TORNA IL DIBATTITO

Il drone per Soleimani partito da Sigonella? Difesa e Farnesina negano ma si riaccende la polemica sulle basi Usa in Italia

Secondo un tam-tam diffuso in rete ma smentito dalla Difesa, sarebbe partito dalla base siciliana di Sigonella il drone che ha colpito il convoglio di auto su cui viaggiava Soleimani. Gli Usa hanno preallertato le proprie truppe di stanza a Vicenza

di Andrea Carli


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Un caccia F35 italiano in volo sopra l'Islanda nell’ambito di una operazione Nato (foto Ansa)

4' di lettura

L’intervento Usa contro il comandante delle brigate al Qods del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica Qassem Soleimani riaccende il dibattito sulle basi Nato in Italia, a cominciare da Vicenza e Sigonella.

Un tam-tam nato nei social network - la tesi viene riportata anche da alcuni organi di informazione - accende la polemica: il drone che ha colpito il convoglio di auto su cui viaggiava Soleimani sarebbe partito proprio dalla base siciliana. Il ministero della Difesa e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio smentiscono.

Difesa: nessun drone da Sigonella per blitz Soleimani
«In merito alle notizie apparse su alcuni organi di informazione relative all’ipotesi di partenza di droni dalla base aerea di Sigonella per l’operazione che ha portato all’uccisione del generale iraniano Soleimani, la Difesa - si legge in una nota del dicastero - smentisce categoricamente anche alla luce delle ottime relazioni e contatti con la controparte militare americana presente sul territorio italiano».

Lo stop di Di Maio
«Da qualche giorno - interviene il titolare della Farnesina Di Maio in un post su Fb - leggo false notizie sul fatto che il drone statunitense che ha colpito Soleimani in Iraq, sia partito dalle basi Nato italiane. È assolutamente falso». Il ministro degli Esteri sottolinea che «in queste ore insieme al Ministero della Difesa siamo al lavoro per garantire la sicurezza dei nostri soldati e scongiurare una ulteriore escalation, senza clamori, senza slogan e senza iniziative improvvisate».

Dibattito sull’uso delle basi ricorrente
A riaccendere la polemica sulle basi è anche la decisione degli Stati Uniti di preallertare le proprie truppe di stanza a “Camp Ederle”, a Vicenza. Nel timore di rappresaglie, questi militari potrebbero essere dispiegati in Libano a difesa dell’ambasciata Usa a Beirut. È dunque tornato d’attualità il confronto tra chi sostiene la necessità di ospitare basi con militari Usa in territorio italiano e chi le considera una violazione della sovranità. Non è la prima volta che accade. Senza andare tanto indietro nel tempo, il tema era stato affrontato in occasione della crisi siriana, e ancor prima i raid statunitensi contro le postazioni dell’Isis (Daesh) in Libia, e ancora indietro le operazioni in Bosnia, Serbia e Kosovo. Il problema dell’uso delle basi militari in territorio italiano è annoso, mai del tutto risolto.

Cosa prevede il Trattato istitutivo dell’Alleanza Atlantica
Secondo il Trattato istitutivo della Nato (articolo 9), spetta al Consiglio dell’Atlantico del Nord il compito di esaminare le questioni che riguardano il funzionamento del Trattato, ma per la dislocazione dei comandi alleati e delle infrastrutture serve un accordo con lo stato membro ospitante. L’articolo 3 impegna le parti a sviluppare le loro capacità di difesa, individualmente e congiuntamente, e a prestarsi reciproca assistenza per sviluppare le loro capacità di legittima difesa individuale e collettiva.

L’accordo del 1954 e quello del 1995
Il trattato che disciplina lo status delle basi americane in Italia è quello sottoscritto il 20 ottobre del 1954 da Usa e Italia (Accordo bilaterale sulle infrastrutture (Bia) o anche detto “accordo ombrello”. L’accordo individua il tetto massimo delle forze Usa che possono stazionare in Italia. C’è poi un’altra intesa, lo “Shell Agreement”, del febbraio 1995 che regola la presenza dei contingenti militari in Italia e l’uso delle basi: è il Memorandum tra il ministero della Difesa italiano e il dipartimento della Difesa Usa. Questo secondo accordo riguarda le installazioni o le infrastrutture concesse in uso alle forze statunitensi in Italia.

La crisi di Sigonella nell’ottobre 1985
L'utilizzo delle basi è dunque regolato da accordi bilaterali con gli Usa che possono utilizzarle anche in caso di conflitto previa autorizzazione del governo italiano. Ma sull’uso dello spazio aereo italiano il dibattito è aperto. Quando si parla di Sigonella, torna alla memoria lo scontro diplomatico tra Italia e Usa dell’ottobre 1985, dopo il dirottamento dell’aereo egiziano che trasportava in Tunisia i dirottatori dell’Achille Lauro. L’Italia in quell’occasione ha negato l’assenso e impedito il trasferimento dei terroristi su un aereo della Delta Force per il successivo avvio negli Stati Uniti.

Il pressing sul governo affinché neghi l’uso di Sigonella
Ora, dopo l’operazione a Baghdad, il dibattito sulle basi si riaccende. Luca Cangemi della segreteria nazionale del Partito comunista italiano (Pci) ha denunciato il «silenzio» attorno al presunto coinvolgimento della Naval Air Station siciliana nell’omicidio di Soleimani. Il governo italiano «neghi l’uso di Sigonella e altre basi in Italia», ha scritto in un tweet Stefano Fassina (LeU). Una richiesta al premier Giuseppe Conte e al ministro della Difesa Lorenzo Guerini di chiarire «immediatamente il ruolo» della base di Sigonella è giunta dal coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli.

A Vicenza la sede dell’United States Army Africa
Camp Ederle, a Vicenza, è la sede della 173/ma Brigata Aerotrasportata e dell’United States Army Africa (Usaraf). Quanto invece a Sigonella, è la principale base per le operazioni americane nel Mediterraneo: sono ospitati, tra l’altro, i droni MQ-9 “Reaper” come quello usato per uccidere Soleimani, ma anche aerei senza pilota tipo Hale (High Altitude Long Endurance) e Male (Medium Altitude Long Endurance), Global Hawk per la sorveglianza strategica ad alta quota, aerorifornitori e velivoli da trasporto. Ancora sul territorio italiano è la base di Aviano (Friuli Venezia Giulia), dove sono di stanza caccia F-16 e sono stoccate le bombe nucleari B-61; la Naval Support Activity di Napoli, sede della Sesta Flotta dell’Us Navy; la base di Camp Darby (Pisa), una delle più importanti basi logistiche delle Forze armate americane fuori dagli Usa e ospita milioni di munizioni e bombe/ordigni di vario tipo.

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