ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe tensioni nella maggioranza

Scissione M5s e tensioni Lega: ora il test armi, poi la manovra

Il Pd media sulla risoluzione Ucraina fra Conte e Di Maio. Altolà del ministro alla bozza che impegna il governo a non inviare altre armi

di Marco Rogari

M5S, Di Maio: "Secondo mandato? Stiamo guardando all'indietro"

3' di lettura

L’ultimo appuntamento per trovare una mediazione nella maggioranza sulla delicata questione dell’invio di nuove armi all’Ucraina è al momento fissato per domani, a 24 ore dalle 15,00 di martedì, quando Mario Draghi “renderà” le sue comunicazioni al Senato, e successivamente alla Camera, in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno. Solo a quel punto il premier saprà davvero se l’esito del voto atteso in Aula a palazzo Madama, dove gli equilibri numerici sono già fragili, non resterà appeso al caos che regna nel Cinque stelle.

Frattura Conte-Di Maio e rischio scissione M5s

Con la frattura tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio che si acuisce ora dopo ora a colpi di accuse e sospetti reciproci e spiana la strada alla scissione nel Movimento. E anche se l’opera di mediazione che sta portando avanti il sottosegretario agli Affari europei, Enzo Amendola, con tutto il Pd, dovesse centrare l’obiettivo di consentire al governo di superare indenne il prossimo passaggio parlamentare, a Palazzo Chigi sanno già che anche le tensioni esplose nelle ultime settimane nella Lega e la complicata partita da giocare sul nuovo decreto Aiuti in arrivo a fine mese rischiano di trasformarsi in altrettante trappole da aggirare prima della battaglia sulla manovra autunnale. Che si annuncia campale, perché proprio sulla legge di bilancio i partiti cercheranno di puntare tutte le loro “fiches” guardando alla tornata elettorale del 2023

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La bozza di risoluzione M5s con il «no alle armi a Kiev»

Prima però dovrà essere superato lo scoglio del voto di martedì. Il rischio di andare alla conta resta elevato, soprattutto dopo il “no alle armi” inserito nero su bianco in una bozza di risoluzione elaborata da una fetta dei senatori pentastellati, ma poi considerata non del tutto attendibile dai vertici del gruppo M5S al Senato. Che però ribadiscono: «Vogliamo inserire nella risoluzione due concetti per noi basilari: la de-escalation militare e la centralità del Parlamento» per le scelte sulla guerra.

La reazione di Di Maio: a rischio la sicurezza dell’Italia

La bozza, che nell’area riconducibile a Di Maio si sospetta sia stata preparata da esponenti vicini a Conte, «impegna il governo a non procedere a ulteriori invii di armamenti», e ha di fatto raccolto il plauso dell’ambasciatore russo Sergej Razov: «Non tutti in Italia sono d’accordo con l’invio di armi a Kiev». La reazione di Di Maio non si è fatta attendere: «Ho letto che c’è una parte del Movimento che ha proposto una bozza di risoluzione che ci disallinea dall’alleanza della Nato e dell’Ue. Se ci disallineamo mettiamo a repentaglio la sicurezza dell’Italia». Anche la viceministra dell’Economia, Laura Castelli, fa subito sapere che non voterebbe questo documento.

La mediazione del Pd

Una spaccatura a poche ore dal voto che preoccupa e irrita il Pd. Che avverte: «Qualsiasi fuga in avanti o iniziative parziali rischiano di complicare il lavoro». La strategia per giungere a un compromesso passa per la stesura di un testo molto snello, in cui ribadire il sostegno dell’Italia all’Ucraina, l’adesione di Kiev e altri paesi all’Ue, la necessità di procedere alla riforma del patto di stabilità, e la richiesta di strumenti fiscali comuni, energia e riforma dei trattati. Ma la vicenda della “bozza” rischia di complicare la mediazione, su cui si dovrà pronunciare anche la Lega, contraria, come Conte, all’invio di nuove armi.

Le divisioni nella Lega

Anche su questo fronte però non mancano le divisioni, soprattutto dopo il caso del mancato viaggio a Mosca di Matteo Salvini che ha visto lo stesso ministro Giancarlo Giorgetti ribadire la necessità di muoversi con il governo. Un quadro frammentato che, dopo gli intoppi su giustizia, delega fiscale e concorrenza, rischia di rendere difficoltosa la gestione del decreto aiuti in arrivo. Anche perché per ora le risorse da mettere a disposizione per prorogare il taglio delle accise sui carburanti e attivare i nuovi sostegni sembrano destinate a rimanere sotto i 5-6 miliardi, nonostante il pressing dei partiti. Segnali non incoraggianti in vista di settembre, quando palazzo Chigi e la maggioranza divisa dovranno confrontarsi sull’ultima manovra della legislatura, che sarà chiamata ad affrontare anche il taglio al cuneo e le pensioni.

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