Il peso dell’incertezza

Sci e vacanze di Natale, la quarta ondata di Covid mette a rischio il turismo

Effetto “freezer” sulle prenotazioni, segnalate le prime disdette. In allarme gli operatori dopo il buco della scorsa stagione

L'incognita dei viaggi di Natale, vademecum per le feste

4' di lettura

L’onda dei contagi in Europa getta un’ombra sull’avvio della stagione sciistica oramai alle porte e sulle vacanze di Natale, messi a rischio dagli effetti di eventuali nuove misure restrittive. «Siamo preoccupati per la montagna, che è stata massacrata l’anno scorso: non si può proporre zero anche quest’anno, non mi pare proprio il caso. Loro si stanno organizzando con accessi con il green pass e vanno tutelati», avverte il presidente del Veneto Luca Zaia. Con l’avanzare dei contagi sono minacciati i periodi di riposo sulla neve di una platea potenziale di 3,8 milioni di italiani che prima della pandemia andavano in vacanza in montagna nelle feste di fine anno, secondo una analisi Coldiretti/Ixè in riferimento all’ipotesi di un Green pass rafforzato. Prima della pandemia, la montagna era la destinazione privilegiata degli oltre 10 milioni di italiani in viaggio a Natale e Capodanno, per una spesa complessiva di 4,1 miliardi di euro, un terzo della quale destinata alla tavola.

Impatti temuti sull’indotto

Gli effetti temuti non riguardano solo le strutture sportive ma l’intero indotto delle vacanze in montagna, dall’attività dei rifugi alle malghe fino agli agriturismi, già duramente colpiti dalle limitazioni di Natale e Capodanno dello scorso anno. E secondo gli operatori il prezzo più salato della ripresa dei contagi ricadrebbe fatalmente sulle strutture impegnate nell’alloggio, nell’alimentazione, nei trasporti, divertimenti, shopping e souvenir per effetto delle limitazioni che potrebbero scattare in caso di passaggio di colore dal giallo all’arancione nelle Regioni più gettonate delle destinazioni turistiche invernali.

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Effetto “freezer” sulle prenotazioni

Erano di 35 milioni le stime sulle partenze dei connazionali un mese fa: 10 milioni per il “ponte” dell’Immacolata, 12 per Natale e 13 a Capodanno. Quando mancano quindici giorni al primo evento e un mese al Natale, di quei 35 milioni stimati ne mancano ancora 11 milioni, mentre le disdette arrivate su prenotazioni fatte ammontano a 2,5 milioni. Il dato arriva dall’indagine sulla propensione degli Italiani a viaggiare, condotta, tra il 15 e il 19 novembre, da Confturismo-Confcommercio in collaborazione con Swg. «Prevale l’incertezza, non la paura, e per questo servono indicazioni chiare e immediate delle Autorità competenti sulle eventuali regole da adottare per affrontare in sicurezza le prossime festività; soprattutto per il popolo dei vaccinati, il più propenso e pronto a partire», dice il presidente di Confturismo-Confcommercio Luca Patanè.

Resiste uno zoccolo duro

È l’effetto “freezer” dell’incertezza che si riflette su una stagione invernale che doveva archiviare definitivamente la crisi e invece si preannuncia ancora molto incerta. Si aggiungono altri 8,5 milioni di casi in cui gli intervistati dichiarano di avere cambiato meta di vacanza, scegliendone una più vicina, o hanno ridotto i giorni di vacanza, che già erano in media ampiamente al di sotto del corrispondente dato nel 2019. Resiste uno zoccolo duro del 35,5% - più di 12 milioni - costituito da coloro che comunque non cambiano idea per nessuno dei periodi di vacanza programmati, e dichiarano che partiranno comunque. Si tratta però, nella metà dei casi, di vacanze presso familiari o amici, il cui impatto di spesa in servizi turistici veri e propri è comunque ridotto rispetto alla media.

Primi eventi all’insegna della massima precauzione

Con Germania e Austria passate a forme di lockdown importanti in chiave anti contagio, chi ha motivo di preoccupazione sono le Regioni del Nord Est. Da Friuli Venezia Giulia e Alto Adige (dove l’assessore alla Sanità, Thomas Widmann, si è detto certo che «la situazione continuerà a peggiorare» sollecitando la corsa al vaccino) al Trentino con contagi e ricoveri in aumento ma non tanto da far prefigurare chiusure imminenti. C’è da salvare la stagione invernale. Gli albergatori, reduci dalla ripresa estiva, puntano sul circuito bianco per continuare a rimarginare le ferite pandemiche. Lo invocano i sindaci di Levico, Trento e Rovereto che da lunedì 22 novembre ospitano i mercatini di Natale all’insegna del numero chiuso, green pass e mascherine obbligatorie. Stesse misure di protezione anche per le piazze di Bolzano, Merano, Bressanone, Brunico e Vipiteno che invece apriranno il 25 novembre.

Le richieste degli operatori

Che la stagione non salti lo pretendono soprattutto gli impiantisti. Valeria Ghezzi, presidente nazionale dell’Associazione esercenti funiviari di Confindustria, non ammette chiusure. «Chiediamo che si possa sciare anche in zona arancione e rossa, magari ritoccando dall’80 al 50 per cento le capienze. Di stop non se ne parla». E così Madonna di Campiglio ha giocato d’anticipo sulla decisione del Comitato tecnico scientifico in fatto di modalità di riapertura della stagione dando il via da domenica 21 novembre al carosello sciistico.

Kompatscher: serve responsabilità di tutti

La situazione austriaca pesa come un macigno anche sui flussi turistici esteri che, in Trentino Alto Adige, valgono il 50 per cento del fatturato. «L’andamento della pandemia oltre il Brennero è un importante campanello d’allarme per l’Alto Adige. Oggi più che mai è nostro dovere essere ancora più cauti e adeguare il nostro comportamento alle regole di precauzione», ha avvertito il governatore di Bolzano, Arno Kompatscher. Un uso più severo del Green pass? «Le regole migliori servono solo se poi vengono rispettate davvero e da tutti. La verità è che tutta la popolazione deve avere senso di responsabilità, deve sentire il coinvolgimento per questa situazione drammatica. Se così non dovesse accadere, allora dovranno essere prese in considerazione delle misure più drastiche».

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