LA PROTESTA 

Sciopero dei benzinai al secondo giorno: otto serrate negli ultimi dieci anni

Stando ai gestori, il primo giorno l’adesione è andata oltre il 74%

di Andrea Carli e Andrea Marini


E-fattura e impianti illegali: ecco perché i benzinai scioperano

3' di lettura

Lo sciopero dei benzinai indetto da Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc Anisa Confcommercio con la chiusura degli impianti stradali e autostradali è oggi, giovedì 7 novembre, al secondo giorno. I gestori protestano contro i nuovi adempimenti ritenuti inutili e onerosi. Tra questi, la fatturazione elettronica, l’introduzione degli Isa (l’Indice sintetico di affidabilità fiscale), i registratori di cassa telematici, l’introduzione di Documenti di trasporto (Das). Nel mirino anche le frodi sui carburanti, sotto forma di evasione di Iva e di accise.

Il tentativo di dialogo con il Governo
La serrata, inizialmente prevista per il 7 luglio e poi saltata a seguito della convocazione delle associazioni dei gestori da parte del ministero dell’Economia e delle Finanze, terminerà domani, 8 novembre, nelle prime ore della mattinata (alle 6). «A fine settembre, poco dopo l’insediamento del nuovo governo - racconta Martino Landi, presidente della Faib (Federazione autonoma italiana benzinai) - abbiamo inviato una richiesta di incontro al ministro dello Sviluppo economico , che è rimasta lettera morta. La risposta è arrivata il giorno prima di entrare in sciopero, questo vuol dire che purtroppo si crea un minimo di attenzione solo se si fanno queste iniziative. Erano diversi anni che non facevano sciopero in questo modo. Alla fine il ministero ci ha garantito che nei prossimi giorni ci riceverà».

È l’ottava serrata portata a compimento negli ultimi dieci anni
Secondo la Commissione di garanzia sciopero, quella di queste ore è l’ottava serrata in dieci anni: parliamo di chiusura degli impianti di distribuzione dei carburanti a livello nazionale, non revocata né differita.

Le modifiche nel decreto fiscale
La politica si sta muovendo. Luca Squeri, deputato di Forza Italia componente della Commissione Attività produttive della Camera, spiega che «in sede di conversione del decrero fiscale collegato alla manovra - allo stato attuale il provvedimento è all’esame della Commissione Finanze della Camera, dovrebbe andare in aula la settimana prossima - il governo ha accettato la proposta unanime di eliminare la cosiddetta “lettera di intenti”. Si tratta - continua Squeri - dello strumento con il quale alcune aziende si autodefiniscono importatrici/esportatrici, per cui non pagano l’Iva avendo la facoltà di saldare i conti in futuro. Poi però sono società che dopo 10, 12 mesi spariscono, quindi l’Iva non la pagheranno mai e intanto hanno alterato il livello di concorrenza del mercato, con un danno non solo ai gestori ma anche allo Stato».

I gestori: il primo giorno adesione oltre il 74%
Secondo i dati resi noti dai gestori nel pomeriggio di mercoledì 6 novembre, l’adesione allo sciopero dei benzinai nel primo giorno si è attestata «a oltre il 74%». I gestori si sono dati appuntamento per manifestare davanti a Montecitorio, dalle 10 alle 13. «I dati del primo giorno - commenta Paolo Uniti, segretario della Figisc Confcommercio - sono assolutamente soddisfacenti. Probabilmente nella seconda giornata ci sarà quel calo fisiologico sul piano dell’adesione alll’iniziativa. Le cifre saranno sicuramente inferiori a quelle del primo giorno, questo sì». Uniti mette tuttavia in evidenza che «erano circa vent’anni che non avevamo questa percentuale di adesione nella prima giornata di sciopero. Questo vuol dire che la situazione di difficoltà è abbastanza sentita dalla base: tra illegalità (frodi carburanti, con evasioni Iva e accise e conseguente concorrenza sleale e distorsione del mercato), rapporti con le compagnie petrolifere e i nuovi soggetti che si stanno avvicinando al mercato».

L’audizione alla Camera del procuratore di Trento sulle frodi
«Martedì (5 novembre, ndr) - racconta Squeri -, nell’ambito di una risoluzione sulla rete distributiva presentata da M5S abbiamo udito il procuratore della Repubblica di Trento Sandro Raimondi, che ha un’esperienza ventennale in materia di reati in materia di frode carburanti. Ebbene - continua Squeri - Raimondi ha indicato un numero veramente incredibile. Nelle stime fatte fino ad oggi del carburante oggetto di frode (o evasione di Iva o evasione di accise) si è sempre parlato del 10, 15, qualcuno arriva a dire anche al 20%, valori già esorbitanti. Il procuratore ha detto che, a suo parere, la stima è del 30 per cento. Davvero è il campanello d’allarme di una priorità nazionale: se così fosse, si tratterebbe di un’evasione di 12 miliardi all’anno, che vengono sottratte alle entrate per lo Stato. Una manovra all’anno viene di fatto vanificata da questo fenomeno delle frodi nel settore dei carburanti».

Per approfondire:
Benzinai sul piede di guerra contro i corrispettivi telematici
Isa, ultimi chiarimenti in una circolare

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