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Scioperi e carenza di personale, estate di fuoco per chi viaggia in aereo

Stop di 24 ore oggi in Italia per piloti e assistenti di easyJet, Ryanair e Volotea. Dopo due anni pandemia le compagnie non stanno al passo con la domanda

di Mara Monti

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Sarà un’altra estate di fuoco per il settore del trasporto aereo. Tra scioperi e mancanza di personale volare sarà a rischio cancellazioni nella peggiore delle ipotesi, ritardi nella migliore.

In Italia sabato 25 è convocato uno sciopero di 24 ore delle compagnie low cost dopo lo stop dell’8 giugno scorso: gli equipaggi di Ryanair, EasyJet e Volotea si astengono di nuovo dal lavoro insieme agli addetti di Malta Air e della società CrewLink che gravitano sempre nell’orbita del colosso irlandese per una nuova protesta che «si è resa necessaria» a fronte del «perdurare delle inaccettabili condizioni in cui piloti e assistenti di volo sono costretti a lavorare», denunciano i sindacati pronti a dare il via all’estate «calda» delle compagnie aeree low cost.

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I motivi dell’agitazione

Tra i motivi dell’agitazione «retribuzioni inferiori ai minimi previsti dal contratto nazionale, condizioni operative insostenibili, mancato adeguamento dei trattamenti salariali ai contratti di riferimento e pratiche anti-sindacali come dichiarano i lavoratori». Una situazione comune ad altri paesi europei, dalla Spagna, al Belgio, alla Francia, al Portogallo, dove lo sciopero è già iniziato ed è destinato a durare tre giorni.

Dopo due anni di restrizioni a causa della pandemia, la domanda di viaggi aerei è tornata più forte del previsto creando un collo di bottiglia in quanto le compagnie aeree e gli aeroporti, che hanno ridotto i posti di lavoro durante la crisi, non riescono a stare al passo con la domanda di viaggio dei passeggeri: si calcola che quasi 2mila voli dai principali aeroporti dell’Europa continentale siano stati cancellati nell’ultima settimana.

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Dall’Europa agli Stati Uniti, dove in questo caso migliaia di voli sono stati cancellati a causa del maltempo, mentre cresce il numero di turisti pronti a raggiungere gli States dopo l’eliminazione delle ultime restrizioni come mascherine a bordo e test Covid all’arrivo. I turisti americani che viaggiano in Europa troveranno il vantaggio di un dollaro più forte contro euro e sterlina rendendo gli hotel e i ristoranti più convenienti.

Situazione tesa in Europa

In Europa la situazione è sempre più tesa: l’aeroporto Schiphol di Amsterdam sta chiedendo alle compagnie aeree di ridurre i voli perché il numero di passeggeri che transitano in questi giorni è al di sopra della capacità di gestione del personale ai controlli di sicurezza. Il più colpito è il vettore olandese KLM che ha dovuto cancellare centinaia di voli scusandosi con i passeggeri per i disagi. Una situazione destinata a perdurare perché potrebbero volerci mesi prima che Schiphol abbia abbastanza personale per allentare la pressione, ha spiegato lo stesso Ben Smith, ceo di Air France-KLM, mentre il numero uno della low cost Ryanair Michael O’Leary ha avvertito che ritardi e cancellazioni saranno inevitabili e dureranno «tutta l’estate, un’esperienza tutt’altro che soddisfacente per i passeggeri», ha detto parlando a Sky News.

In Germania, Lufthansa ha annunciato la cancellazione di 3.100 voli in luglio e agosto, il 4% della sua capacità in questo periodo, a causa di una nuova ondata di infezioni da coronavirus nello staff, andando a creare ulteriore caos. Nel Regno Unito, stessa litanìa con gli scali londinesi di Gatwick e Heathrow che da settimane chiedono alle compagnie aeree di limitare il numero di voli. Per tutta risposta la low cost easyJet ha fatto sapere che eliminerà migliaia di voli per evitare cancellazioni dell’ultimo minuto.

«Le compagnie aeree si trovano in difficoltà perché pensavano di recuperare i livelli di personale più rapidamente di quanto non siano in grado di fare» ha detto Willie Walsh, il numero uno della IATA, (International Air Transport Association). La carenza di personale non è una esclusiva del settore aereo, ha fatto notare Walsh. Come in altri settori, anche i lavoratori dell’aviazione licenziati «hanno trovato nuovi impieghi con salari più alti e con contratti più stabili. E ora che tutti vogliono viaggiare di nuovo, gli ex dipendenti non vogliono lavorare in aeroporto».

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