il futuro della compagnia di bandiera

Scontro nel Governo su Alitalia. Salvini: «Tria rispetti il contratto»


Alitalia, Di Maio: «Non è salvataggio ma grande rilancio»

2' di lettura

Nelle ore, frenetiche, in cui il governo M5s-Lega cerca di trovare la quadra sulle misure che entreranno nel decreto fiscale che lunedì approderà sul tavolo del Consiglio dei ministri, si configura un’altra occasione di scontro all’interno dell’esecutivo. Al centro dell’ennesimo braccio di ferro tra i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini da una parte, e il ministro dell’Economia Giovanni Tria dall’altra, il futuro di Alitalia.

In un colloquio con Il Messaggero il leader leghista avverte il responsabile del Tesoro: «Deve fare quello che dice il contratto di governo - sottolinea Salvini -. Lo deve rispettare lui come lo rispettiamo noi tutti». Il matrimonio Alitalia-Ferrovie, aggiunge, «è una via percorribilissima, se ci si riesce le nostre ricette non saranno tutte perfette, ma secondo me sono le più adatte e noi ci crediamo».

L’ipotesi sul tavolo, anticipata da Luigi Di Maio in un’intervista a Il Sole 24 Ore e confermata nell’ultimo incontro con i sindacati, è il ritorno dello Stato nel capitale della compagnia. Il piano del governo giallo verde, così come delineato dal leader pentastellato, prevede la costituzione di una newco con una dotazione iniziale tra 1,5 e 2 miliardi, partecipata intorno al 15% dal Tesoro, grazie alla conversione in equity di parte del prestito ponte. E con il coinvolgimento di Ferrovie dello Stato (che ha già presentato una manifestazione di interesse non vincolante) e Cdp per la flotta, insieme a un partner industriale internazionale. Il piano è stato annunciato da Di Maio con il consenso del premier Giuseppe Conte e quello di Salvini. Il ministro dell’Interno, in particolare, ha sottolineato la necessità di non perdere la compagnia.

Contrario invece Tria, che intravvede il rischio di un intervento dell’Ue su un possibile aiuto di Stato. Il ministro non ha inoltre gradito l’invasione di campo del collega Di Maio («Delle cose che fa il Tesoro - ha detto - deve parlare il ministro dell’Economia e io non l’ho fatto»). Anche se la portavoce di Tria nega ci sia uno scontro: «Si esaminerà il progetto di rilancio di Alitalia, ognuno per la sua parte di competenza, il Mise per il progetto industriale, il Mef per il suo ruolo».

Sulla soluzione per il rilancio di Alitalia pesano alcune incognite. Non è chiaro se la newco con Tesoro e Fs conterrà fin da subito anche il partner industriale internazionale o se l’operazione avverrà in due step: da questo dipende l'ammontare dell’impegno finanziario dello Stato.

C’è poi il nodo della conversione di parte del prestito ponte da 900 milioni in equity, che rischia di incappare nella scure dell’Ue che ha già in corso un’indagine sul prestito per valutare se quelle risorse, stanziate dal precedente governo Renzi per risollevare la compagnia allora in difficoltà, costituisce un aiuto di Stato. Fonti Ue hanno fatto sapere che spetta allo Stato membro notificare alla Commissione le misure proposte per la valutazione qualora implichino aiuti di Stato - la Commissione ovviamente è pronta a discutere. In questa fase, tuttavia è prematuro per la Commissione europea prendere posizione sulle idee espresse dal governo italiano sulla stampa.

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