ESTER DUFLO IL PROGETTO PER CAMBIARE IL MONDO

Scienza e azione: così si combatte la povertà

La giovane economista ha preso in prestito dalla scienza il metodo di valutazione random per capire gli effetti delle iniziative benefiche

di Luca Dello Iacovo


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L’economista francese Esther Duflo (Photo by Miguel RIOPA / AFP)

4' di lettura

Ripubblichiamo un articolo uscito su Nova 24 il 21 giugno 2007

Esther Duflo, 34 anni, economista, docente al Mit di Boston, ha cofondato e dirige l'Abdul Jameel povertà action lab, l'istituzione del Mit impegnata nella lotta alla povertà in collaborazione con alcune Ong.
Esther Duflo è un'economista di 34 anni e ha partecipato alla fondazione del laboratorio di azione contro la povertà del Massachusetts institute of technology (Mit) di Boston. Secondo la rivista americana «Forbes» è una delle 10 persone che cambieranno il mondo. Come? Applicando una rigorosa analisi scientifica ai progetti di sviluppo nei Paesi poveri.

«Cerchiamo di creare un legame tra scienza e azione - spiega la giovane studiosa - e abbiamo preso in prestito dalla medicina il metodo di valutazione random, confrontando gli effetti di iniziative contro la povertà su un gruppo sperimentale e su un gruppo di controllo».

Per esempio, in uno studio condotto in Kenya per capire come aumentare la presenza scolastica, il gruppo di ricerca della Duflo ha scelto un campione di 200 scuole e ha distribuito una pasticca contro i vermi intestinali alla metà degli istituti scolastici. I restanti non hanno ricevuto il farmaco: sono stati utilizzati come gruppo di controllo per capire i cambiamenti introdotti dalla medicina. Risultato: la presenza dei bambini keniani è aumentata del 25% con una spesa minima, appena 50 centesimi di dollaro l'anno.

Oppure, in un altro esperimento, hanno scoperto che semplicemente comprando nuove uniformi per gli studenti aumenta la partecipazione alle lezioni: spesso il costo di una divisa scolastica è insormontabile per una famiglia povera. «Più denaro e più mercato non sempre sono la cosa giusta: con piccoli interventi si possono ottenere grandi risultati. Dobbiamo comprendere cosa funziona e cosa invece non funziona nei contesti locali per capire come migliorare il capitale umano», chiarisce Duflo. Sono analisi complesse, possibili grazie a dati provenienti da fonti diverse e alla conoscenza diretta dei luoghi in cui vengono realizzati i progetti. Questi studi costituiscono anche verifiche preventive per valutare quanto possono essere efficaci i piani di lotta contro la povertà.

Le infrastrutture per le telecomunicazioni hanno un ruolo chiave nello sviluppo del capitale sociale e delle economie locali. «Per esempio, mi ricordo di uno studio nella regione indiana del Kerala, in una zona in cui sono stati costruiti impianti per le comunicazioni mobili» dice Esther Duflo.

«I pescatori di un lago hanno ricevuto un cellulare: potevano fare gli accordi per vendere i pesci direttamente dalla barca con compratori lontani». Con vantaggi immediati: «Così è aumentato in modo significativo il loro guadagno, è diminuita la variabilità degli incassi e hanno ridotto la quantità di pesce inutilizzato. Il problema era che potevano sbarcare su una spiaggia dove non c'erano clienti ed erano costretti a buttare molti pesci: con i cellulari, invece, possono comunicare con tutti e non soltanto con le persone presenti sul posto. Il mercato locale ne ha guadagnato: ne hanno guadagnato tutti».

Con i microprestiti si può incidere significativamente sulla povertà locale: lo ha dimostrato il premio Nobel per la pace Muhammad Yunus con Grameen Bank, la banca specializzata in microcredito che dirige dal 1983. Sul web la community Kiva.org permette a chiunque di prestare senza interessi piccole quantità di denaro (il minimo è di 25 dollari) a imprenditori nei Paesi in via di sviluppo: somme che poi vengono restituite ai donatori. Basta individuare il destinatario e versare la cifra con carta di credito o carta prepagata.

«Per le persone povere è difficile prendere in prestito anche piccoli capitali per avviare un'attività commerciale ed è davvero complesso monitorare quello che fanno. In realtà Kiva sembra fare l'esatto opposto del microcredito». E precisa: «In questo caso, infatti, sembra che prevalga la logica del dono: chi li presta pensa che sta facendo un regalo. Non si pone il problema di selezionare i progetti di sviluppo e monitorarli sul posto. Conta molto la fiducia». Il web 2.0 può essere anche uno spazio di sperimentazioni: «Il mondo virtuale di Second Life, per esempio. Potrebbe diventare interessante per condurre valutazioni ed esperimenti, ma bisogna ancora capire come utilizzarlo per le nostre ricerche».

Da pochi mesi sono in vendita i computer del progetto «One Laptop per Child» ideato dal direttore del Mit Nicholas Negroponte per superare il divario digitale con le nazioni sviluppate: più di un milione di esemplari è già stato ordinato. Tra i maggiori interessati, Paesi come il Brasile e la Nigeria. Il costo non doveva superare i 100 dollari, ma si è arrivati a 150: nel frattempo la Cina sta producendo alcuni modelli di computer per il mercato interno a una cifra inferiore rispetto a quello dell'Olpc. E l'India ha annunciato che venderà ai suoi abitanti un pc a 10 dollari entro il 2009. «Da qualsiasi parte provenga l'idea di un computer più economico - dice Esther Duflo - è un'ottima soluzione. Per ora, però, dubito che l'India sia in grado produrlo a un prezzo così basso».

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