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Benzinai, sindacati revocano secondo giorno di sciopero

La decisione è arrivata dopo l’incontrocon Fegica e Figisc Confcommercio , fissato alle 15 al Ministero delle imprese e del Made in Italy.

Sciopero benzinai, le file ai distributori a Roma

3' di lettura

Fegica e Figisc Confcommercio hanno revocato la seconda giornata di sciopero. Ma non perché le risposte ottenute al quarto incontro al ministero delle imprese e del Made in Italy, convocato in tarda mattinata per chiarimenti tecnici, siano state soddisfacenti. Tutt’altro. E’ stato fatto «per gli automobilisti, non certo per il governo» hanno spiegato le due sigle sostenendo che «uno degli obiettivi fondamentali, vale a dire ristabilire la verità dopo le accuse false e scomposte verso una categoria di lavoratori, è stato abbondantemente raggiunto. I cittadini italiani hanno capito» che il Governo, «ha incautamente scaricato sui gestori la responsabilità dell’aumento dell’accisa e li ha indicati come i veri speculatori», ha ribadito in mattinata Roberto Di Vincenzo, presidente della Fegica. Le due sigle si sono così unite alla Faib Confesercenti che già ieri aveva deciso di dimezzare le ore di sciopero.

È durata quindi alla fine solo 24 ore, contro le annunciate 48, la serrata dei benzinai in protesta contro il governo e il decreto carburanti che aumenta le sanzioni contro le irregolarità e obbliga i gestori ad esporre un cartello con il prezzo medio di benzina e gasolio. Le stazioni hanno quindi riaperto alle 19.

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Guerra di cifre sulla partecipazione allo sciopero

Intanto è guerra di cifre sulla partecipazione all'astensione. La chiusura dei distributori, secondo i dati diffusi dalle tre organizzazioni - anche la Faib Confesercenti - ha visto un’adesione dell’80-90% al netto delle precettazioni, dei gestori diretti e qualche pompa bianca, pari a 12-13mila impianti sui 22mila totali. Un’adesione ritenuta alta «nonostante una forte attività delle prefetture per precettare - ha spiegato il presidente della Figisc Confcommercio Bruno Bearzi - Un accanimento che non ho mai visto in 30 anni che faccio sindacato». Secondo fonti ministeriali avrebbe invece chiuso, calcoli alla mano, il 36% degli impianti.

Tavolo permanente per il riordino complessivo del settore

Sulla revoca dello sciopero, il ministro Urso (impegnato a Bruxelles) in serata ha detto che «è stato apprezzato l’impegno continuo del Governo a migliorare il testo del decreto legge che mantiene fisso il principio della trasparenza a beneficio sia dei consumatori che degli stessi gestori. Soprattutto è stata riconosciuta l’importanza dell’insediamento di un tavolo permanente per il riordino complessivo del settore».

I punti controversi del decreto

La convocazione dal capo di gabinetto del Mimit sui contenuti dell’emendamento che sarà presentato alla Camera è arrivata alle tre sigle mentre erano riunite in un’assemblea pubblica vicino a Montecitorio. L’incontro «ha confermato il persistere di molte criticità» anno precisato Fegica e Figisc Confcommercio (ciascuna dice di avere intorno agli 8-9mila iscritti). «Insistere nell’azione di sciopero per ottenere ascolto dal Governo non ha più alcuna ragione di essere» hanno quindi deciso. Ma «la mobilitazione rimane in piedi» ha avvertito il presidente di Fegica, Roberto Di Vincenzo, annunciando che si attende «l’esito del tavolo dell’8 febbraio» sulla riforma del settore a cui i gestori hanno chiesto di includere anche i punti contestati del decreto Trasparenza e oggetto della vertenza ovvero l’esposizione del cartellone con il prezzo medio regionale dei carburanti e le sanzioni in caso di inadempienza.

Lo sciopero è stato considerato un flop dall’Angac (associazione dei gestori autonomi) secondo cui “la categoria è disarmata e delusa” e si propone come alternativa alle tre sigle. Un flop anche secondo Assoutenti che chiede al Governo interventi sulla trasparenza da parte delle compagnie petrolifere. Il Codacons stima che la corsa al pieno avrebbe fatto incassare all’Erario poco meno di un miliardo.


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