ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLibia nel caos

Scontri fra milizie a Tripoli, almeno 12 morti e decine di feriti

L’escalation dovuta allo scontro tra il governo di unità nazionale di Abdul Hamid Dbeibah e quello non riconosciuto di Fatih Bashagha, ex ministro degli Interni nominato dal Parlamento di Tobruk

Libia, scontri a Tripoli: almeno 7 morti

3' di lettura

È di almeno 12 morti e oltre 80 civili feriti, in Libia, il bilancio parziale degli scontri scoppiati oggi fra milizie rivali nel cuore della capitale, Tripoli. Lo riferiscono fonti mediche riportate dall’Associated Press e dalla Tv panaraba Al Jazeera. Ad affrontarsi, secondo i media locali, sarebbero una milizia guidata da Haitham al Tajouri e un’altra legata ad Abdul Ghani Al Kikli (Gnewa). Secondo l’agenzia di stampa libica Lana il capo del Consiglio presidenziale libico, Mohamed El Menfi, ha interrotto la sua visita in Tunisia, ove si trovava per partecipare al vertice Ticad 8, per tornare a Tripoli per seguire da vicino gli sviluppi degli scontri armati, in corso da questa notte.

Gli ultimi scontri confermano l’escalation in atto in un Paese diviso tra il governo di unità nazionale di Abdul Hamid Dbeibah e quello non riconosciuto di Fatih Bashagha, l’ex ministro degli Interni nominato a febbraio dal Parlamento di Tobruk. A inizio luglio decine di manifestanti avevano assaltato il Parlamento libico. Il 22 luglio poi, i peggiori scontri tra milizie rivali a Tripoli dal 2020, avevano fatto in poche ore almeno 16 morti, compreso un bambino.

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Armi pesanti puntate sull'aeroporto

“Haitham Tajouri e la sua brigata 777 ora hanno perso tutti i loro quartier generali e le aree di influenza nel centro di Tripoli intorno a Zawiya Street/Bab Ben Ghashir”, dopo che la milizia “Ghneiwa ha unito inaspettatamente le forze con Trabelsi per rimuoverlo attraverso la guerriglia urbana”, racconta sempre su Twitter l’analista Emadeddin Badi segnalando uno sviluppo in favore delle forze che sostengono il premier Abdel Hamid Dbeibah. Peraltro “le forze del comandante libico Osama al-Juwaili, che sostiene (il premier Fathi) Bashagha, prendono di mira quelle pro-Dbeibah guidate da Abdul Ghani Al-Kikli, noto anche come Gheniwa”, riferisce su Twitter il sito Libya Observer aggiungendo che “nello scontro in corso vicino a Tripoli sarebbero state usate armi pesanti sulla strada per l’aeroporto”. Sui media, tra cui l’account Twitter delle notizie urgenti di al Arabiya, vengono riportate varie segnalazioni movimenti di milizie da città vicine alla capitale verso Tripoli ma anche la ritirata di una milizia misuratina pro-Dbeibah.

L'appello Onu per stop immediato ostilità

Il 23 agosto la missione delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) aveva espresso “profonda preoccupazione per le mobilitazioni militari e la minaccia dell’uso della forza”, chiedendo alle parti coinvolte “un’immediata de-escalation” perché lo stallo politico e la crisi “non possono essere risolti attraverso il confronto armato”. E oggi dalle Nazioni Unite in Libia arriva “profonda preoccupazione” per “gli scontri armati in corso, compresi bombardamenti indiscriminati”, anche pesanti, in “quartieri abitati da civili a Tripoli”, che “avrebbero provocato vittime civili e danni a strutture civili, ospedali inclusi” con la richiesta di “la cessazione immediata delle ostilità” e l’esortazione a “tutte le parti ad astenersi dall’uso di qualsiasi forma di discorso di odio e incitamento alla violenza”.

Al’appello dell’Onu ha subito aderito l’Italia, L’inviato speciale della Farnesina per la Libia, Nicola Orlando, ha dichiarato su Twitter che “per quanto riguarda gli scontri in corso a Tripoli, l’Italia si unisce all’Unsmil”, la missione di supporto dell’Onu, “e chiede un’immediata de-escalation e la protezione dei civili. Tutti i gruppi armati coinvolti dovrebbero cessare immediatamente le ostilità e tornare alle loro posizioni iniziali”. “Ribadiamo il nostro rifiuto di azioni unilaterali, attacchi contro le istituzioni e tentativi di imporre con la forza soluzioni alla crisi, le quali non porterebbero a una stabilità sostenibile. Rinnoviamo il nostro appello al dialogo per superare le differenze e la duplicazione delle istituzioni”, sottolinea Orlando.


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