunnia e minaccia ai danni dell’attuale presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte. L’accusa risale al settembre 2017, quando Conte era vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa e presidente della commissione disciplinare chiamata a pronunciarsi su Bellomo. L’ex magistrato aveva citato per danni dinanzi al Tribunale di Bari Conte e un’altra ex componente della commissione disciplinare, Concetta Plantamura, «incolpandoli falsamente» di aver esercitato «in modo strumentale e illegale il potere disciplinare», svolgendo «deliberatamente e sistematicamente» una «attività di oppressione» nei suoi confronti, «mossa - denunciava Bellomo - da un palese intento persecutorio, dipanatosi in un numero impressionante di violazioni procedurali e sostanziali, in dichiarazioni e comportamenti apertamente contrassegnate dal pregiudizio». Inoltre, Bellomo avrebbe minacciato Conte e Plantamura «per turbarne l’attività nel procedimento disciplinare a suo carico - si legge nell’imputazione - e impedire la loro partecipazione alla discussione finale, influenzandone la libertà di scelta e determinando la loro estensione, benché il Cpga avesse votato all’unanimità, ed in loro assenza, l’insussistenza di cause di astensione e ricusazione»

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