Le motivazioni

Sciopero commercialisti: una pluriennale richiesta di rispetto della categoria che è rimasta inascoltata

Rispetto. È questo che i 120mila commercialisti chiedono ed è questo il vero motivo del disagio crescente

di Federica Micardi


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2' di lettura

Rispetto. È questo che i 120mila commercialisti chiedono ed è questo il vero motivo del disagio crescente. Non hanno paura di studiare né si spaventano di fronte alla complessità delle regole. Ma vorrebbero poter contare sulla loro certezza.

Il sistema fiscale italiano è complesso, articolato, in continua evoluzione e richiede, accanto alla formazione continua, anche investimenti importanti per i software e per il loro aggiornamento. Negli ultimi anni la categoria è stata direttamente coinvolta nella creazione di banche dati fiscali, chiamata a fornire una pletora di informazioni per combattere il riciclaggio e aiutare nella lotta all’evasione. Un’attività extra, che è andata crescendo nel tempo, che richiede degli investimenti ma che è difficile farsi pagare dai clienti. Questo proliferare di adempimenti è stato giustificato da una significativa semplificazione, Che, però, ancora non vede la luce.

Lo sciopero non è mai stato uno strumento su cui i commercialisti hanno fatto leva. Fino a cinque anni fa non avevano neppure un Codice che regolamentasse la protesta collettiva. Poi le cose sono cambiate e nel 2014 il Codice è stato creato. Ma sono trascorsi altri tre anni prima di sfoderare per la prima volta quest’arma.

Quello indetto a partire dal 30 settembre, infatti, non è il primo sciopero proclamato, ma potrebbe essere il primo sciopero realmente portato a termine. La prima volta che le sigle sindacali, tutte d’accordo, hanno deciso di chiamare la categoria all’astensione è stato nel dicembre 2016. Allora c’erano 12 “questioni indifferibili” da affrontare, e la prima era lo spesometro; c’erano poi il passaggio dal regime di competenza a quello per cassa o la sospensione delle sanzioni per i nuovi adempimenti solo per citarne alcune. La data scelta per l’astensione era la settimana dal 27 febbraio al 6 marzo 2017. La protesta venne revocata il 15 febbraio grazie ad alcune concessioni da parte del Mef, che si era anche impegnato ad avviare una complessiva semplificazione della macchina fiscale. Un impegno rimasto in gran parte nel cassetto.

Questa volta la categoria si è limitata a quattro richieste, ma se si esclude la proroga degli Isa, le altre sono di metodo; i commercialisti non entrano nel merito dei singoli adempimenti ma chiedono di essere consultati quando si scrivono norme che impattano sulla loro attività - la materia fiscale è oggettivamente complicata e senza le adeguate competenze si rischiano errori -, tornano a richiedere la semplificazione e la riduzione degli adempimenti (ma evitano di elencarli), e soprattutto chiedono il rispetto della legge 212/2000, lo Statuto del contribuente.

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