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Schramböck: «Con il Recovery Fund acceleriamo su digitale e 5G»

La titolare del dicastero dell’Economia e della Digitalizzazione parla della risposta al Covid e delle misure di sostegno al business varate da Vienna

di Michele Pignatelli

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Margarete Schramböck, ministra per l’Economia e la Digitalizzazione dell’Austria

La titolare del dicastero dell’Economia e della Digitalizzazione parla della risposta al Covid e delle misure di sostegno al business varate da Vienna


4' di lettura

Tra i tanti strascichi negativi del coronavirus, c’è almeno un’eredità che forse si potrà leggere in chiave positiva: l’impulso fornito alla digitalizzazione, elemento decisivo per «rendere l’economia europea resiliente» e farla progredire. A sottolinearlo, in un’intervista al Sole 24 Ore, è Margarete Schramböck, 50 anni, confermata ministra per l’Economia e la Digitalizzazione dell’Austria nel governo Kurz, dal suo osservatorio privilegiato di titolare di un dicastero ad hoc che sul settore sta investendo risorse e progettualità, a cominciare dallo sviluppo rapido del 5G, da cui – precisa la ministra – nessuna tecnologia è esclusa, compresa quella di Huawei.

Ministro, che impatto ha avuto il Covid 19 sull’economia austriaca e che interventi avete attuato o programmato per sostenerla?

È la crisi peggiore dalla Grande depressione, l’impatto stimato sul nostro Pil è una flessione del 7%, con un rimbalzo tra il 4 e il 6% nel 2021. Export e turismo registrano bilanci misti, a seconda dei mercati e delle destinazioni; i settori più colpiti sono quelli in cui abbiamo dovuto applicare nuove restrizioni, come la ristorazione, con orari anticipati di chiusura, o il commercio. Ma abbiamo messo a punto misure di sostegno alla liquidità (garanzie, esenzioni fiscali, sgravi dei costi fissi) e agli investimenti: in particolare un rimborso base del 7% sugli investimenti, che sale al 14% per quelli in campo digitale, ambientale, sanitario e delle scienze della vita. È una misura che ha già mobilitato 11,5 miliardi di investimenti ed è stata estesa fino a febbraio.

Giudica adeguata la risposta europea, in particolare il Recovery Fund, inizialmente osteggiato dall’Austria?

Non è che fossimo contrari, le nostre critiche erano piuttosto relative al modo in cui le risorse avrebbero dovuto essere spese e alle condizioni per gli esborsi. Vengo dal mondo del business (la ministra è ex Ceo di A1 Telekom Austria, ndr) dove il denaro non è mai completamente gratis, né si può usare per qualunque cosa. Perciò penso che sia importante che il Recovery Plan – che io appoggio completamente – si concentri su ambiti di investimento che contribuiscono a rendere l’economia europea più resiliente e dinamica. E quindi la digitalizzazione, soprattutto, ma anche la protezione dell’ambiente, per la quale spesso servono soluzioni tecnologiche avanzate. Per questo ho accolto molto favorevolmente il target minimo del 20% del Recovery Plan da destinare alla digitalizzazione.

Anche ambiente e progetti green sono investimenti prioritari. Che opportunità offre la svolta “verde” della Commissione europea?

È uno sviluppo importante per affrontare le sfide del pianeta. Al tempo stesso, quando sentiamo la Commissione fissare il target di riduzione minima del 55% delle emissioni di CO2, dobbiamo tenere a mente che ci serve anche preservare la competitività dell’Europa; quindi occorre un piano chiaro e concreto per aiutare la trasformazione dell’industria. Il Recovery Plan può fornire un sostegno, ma c’è anche un altro importante strumento, denominato IPCEI, la cooperazione transfrontaliera su progetti di interesse comune europeo. E qui abbiamo quattro aree in cui investire congiuntamente a livello europeo: i semiconduttori, che bisogna avere la capacità di produrre in Europa (come siamo riusciti a fare nel primo governo Kurz, con gli 1,6 miliardi investiti dalla tedesca Infineon in Carinzia, primo investimento in questo ambito in Europa in più di 15 anni); le batterie, da non lasciare solo a Cina, Giappone e Corea; l’idrogeno; le scienze della vita e la farmaceutica: qui in Austria abbiamo l’ultimo impianto produttivo di penicillina del mondo occidentale, a Kundl (Nord Tirolo). Se non avessimo convinto Novartis a restare, con un investimento del governo e del Tirolo pari a 50 milioni, sarebbe andata in Cina, insieme al know-how per produrre l’amoxicillina.

Tornando alla digitalizzazione, l’Austria è tredicesima in base all’indice DESI misurato dalla Commissione Ue, ma eccelle nell’e-government, stando a un altro indice della stessa Commissione. Quali sono i vostri punti di forza e i gap da colmare?

Considerando tutti I criteri dell’indice DESI abbiamo una posizione intermedia e questo, ovviamente, non è abbastanza. Nell’e-government siamo saliti terzi, alle spalle solo di Malta e Estonia, grazie a una strategia che consente ai cittadini di effettuare qualunque operazione – dal cambio di residenza alla registrazione del nome di un figlio, fino al voto - in maniera digitale, puntando prima di tutto sull’accesso da dispositivi mobili e ideando l’intero procedimento in maniera digitale (senza cioè adattare una procedura pre-esistente). Il nostro gap maggiore è nelle competenze digitali, dove solo il 60% degli ultrasessantenni utilizza internet (è il 90% in Danimarca). Qui abbiamo lanciato la piattaforma “fit4internet” per supportare i diversi utenti, ma il vero impulso è arrivato dal coronavirus. Terzo ambito è l’economia digitale, con l’e-commerce, su cui stiamo lavorando.

Nella digitalizzazione ha un ruolo chiave la tecnologia 5G, su cui voi siete stati tra i primi a muoversi. Com’è la situazione attuale e qual è il suo punto di vista su Huawei, al centro del dibattito europeo e americano?

Il 5G è una svolta: cambierà il modo di fare business, creerà nuove forme di business. E aiuterà l’Austria a colmare anche alcuni gap, dovuti alla geografia, nella tecnologia “fiber to the home” (il collegamento in fibra ottica che raggiunge le singole abitazioni, ndr). Per questo l’abbiamo così sostenuto e siamo sulla strada giusta, c’è da poco stata un’asta. Quanto a Huawei, è per noi una delle tecnologie disponibili. Ci sono misure di sicurezza da rispettare e regole chiare, ma non escludiamo nessuna tecnologia dalla nostra offerta. Naturalmente preferiamo tecnologie europee, che sono presenti e ampiamente utilizzate dai nostri operatori, come quelle di Nokia e Ericcson. Ma c’è anche Huawei.

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