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Sciopero buoni pasto, 3 milioni di lavoratori non potranno usarli

Bar e supermercati oggi non accettano i ticket: protestano per le gare al ribasso e le commissioni su uno strumento molto apprezzato dagli utenti

di Enrico Netti

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

«Oggi non si accettano i buoni pasto». Una brutta notizia per quei 3 milioni di lavoratori che quotidianamente pagano con un ticket la colazione, il pranzo fuori casa e la spesa al supermercato. Oggi bar e ristoranti, pubblici esercizi e moderna distribuzione hanno deciso di non accettano i buoni pasto come forma di protesta contro le commissioni troppo alte, fino al 20% del valore del ticket, applicate dalle società emittenti per la gestione di questo benefit che rappresenta un terzo pilastro per il bilancio delle famiglie.

È la prima volta che pubblici esercizi e Gdo dichiarano una giornata senza ticket, mentre in passato una analoga forma di protesta fu organizzata dalla sola Fipe-Confcommercio.

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Il «No ticket day» è stato proclamato da Ancd Conad, Ancc Coop, Federdistribuzione, Fiepet-Confesercenti, Fida e Fipe-Confcommercio che chiedono al Governo una riforma del sistema. In una nota congiunta le associazioni ricordano che «si tratta di una azione drastica resasi necessaria per chiedere con urgenza al Governo una riforma radicale del sistema dei buoni pasto con l’obiettivo di salvaguardare un servizio importante per milioni di lavoratori e renderlo economicamente sostenibile». Proprio in queste ultime parole è racchiuso il senso della protesta. Infatti tra commissioni, fee e spese accessorie ogni mille euro di ticket presentati all’incasso il bar, la pizzeria, il market incassano circa 800 euro, spesso dopo parecchie settimane. Troppo poco dopo troppo tempo in un periodo in cui materie prime ed energia sono ai massimi e un pacchetto di commissioni che arriva fino al 20% diventa un peso difficile da sopportare. Sotto i riflettori ci sono le gare al ribasso bandite dalla Pubblica amministrazione. Questa formula permette di ridurre il costo per lo Stato che acquista milioni di buoni pasto ma questo risparmio viene pagato da chi accetta i ticket. Una conferma arriva dagli sconti con cui sono stati aggiudicati i bandi della nona gara Consip. In Calabria si è arrivato a uno sconto del 21%, in Sicilia e Campania è stato del 19,8% mentre Liguria, Emilia-Romagna e Sardegna con il taglio del 14% sono i più virtuosi.

Il problema delle commissioni è avvertito ancora di più dalla Gdo i cui margini in media sono intorno al 5%. L’ultima modifica legislativa è stata introdotta con il decreto 7 giugno 2017, numero 122 del Mise, in attuazione dell’articolo 144 comma 5 del Decreto legislativo 18 aprile 2016, numero 50 e prevede che si possano usare fino a otto buoni per singolo scontrino di spesa. I ticket si possono spendere presso le mense aziendali ed interaziendali, i supermercati e i bar, ma anche in agriturismi, nei mercati e negli ittiturismi. Gli stessi dovranno essere utilizzati esclusivamente per l’intero valore facciale. Ovvero non danno diritto al resto in monete.

Queste le regole seguite dalle catene della Gdo. C’è poi chi come Esselunga, per esempio, li accetta ma la parte di spesa pagata con i buoni non concorre all’accumulo di Punti Fìdaty sulla spesa. Nella moderna ristorazione diverse insegne invece emettono un coupon per il resto. Lo sciopero ha scatenato le reazioni delle associazioni dei consumatori e Adoc, Adiconsum, Assoutenti e Federconsumatori hanno indetto un contro sciopero dei buoni pasto invitando i consumatori italiani a disertare oggi supermercati, negozi, bar e ristoranti.

Tutto sarebbe più equo e semplice se venisse adottato il modello virtuoso seguito in altri paesi come la Francia. Qui è il servizio che viene messo in gara e vince l’emittente che fa pagare le commissioni di gestione più basse.

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