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«Scommessa vinta con l’aiuto di Università e imprese del territorio»

Giorgio Adami

3' di lettura

«La logistica è, da sempre, un settore trasversale, che offre tante opportunità lavorative soddisfacenti per i giovani, ma non solo. E oggi con Industria 4.0 e la ripresa economica in atto di chance ne avremo ancora di più. In passato - sottolinea Giorgio Adami, tra gli ideatori dell’Its Last, e presidente di Adami Autotrasporti Spa, un gruppo specializzato nei trasporti di liquidi alimentari, con 240 addetti, casa madre Verona e filiali in Germania e Slovacchia - non esistevano percorsi formativi ad hoc; si usciva dalle scuole superiori, un po’ di qualsiasi indirizzo e si intraprendeva il percorso in azienda. Con l’impresa impegnata in prima persona, al proprio interno, a formare “in logistica” il personale in ingresso, con moduli che in alcuni casi potevano arrivare anche a 6/8 mesi. Ecco allora l’idea, rivelatasi poi vincente: far nascere un Its dedicato alla logistica, ai trasporti e al digital. In questo Verona ha rappresentato la sede naturale dell’iniziativa visto il proprio tessuto produttivo. Abbiamo quindi interpellato una trentina di responsabili aziendali di logistica, e costruito percorsi formativi su misura. Tra i soci fondatori c’è l’università di Verona e tra i partner dell’Its Last ci sono altre due università, Padova e Bergamo che portano know-how e innovazione continua, e la Regione Veneto si è subito messa a disposizione del progetto, creando rete e sinergie positive. Il risultato di tutto ciò? Siamo considerati un’eccellenza, e molti studenti del Last vengono qui da tutt’Italia, pochissimi se ne vanno, consapevoli che in due anni hanno tutti un contratto stabile in mano e non solo in realtà del territorio».

Presidente, ha raccontato come si realizza un vero link scuola-lavoro.

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Mi creda, c’è voluto impegno e fatica, anche per convincere molti miei colleghi a scommettere sulla scuola, e a rilanciare, insieme, la filiera dell’istruzione tecnica che per noi imprese è fondamentale visti i numeri sul mismatch, che purtroppo conosciamo. Ci siamo messi in gioco, tutti: e guardi, lo dico con soddisfazione, oggi l’Its Last ha un tasso d’occupazione che sfiora il 100% ed è un hub intorno al quale ruotano circa 400 imprese.

Tra queste, c’è anche la sua azienda?

Certamente. Il motivo è semplice. Noi abbiamo bisogno di avere ragazzi ben formati, che rappresentano un indiscusso valore aggiunto per il gruppo. Portano idee, competenze, e una boccata d’aria nuova. Abbiamo assunto 5 studenti dal Last, e durante l’anno due ragazzi completano la formazione d’aula con un periodo nella nostra azienda. Ma come noi anche le altre 399 imprese sono impegnate, a vario titolo, nei percorsi formativi. La logistica è un settore in crescita, tocca tutte le linee produttive, e i tecnici superiori sono figure ricercate. I giovani sono impegnati in percorsi dinamici. Nessuno viene parcheggiato in un ufficio.

La formula dell’Its quindi funziona, con percorsi da subito pratici.

Molto. Ma gli istituti tecnici superiori funzionano anche perché sono strettamente legati al territorio di riferimento e alle aziende. Si tratta di un circolo virtuoso: dove c’è lavoro, e in particolare lavoro stabile, c’è bisogno di un sistema di formazione ben collegato. Estremamente importante, poi, è che tutti i percorsi siano co-progettati con le realtà produttive e comunque messi in campo per rispondere a determinate esigenze dell’impresa. Solo così la ricetta è vincente, e c’è soddisfazione da parte di tutti, famiglie, studenti, e noi imprenditori. Mi permetta anche di aggiungere il ruolo, importante, di tutti i soggetti istituzionali che sono della partita e supportano gli Its. In questo il Veneto è stato apripista.

Quindi, con i fondi (1,5 miliardi nei prossimi 5 anni) in arrivo con il Pnrr non si può che migliorare?

Certo. C’è bisogno di aumentare il numero di iscritti a questi percorsi e aiutare anche realtà rimaste più indietro. Ma attenzione. Le risorse europee, che sono tante, vanno utilizzate bene e non distribuite in una logica “a pioggia”.

Sarebbe il colpo mortale per l’intero settore, che non ha bisogno di proliferazione di Its, ma di buoni corsi. Bisogna guardare al merito e al legame con imprese e territorio. Facciamo tesoro delle best practice, solo così l’intero Paese ne trarrà vantaggio.

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