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Scomparso lo storico agente di cambio Angelo Abbondio

È stato protagonista del noto Fondo professionale, il fondo di investimento gestito da Sprind e lanciato nel 1984

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

È scomparso Angelo Abbondio, storico agente di cambio e pioniere dell’industria del risparmio in Italia. Era nato nel 1942. Abbondio è stato protagonista del noto Fondo professionale, il fondo di investimento gestito da Sprind e lanciato nel 1984 insieme a un gruppo di dieci agenti di cambio tra cui Ettore Fumagalli, Attilio Ventura e Renzo Zaffaroni.

Il fondo fu poi comprato dal gruppo De Benedetti.

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Secondo quanto riferisce Radiocor, Abbondio era nato a Milano nel 1942. Il suo Fondo professionale è rimasto nella memoria degli addetti ai lavori della Borsa sia per le performance sia come una delle prime iniziative nel settore dei fondi comuni di investimento visto che, dopo la legge 77 del 1983 che ha istituito e disciplinato i fondi comuni, è stato il terzo fondo a essere lanciato dopo quelli di Imi e di Ras.

«Quando avevamo studiato l’iniziativa - raccontò poi il presidente del comitato degli agenti di cambio Ettore Fumagalli nel libro “Affari in Piazza” di Fabio Tamburini - il nostro break even point era intorno ai 18 miliardi di raccolta e ci sarebbe bastato arrivare a 30 miliardi. L’obiettivo era avere un committente nostro, nel quale potevamo far investire i clienti. Bene, nel giro di un anno raccogliemmo 1000 miliardi».

La decisione di vendere da parte dei fondatori arrivò quando il Tesoro impose loro di scegliere tra il ruolo di gestori e quello di agenti di cambio. Abbondio, che restò per qualche anno alla guida del Fondo professionale anche con il passaggio alla Cofide di De Benedetti, firmò a metà degli anni ’90 una nuova iniziativa finanziaria creando Symphonia Sgr, con sede a Lugano. Passò alla cronaca anche per l’acquisto, nel 1986, del celeberrimo dipinto “Fiumana” di Giuseppe Pellizza da Volpedo: l’opera, che anticipa il capolavoro “Quarto Stato” dell’artista piemontese, venne comprata all’asta e donata anni dopo da Abbondio alla Pinacoteca di Brera di Milano.

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