La ricostruzione

Scommesse, il business «clandestino» che lega Malta all’Italia

Con i cinque piani di intervento svolti nell’anno passato dalla Guardia di finanza in tema di giochi e scommesse, si alza il livello di accertamento per individuare forme di riciclaggio ed evasione. L’obiettivo è di tracciare il flusso di denaro che finisce a bookmaker stranieri, come il caso dell’operazione siciliana svolta dalle Fiamme gialle e dalla polizia di Stato

di Ivan Cimmarusti


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3' di lettura

I centri scommesse «clandestini» erano in Sicilia ma i soldi finivano a Malta. La stretta sul settore evasione connessa ai giochi ha portato i pm di Siracusa ad chiudere cinque centri di raccolta scommesse che operavano per conto della Stanleybet Malta Limited in assenza di licenza e concessione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

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Il flusso di scommesse verso Malta
Con i cinque piani di intervento svolti nell’anno passato dalla Guardia di finanza in tema di giochi e scommesse, si alza il livello di accertamento per individuare forme di riciclaggio ed evasione. L’obiettivo è di tracciare il flusso di denaro che finisce a bookmaker stranieri. Come il caso dell’operazione siciliana svolta dalle Fiamme gialle e dalla polizia di Stato. I titolari, 9 persone, sono indagate per aver gestito, in assenza di licenza di P.S. e concessione A.A.M.S., centri scommesse a insegna “Stanleybet”, svolgendo «illecitamente un’attività organizzata - si legge nei documenti - al fine di accettare, raccogliere e comunque favorire l’accettazione e la raccolta delle giocate che, per via telefonica o telematica, venivano accettate all’estero dalla società maltese Stanleybet Malta Limited».

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La rete di scommesse illegali
Nel complesso, numeri alla mano, le verifiche hanno già prodotto dei risultati. Basta guardare alle attività pregresse della Guardia di finanza: 7.922 interventi, 2.056 violazioni e 15.322 soggetti verbalizzati. Al lavoro c’è il Nucleo speciale entrate delle Fiamme gialle, che sta ricostruendo la rete di scommesse illegali sul territorio nazionale. Ma c’è ancora molto da scavare. Almeno questo credono i tecnici del Mef e dei Monopoli che lavorano alla nuova stretta. Nel mirino ci sono i Centri di trasmissione dati (Ctd), canale privilegiato utilizzato dagli allibratori esteri sprovvisti di concessione e di licenza di Pubblica sicurezza, per promuovere scommesse in Italia.

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La stretta sui centri di trasmissione dati
Le agenzie che raccolgono il gioco in Italia senza concessione potrebbero vedersi bloccare ogni forma di pagamento. La bozza del Dl fiscale introduce il divieto per gli operatori bancari, finanziari e postali e per i soggetti emittenti carte di credito «di procedere alle operazioni di trasferimento di denaro a favore di soggetti che raccolgono gioco in Italia, attraverso reti telematiche o di telecomunicazione, in mancanza di concessione o, comunque, di qualsiasi altro titolo abilitativo richiesto all'esercizio di tale attività». La violazione comporta il pagamento di una sanzione amministrativa che va da 300mila a 1,3 milioni di euro per ogni irregolarità accertata.

Nel mirino ci sono i Centri di trasmissione dati (Ctd), canale privilegiato utilizzato dagli allibratori esteri sprovvisti di concessione e di licenza di Pubblica sicurezza, per promuovere scommesse in Italia

Registro unico
La caccia al gaming illegale passa anche dall'emersione dei soggetti che offrono e vendono gioco in Italia. E questo sarà possibile con l’idea di estendere a tutti gli operatori del mercato, nessuno escluso, l’obbligo di iscrizione al Registro unico (Ries). Una misura tesa a stringere ulteriormente le maglie, per evitare soprattutto contatti con allibratori stranieri. La norma, infatti, prevede che il concessionario che intrattenga «rapporti con soggetti non iscritti in elenco» debba essere sanzionato con una multa di 10mila euro e la decadenza dalla concessione se questi contatti siano individuati per tre volte.

Maggiori entrate per 12 milioni
L’iscrizione al Registro unico, si legge nella relazione illustrativa, «deve rinnovarsi annualmente» e consentirà ai Monopoli di «migliorare il proprio presidio sul comparto dei giochi pubblici, con particolare riferimento al contrasto delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dei giochi e alla diffusione del gioco illegale, oltre che rendere possibile un razionale assetto sul territorio dell'offerta al pubblico». Dall'iscrizione si stimano maggiori entrate per 12 milioni di euro.

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