LA DENUNCIA DEL GIMBE

Scontro Mef-Regioni sul patto per la Salute, senza accordo il Ssn rischia 3,5 miliardi

Finora sono stati bruciati quasi 11 mesi senza una tabella di marcia ben definita e con continui cambi di rotta, senza riuscire a siglare un Patto che per la prima volta condiziona l’incremento delle risorse all’intesa sulle regole che dovranno governare il Servizio sanitario nazionale da qui al 2021

di Marzio Bartoloni


Sanità, cambia il ticket: si paga in base al reddito

2' di lettura

Se le Regioni non sigleranno il Patto per la Salute entro il 31 dicembre sono a rischio 3,5 miliardi di euro di finanziamenti alla sanità. Finora sono stati bruciati quasi 11 mesi senza una tabella di marcia ben definita e con continui cambi di rotta, senza riuscire a siglare un Patto che per la prima volta condiziona l’incremento delle risorse - 3,5 miliardi appunto - proprio all’intesa sulle regole che dovranno governare il Servizio sanitario nazionale da qui al 2021.

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Patto per la salute, «strumento anacronistico»
Per Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe, il Patto è uno strumento ormai anacronistico. Il Patto per la Salute, ricorda Cartabellotta, è l'accordo finanziario e programmatico tra Governo e Regioni per la gestione del Servizio Sanitario Nazionale, la cui stipula costituisce quest’anno per la prima volta conditio sine qua non per garantire l'incremento di risorse per la sanità pubblica (2 miliardi nel 2020 e ulteriori 1,5 miliardi nel 2021) difesi con forza dal ministro della Salute Roberto Speranza. La scadenza per la stipula del Patto, fissata al 31 marzo 2019, è poi slittata al 31 dicembre. «Bisogna avere l'onestà intellettuale e politica di riconoscere - afferma - che il Patto per la Salute è uno strumento anacronistico per varie ragioni. Innanzitutto, l'arco temporale di riferimento (3 anni) è troppo breve; in secondo luogo, la sua durata reale è sempre inferiore a quanto programmato e l'obiettivo di rinnovarlo ogni tre anni viene spesso disatteso per la scadenza dei mandati elettorali; infine, non essendo di fatto sottoposto ad alcun monitoraggio, finisce per avere un impatto sull'organizzazione dei servizi sanitari sostanzialmente nullo sulla salute delle persone, perché la maggior parte delle misure concordate rimangono inattuate».

Lo scontro con il Mef e tra le Regioni
L’analisi della Fondazione dimostra che Governo e Regioni hanno bruciato finora quasi 11 mesi. Per questo, continua il presidente, occorre siglare al più presto e senza ulteriori indugi il Patto, ma anche modificare l'orizzonte temporale del Patto per la Salute 2019-2021 in 2020-2022, allineandolo a quello della legge di Bilancio 2020, al fine di assegnare anche le risorse per il 2022. «I fatti documentano senza appello – spiega il Presidente – che il Patto per la Salute non è che un terreno di acceso scontro politico, non solo per la storica difficoltà di sintonizzare le priorità di Governo e Regioni, ma soprattutto per l’impossibilità di allineare sulla salute delle persone gli interessi divergenti e conflittuali delle varie Regioni. Infatti, gli orientamenti partitici, le istanze di regionalismo differenziato, l’incolmabile gap Nord-Sud e la variabile penetrazione del privato accreditato rendono impossibili accordi unanimi, facendo largo a compromessi e mediazioni». Infine, secondo Cartabellotta «l’occhio vigile del Mef vuole evitare che alcuni accordi mettano a rischio l'equilibrio finanziario delle Regioni».

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