rete di politici e professionisti

Scoperta una loggia massonica segreta a Castelvetrano, 27 arresti

di Nicola Barone


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(Adobe Stock)

2' di lettura

Manette contro una loggia massonica segreta a Castelvetrano, il paese natale del boss latitante Matteo Messina Denaro. Coordinati dalla Procura, i carabinieri hanno eseguito 27 arresti per reati contro la Pa, l'amministrazione della giustizia nonché per associazione a delinquere segreta. Altre dieci persone sono invece indagate a piede libero. Coinvolti anche esponenti politici come l'ex deputato regionale di Forza Italia Giovanni Lo Sciuto, l'ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante e l'ex deputato regionale azzurro Francesco Cascio.

La superloggia segreta (l'operazione è stata chiamata in codice "Artemisia") era formata da massoni, politici e professionisti. L'obiettivo sarebbe stato quello di orientare le scelte del Comune, nomine e finanziamenti a livello regionale e anche di ottenere notizie riservate sulle indagini in corso della magistratura. Gli investigatori avrebbero scoperto anche un vasto sistema corruttivo negli enti locali, come il comune di Castelvetrano e l'Inps di Trapani.

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Le 27 persone arrestate dai carabinieri nell'ambito dell'operazione "Artemisia" su una loggia segreta a Castelvetrano, su ordine del Gip di Trapani, devono rispondere, a vario titolo, di corruzione, concussione, traffico di influenze illecite, peculato, truffa aggravata, falsità materiale, falsità ideologica, rivelazione ed utilizzazione del segreto d'ufficio, favoreggiamento personale, abuso d'ufficio ed associazione a delinquere segreta finalizzata ad interferire con la pubblica amministrazione (violazione della cosiddetta legge Anselmi). Per gli stessi reati sono stati notificati anche 5 obblighi di dimora e una misura interdittiva della sospensione dall'esercizio del pubblico ufficio, nonché notificate altre 4 informazioni di garanzia.

Le indagini dei carabinieri, coordinati dalla Procura di Trapani, avviate nel 2015, ruotano attorno alla figura di Giovanni Lo Sciuto, ex deputato regionale fino al 2017, a carico del quale sono emersi gravi indizi in ordine alla commissione di numerosi reati contro la Pubblica amministrazione con l'obiettivo di ampliare la sua base elettorale e il suo potere politico. Le indagini hanno permesso di accertare che Lo Sciuto avrebbe creato uno accordo corruttivo con Rosario Orlando, già responsabile del centro medico legale dell' Inps, poi collaboratore esterno dello steso ente quale «medico rappresentante di categoria in seno alle commissioni invalidità civili». Lo Sciuto avrebbe ottenuto da Orlando la concessione di numerose pensioni di invalidità per i suoi elettori, anche in assenza dei presupposti previsti dalla legge. Il medico dell'Inps sarebbe stato corrotto attraverso regali ed altre utilità, e anche attraverso l'intercessione con l'ex rettore Roberto Lagalla, oggi assessore regionale all'Istruzione e destinatario di un'informazione di garanzia, per l'aggiudicazione di una borsa di studio a favore della figlia presso l'università di Palermo.

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